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31 ottobre 2019

Buongiorno, ho un bambino di 7 anni giocarellone ..solitamente non ha problemi di inserirsi in un gruppo anzi... adesso sta facendo calcio per sua scelta ...va volentieri agli allenamenti (non e' portato..si diverte a correre e stare in compagnia ) ma non vuol fare le partite...sostiene di non essere pronto....come devo comportarmi ,,per adesso lo sto assecondando non lo mando..e' l'attegiamento migliore? Grazie


Gentile utente,

la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Credo che il suo comportamento di assecondare la necessità del bambino nel prendersi del tempo per sperimentarsi in una cosa nuova per lui probabilmente un po’ faticosa da sostenere, sia costruttivo in un’ottica di rispetto dei suoi tempi e delle sue esigenze.

Ritengo altrettanto importante accompagnare tale comportamento da un sostegno verbale ed emotivo attraverso il quale far capire al bambino che ha le potenzialità per sperimentarsi in questa nuova avventura, e che potrà farlo non appena si sentirà pronto. Questo tipo di sostegno e rassicurazione aiuterà il bambino a riconoscere i propri punti di forza e ad aumentare la propria autoefficacia, consolidando la consapevolezza di una base sicura alla quale rivolgersi in caso di necessità. Questo processo gli consentirà di modificare la percezione di sé e di adattarsi all’ambiente esterno in maniera sempre più efficace. Sarà un processo graduale che richiederà del tempo, tutto quello necessario al bambino per riconoscere le proprie potenzialità e per sperimentarsi attraverso di esse. Allo stesso tempo sarebbe opportuno aprire uno spazio di confronto e chiedere al bambino il perché non si senta pronto, rassicurandolo sul fatto che a volte le cose nuove possono spaventare e che questo succede a tutti. Tale sostegno lo aiuterà a sentirsi compreso ed accolto rispetto alle proprie esigenze, fornendogli strumenti nuovi attraverso i quali poter gestire e metabolizzare emozioni e vissuti.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini

 

24 ottobre 2019

Buonasera, sono una ragazza di 20 anni e all'età di 8 mia madre faceva la badante per una coppia di anziani sposati. Quando lei si è rotta il femore, i miei genitori hanno deciso di comune accordo di prenderli entrambi a vivere in casa nostra e per me sono diventati come dei nonni! Purtroppo lei è stata molto sfortunata, in quanto oltre all'Alzheimer le è stato diagnosticato un tumore maligno ormai già in metastasi e le restavano pochi anni di vita; ci siamo presi cura di lei in ogni modo, cercando di regalarle bei momenti e farle vivere quegli anni in serenità in un clima di amore e dopo soli 2 anni ci ha lasciato. Ricordo che quel giorno io rimasi a casa da scuola, era come se mi sentissi che qualcosa non andava.. e dopo poco lei è deceduta tra le mie braccia. 

Quella stessa sera, prima di andare a dormire, le diedi un ultimo bacio durante la veglia notturna e al mio risveglio l'indomani, ricordavo di aver fatto solo un sogno talmente reale che per me quasi non era un vero sogno frutto della mia immaginazione: vidi lei che sulla sedia a rotelle si fermo in mezzo al corridoio della casa, mi guardò e senza dire nulla mi sorrise, per poi proseguire fino alla stanza in cui si è tenuta la veglia. La cosa che mi fa riflettere è che mi è capitato lo stesso con una delle mie due vecchie cagnoline, che avevamo dovuto liberare in campagna dal momento che nessuno voleva farsi carico di loro e noi dovevamo trasferirci dalla Sardegna al Trentino. 

Dopo 7 lunghi anni di sofferenza in cui mi sono sempre domandata che fine avessero fatto, se qualcuno si è preso cura di loro o se hanno sofferto, un giorno, casualmente, sognai una di loro. Mi corse incontro e, come se comunicassimo telepaticamente, mi disse che anche l'altra mia cagnolina stava bene, ma non era ancora il suo momento. Sono sbiancata quando, dopo aver guardato tra le immagini del mio vecchio nintendo ds, trovai una sua foto scattata alle ore 12:12... Beh, questo sogno l'ho fatto il giorno 12 di aprile.. Non so se è il mio subconscio a farmi credere ciò solo per trovare una giustificazione, ma io credo che quelli non siano stati dei sogni, non credo che fossero frutto della mia fantasia e comandabili a mio piacimento, perchè pur volendo, non sono mai più riuscita a sognare nè le mie cagnoline, nè la signora. Credo che fossero dei messaggi trasmessi dalle persone che mi vogliono bene

 

Gentile lettrice,

la ringrazio per aver scelto il nostro spazio per esporre le sue domande.

Ho letto con molta attenzione la sua lettera e ho sentito dolore, tristezza per i lutti che l'hanno colpita, emozioni che sono comprensibili e legate alla circostanza.

Emozioni  le parlano dell'elaborazione del lutto, quel processo necessario, che si deve affrontare per rimarginare le ferite create dalla perdita e per integrarla e accettarla nella propria vita. I sogni che racconta stanno richiamando la sua attenzione su questi lutti, in particolare su quello della signora che considerava sua nonna. Lei ha perso la nonna anni fa, una figura cara e significativa e questa purtroppo è una dolorosa realtà.

La morte è un evento che spiazza, che fa soffrire, a qualunque età o per qualunque ragione capiti. Il dolore è cosi forte e scioccante. Dopo la disperazione, c'è una fase naturale del processo di elaborazione del lutto che è caratterizzata da confusione, quasi non si crede sia successo, si può addirittura negare la realtà. Questa confusione e' difensiva e serve. Pian piano, prendendo consapevolezza di quanto e' accaduto, lascia spazio alla depressione... Lo stare a contatto con le emozioni di questa fase permette di integrare la realtà della perdita e accettandola si riesce a superare il processo e riprendere in mano la propria vita. Il processo di elaborazione è soggettivo, nei tempi e nei modi, non c'è un modo giusto o sbagliato per vivere il dolore...quello che è necessario però è viverlo, farlo uscire fuori e condividerlo.

Mi chiedo e le chiedo come ha vissuto il lutto. Era molto piccola, tra l'altro, e molto legata a questa signora, come penso tutta la sua famiglia, c'è stato lo spazio e per condividere il dolore? C'era qualcuno che l'ascoltava, la sosteneva?

 Questi sogni, le stanno comunicando che quella morte non è stata ben elaborata. Quali emozioni ha attivato? Quali emozioni prova in questi sogni? Vanno ascoltate, perché le permettono di sbloccare il processo di elaborazione del lutto e di conoscersi meglio, di dare un senso diverso alla sua esperienza.

Un elemento che ricorre nei suoi racconti è il prendersi cura (della "nonna", dei cani), come vive questa esperienza? Che vissuti (ricordi ed emozioni) attiva il prendersi cura di qualcuno?

Non è un percorso facile, molti lo evitano, i suoi sogni, il suo “subconscio” come dice lei, sono un tentativo di far emergere alla consapevolezza l’esperienza del lutto. Provi ad ascoltarsi, si fermi su quei sogni, da li può iniziare un percorso per l'elaborazione e per accedere a nuove parti di sé.

La invito a scrivermi se vuole affrontare in questo spazio questi primi interrogativi, sarò ben felice di risponderle.

La saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo


 14 ottobre 2019

Salve...sono una mamma in cerca di un consiglio...ho un bimbo di 6 anni...che ha paura ad affrontare situazioni nuove..quest’anno aveva iniziato il calcio...ma alla prima partita tra amichetti…si è rifiutato di andare...paura, insicurezza...paura di non riuscire...di non essere capace??? Da mamma mi sono fatta mille domande...ora stessa situazione...ho provato a farmi dire cosa gli piacerebbe provare...perché sono dell’idea che lo sport vada fatto e faccia bene...avevamo deciso quindi per il nuoto...al primo incontro...nulla...pianti urla che aveva paura...che non voleva ecc...quindi niente...da mamma ho provato a spiegare che le situazioni nuove possono spaventare...dicendogli che magari poi si sarebbe divertito...che i maestri sono li per insegnargli...che ce l’avrebbe fatta etc etc...insomma ho provato in tutti i modi a capirlo...e spronarlo...ma niente. Ora non so cosa fare...non so se insistere con qualche altro sport sia la soluzione...se invece dare uno stop per vedere se non insistendo magari cambia qualcosa....accetto consigli insomma. Grazie


Gentile,

come ha giustamente detto Lei, le situazioni nuove possono spaventare, ed i bambini è giusto che vengano sostenuti e spronato ad affrontare situazioni poco conosciute ed imparare a mettersi in gioco. Leggendo le Sue parole mi sono posta qualche domanda: è la prima volta che Suo figlio reagisce così ad una situazione nuova? Potrebbe esserci stato un evento precedente che ha portato in lui questa “resistenza”? Ha provato a parlare della situazione con il papà? Magari “tra maschietti” riescono a creare quel “legame” che spinge verso un’attività sportiva. Ed inoltre, ha chiesto a Suo foglio quali sono i motivi per cui non vuole proseguire con queste esperienze?

Credo che sia giusto “non voler insistere”, ma piuttosto “accompagnare” verso un’attività che può essere molto “nutriente” sotto diversi punti di vista.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.

 


09 ottobre 2019



buon giorno . da circa un mese non sono piu in grado di camminare all'esterno,senza timori,ansia,paura irrigidamento delle gambe ,di non riuscire a giungere a destinazione,rasento il lato sinistro delle strade,viali ,e se mi sposto sul lato dx ,mi sembra di star poco bene, Purtroppo parto gia prevenuta controllando ogni mia sensazione ecc.e dire che ogni mattina camminavo almeno x 5 km ,vorrei scrollarmi dj dosso questo macigno ma non so come fare,mi impongo di camminare,di uscire,mi metto sempre alla prova non sono triste od altro.Grazie mille,attendo un vs. cortese consiglio g e  

Gentile lettrice,

La ringrazio per aver scelto la nostra rubrica. Ho letto con attenzione la sua richiesta di aiuto e comprendo la sua preoccupazione.

Prima di tutto le chiedo se abbia anche altri sintomi di carattere organico, oltre a quelli descritti e se abbia modificato qualche abitudine (es dieta, sport, sonno ecc) e se infine abbia fatto degli accertamenti medici. Questo perché, pur se è molto chiara nel descrivere stati che rientrano nell'area psichica, è necessario dare un quadro ampio ed escludere cause organiche.

Escludiamo solo al momento eventuali cause medico-organiche e veniamo agli stati d'ansia, a questa impossibilità di camminare, un'attività che faceva con serenità fino ad un mese fa,  questi stati le stanno comunicando qualcosa. Sono emozioni, che le stanno dicendo che non è che improvvisamente sia pericoloso camminare, ma stanno segnalando che la fonte del disagio è altrove. Le chiedo allora, cosa sia successo in questi ultimi mesi? Cambiamenti significativi, o traumatici? Perdite? Eventi che l'hanno colpita, e che hanno attivato emozioni che non sono state riconosciute ed elaborate...e che quindi hanno trovato la strada dell'ansia bloccando la sua vita.

E' una strategia per proteggersi da vissuti più difficili da accettare. È come se queste le dicessero di fermarsi.

Allora provi a fermarsi, accetti queste emozioni, fanno parte di lei. Le dia un senso inserendole  nel suo momento di vita (il cosa è successo detto sopra). Provi cosi ad ascoltarle, sicuramente rimanderanno ad altro e la paura di camminare perderà sempre più importanza.

In questo processo si attiveranno emozioni che dovrà riconoscere ed integrare nella sua esperienza, dando loro un nome e un senso, e potrebbe richiedere un aiuto professionale se il dialogo interiore non bastasse; può anche riscrivermi se vuole. È un percorso anche doloroso a volte, ma sicuramente la farà accedere ad altre parti di sé e trovare una nuova organizzazione emotiva e quindi anche nuove strategie.

Come detto non esiti a scrivere di nuovo per iniziare le prime riflessioni insieme.

La saluto calorosamente,

Dr Dileo Marzia

30 SETTEMBRE 2019


Buongiorno, sono la mamma di A. (8 anni) un bambino pieno di vita, socievole e giocherellone. Questa estate è stato in campeggio con la squadra di calcio, i bambini più grandi durante la notte si sono mascherati e sono entrati nella tenda dei piccoli spaventandoli..... dal giorno Andrea non va più nemmeno in bagno se non è accompagnato, non vuole stare solo in una stanza, durante la notte dorme nella sua cameretta tranquillo, quando cammina si guarda sempre alle spella, la mia sensazione è che più che paura di qualcosa la sua sia paura di essere spaventato, ma alcune volte credo che stia ingigantendo la cosa. Come possiamo aiutarlo? Tra pochi giorni riprenderà la scuola mi chiedo come possa fare ad andare in bagno da solo...

Grazie

Gentile utente,

la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Leggendo la sua email ho percepito una certa preoccupazione che credo sia opportuno contenere e supportare.

I bambini percepiscono la paura come un’emozione forte, che impatta in maniera significativa sul proprio equilibrio sociale ed emotivo. Il primo consiglio che mi sento di darle è di aprire con lui uno spazio comunicativo rispetto all’evento in questione, riformulando l’accaduto e contenendo le emozioni del bambino. Sarebbe importante, infatti, spiegare al bambino che è normale spaventarsi di fronte a certe cose, e che sarebbe successo anche ad altri. Allo stesso tempo però è necessario sostenere le potenzialità del bambino nel riuscire a far fronte a questo piccolo ostacolo emotivo, offrendo lui la possibilità di sperimentarsi in protezione nelle situazioni che lo spaventano. Lo si può ad esempio spronare ad andare in bagno da solo ribadendo sia la vostra vicinanza affettiva e fisica, sia le sue capacità di adattamento e resilence individuale.

All’inizio sarà per lui difficile, ma piano piano percependo la propria autoefficacia e scoprendo di potercela fare contenendo paura e resistenza, riuscirà ad affrontare tale ostacolo, dando ad esso un nuovo significato.  Questo processo di cambiamento ed adattamento lo renderà maggiormente consapevole di sé stesso e delle proprie emozioni, permettendogli di adattarsi alla realtà esterna in maniera efficace e consapevole.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini



Buongiorno,
Mi chiamo F. , ho 26 anni e frequento l'ultimo anno di università. Sono uno studente fuori sede ma in questi anni, non sono riuscito ad integrarmi con gli altri studenti.
Non ho amici particolari se non qualcuno che incrocio e con cui parlo ma sempre per motivi legati alle lezioni o gli esami. Non sono mai stato molto espansivo , anche alle superiori era piuttosto defilato però avevo qualche amico con cui andavo a giocare a pallone o fare qualche uscita la sera. Pensavo fosse legato alla scuola, al fatto che avessi compagni particolari, la città ecc... invece vedo che anche qui le cose non sono molto cambiate. Sto per finire l'università e mi chiedo se al lavoro non sarà la stessa cosa, e se questo non mi potrà mettere in difficoltà con la vita. Ovviamente penso di sì, ma non saprei come fare per migliorarmi. ho provato a fare anche dei corsi e dell'autoformazione, ma non è servito a molto. Potete darmi dei consigli ? Grazie  

Buona sera, grazie per averci scritto. Più che dei consigli, sulla base di quanto Lei scrive nella lettera, le proporrei delle domande con l'intento di aiutarla a riflettere sulla situazione attuale.

Mi sembra di capire che Lei si sente poco integrato nel gruppo dei pari e questo lo riferisce sia alla fase attuale di vita universitaria sia alla fase precedente di scuole superiori. All'epoca percepiva questo suo aspetto in modo simile a come lo percepisce ora? E se pensa a quando era più piccolo, per esempio alla scuola dell'infanzia e primaria, riconosce delle differenze?

Rispetto alla parola "amico" Lei che significato attribuisce? Cosa si aspetta da una persona che le è amica? E le caratteristiche che attribuisce all'amico le riconosce in qualche misura anche in lei? Che tipo di amico ritiene di essere? e che tipo di amico vorrebbe essere?

Vede, ci sono molte domande che si riferiscono a caratteristiche della sua persona, sicuramente in parte "ereditate" ed in parte sviluppate nel corso della vita, su cui varrebbe la pena soffermarsi. Trovo ammirevole che Lei abbia cercato risposte autonomamente facendo dei corsi. E forse si è però accorto che essi non le sono bastati a trovare le risposte che cerca. Crede le sarebbe più utile appoggiarsi ad un professionista con il quale riprendere in mano questi aspetti e i temi, che ha portato anche in questa lettera, per dar loro senso e ordine? Lei sembra avere buone risorse per farlo, forse ne varrebbe davvero la pena.

Saluti.

Dott.ssa Giovanna Stecca

19 SETTEMBRE 2019


Buonasera, questa estate mi sono accorta d'essere strana. Mi chiamo M. ed ho 35 anni. Ho incontrato un ragazzo molto carino, a modo, gentile…insomma aveva tutto in regola, ma quasi subito ci siamo trovati a litigare. Lui me lo ha fatto notare, ed io gli ho detto che è strano visto che di solito il primo periodo è sempre quello più bello. Lui ha detto che è vero e che non gli era mai capitato e che comunque gli piacevo in tutti i sensi, solo che non capiva perché lo provocassi sempre. Io non me ne accorgevo, ma dopo che me lo ha fatto notare in effetti mi sono resa conto che sono una che chiede molto in termini di attenzioni e voglio sempre avere ragione. Non riesco a gioire dei regali per esempio che mi faceva o delle gite che organizzava. Lui ci rimaneva male e mi ha detto che non si sentiva corrisposto. In realtà è il mio modo di fare. Però se guardo le altre relazioni sono cose che mi hanno accusato anche gli altri ragazzi. Pensate che sia un mio modo sbagliato di vivere le relazioni? Succede solo a me? Cosa posso fare per cambiare questo mio modo? Grazie.

 Gentile M.

non ci sono modi “giusti” o “sbagliati” di stare nelle relazioni, ma modalità più o meno funzionali alla buona riuscita di un rapporto. Da quello che scrive mi sembra di capire come questa estate abbia notato di avere dei comportamenti all’interno delle Sue relazioni che non le piace: “chiede molto in termini di attenzioni, vuole sempre avere ragione, non riesce a gioire di regali o gite organizzate”. Tali comportamenti, inoltre, erano presenti anche nelle precedenti esperienze.

A diverse persone capita di avere delle “modalità” che, sul lungo tempo, non trova più “utili”, ed a questo punto la domanda diventa appunto: “come posso cambiare ciò che non mi piace?”.

Da quello che scrive mi arriva già una buona base di auto consapevolezza – non è scontato risalire a quelle condotte che non ci piacciono, anche relazionate ad esperienze passate. Al momento quello che può fare è sfruttare questa risorsa, e quando le capita di reagire così, provare ad interrogarsi su cosa può averle “dato fastidio” o cosa potrebbe averla portata ad una tale risposta.

Per un cambiamento più radicale, mi chiedo se non abbia preso in considerazione un breve periodo di consulenza psicologica, in modo da comprendere ulteriormente le dinamiche più profonde di ciò che accade, in modo da dare una nuova chiave di lettura e ricercare nuove possibilità di risposta.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.


22 LUGLIO 2019

Salve,
 sono una ragazza di 19 anni che non riesce molto a socializzare con i suoi compagni di classe. Sono un po' timida, ma il problema è che non so mai cosa dire quando parlo con gli altri. Avete qualche consiglio da darmi? Purtroppo sono sempre stata cosi e vorrei tirarmi un po' fuori. Grazie


Gentile lettrice,
la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica.
Lei si definisce "timida" per le difficoltà che incontra nel rapporto con gli altri e senza altre informazioni, le chiedo prima di tutto che significa essere timida per lei?
La timidezza è un insieme di emozioni, atteggiamenti che si manifesta con l'essere introversi, silenziosi, imbarazzati, ecc quando si entra in relazione o addirittura si pensa di entrare in relazione con l'altro. Le persone timide ritengono complicate, a volte anche spaventose le interazioni.
La timidezza non è un tratto statico della nostra personalità, può essere gestita e modulata.
Le ho chiesto per questo cosa significa essere timida per lei, per ESPLORARE questa emozione, per OSSERVARLA e PARLARCI. Sono timida perché "non mi sento adeguata", "non mi piaccio", " non piaccio", ecc.
In questo modo potrà iniziare a prendere le distanze da questo vissuto, accedendo anche altri aspetti e vissuti che danno un senso più ampio alla sua personalità.
Lei non è solo timida, non è il tratto fisico, o la caratteristica di sé che non accetta. Lei è una persona che avrà, come tutte, risorse e limiti. Concentrandosi solo su un aspetto da un'importanza eccessiva a questo e non fa emergere nel rapporto con gli altri anche altre parti di se. Gentile lettrice,
la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica.
Lei si definisce "timida" per le difficoltà che incontra nel rapporto con gli altri e senza altre informazioni, le chiedo prima di tutto che significa essere timida per lei?
La timidezza è un insieme di emozioni, atteggiamenti che si manifesta con l'essere introversi, silenziosi, imbarazzati, ecc quando si entra in relazione o addirittura si pensa di entrare in relazione con l'altro. Le persone timide ritengono complicate, a volte anche spaventose le interazioni.
La timidezza non è un tratto statico della nostra personalità, può essere gestita e modulata.
Le ho chiesto per questo cosa significa essere timida per lei, per ESPLORARE questa emozione, per OSSERVARLA e PARLARCI. Sono timida perché "non mi sento adeguata", "non mi piaccio", " non piaccio", ecc.
In questo modo potrà iniziare a prendere le distanze da questo vissuto, accedendo anche altri aspetti e vissuti che danno il senso più ampio della sua personalità.
Lei non è solo timida, non è il tratto fisico, o la caratteristica di se che non accetta. Lei è una persona che avrà, come tutte, risorse e limiti. Concentrandosi solo su un aspetto da un'importanza eccessiva a questo e non fa emergere nel rapporto con gli altri anche altre parti di se. Gli altri si fanno di noi l'immagine che noi rimandiamo loro, inoltre attribuiscono alle cose un significato diverso dal nostro e magari adorano quella parte di noi che noi non accettiamo.
Ascolti questa timidezza, la accetti perché la rimanda a vissuti più profondi che parlano di lei e della sua storia e che potrà integrare in una immagine diversa di lei.
Se vuole può approfondire questo argomento di cui ho scritto degli articoli e non esiti a scriverci se vuole iniziare una prima riflessione su questi spunti.
La saluto calorosamente.
dr Dileo Marzia

18 LUGLIO 2019

Buon giorno.

So già che il modellismo è una cosa che i bambini l'apprendono in automatico, esempio: nel caso un fumatore papà che fuma davanti al figlio non può dire soltanto figlio Non fumare che questo ti fa male perché lui ha visto crescendo e da ragazzo fumerá.

Mi incuriosisce se questo modellismo da loro pressi per sbaglio, ancorato nel suo inconscio nel periodo dalla nascita ai 7 anni non con la sigaretta pero con l'alcool e adesso da 1 anno sto io sistemando tutto cambiando, crescendo interiormente, la mia paura é che loro hanno già modellato questa cosa passata di me e adesso in 1 anno o prima che diventino adulti non credo che loro capiscono il mio piccolo cambiamento (per me è un GROSSO), la cosa che voglio sapere é Come togliere questo MODELLISMO a loro? hanno 11 e 9 anni adesso, uno più grande 14 (prima relazione vive poco cn noi pero anche lui mi ha visto) ripeto da un anno sto cercando di fare un grosso cambiamento È possibile?? C'è una possibilità? Come mi devo comportare per far capire loro che l'alcol è una cosa che non si fa ed é dannosa...

 

Buon giorno.

Grazie per la sua lettera. La preoccupazione per i suoi figli è comprensibile perché in passato sono stati esposti a situazioni in cui hanno visto il loro papà, un adulto, comportarsi da genitore poco responsabile. Di sicuro il suo problema di alcolismo è stato frutto di un disagio profondo e lei dimostra di tenerci davvero molto ai suoi figli. Come comportarsi per far capire loro che l'alcol può diventare un problema quando se ne abusa? Credo che i suoi figli siano in una età in cui di queste cose se ne può parlare piuttosto apertamente, anche loro forse avranno delle domande da farle. Penso possa esprimere loro quello che sente dentro di lei: l'impegno per cambiare, la preoccupazione per i ragazzi, il desiderio che le cose vadano bene. Lo strumento più efficace per trasmettere insegnare qualcosa ai figli è l'esempio: se riuscirà a mantenere i suo impegno e a mettere in pratica ciò che si prefigge i suoi figli lo vedranno.

Spero di esserle stata utile. Non esiti a ricontattarci se avesse ancora bisogno.

Saluti.

 

Dr.ssa Giovanna Stecca

26 GIUGNO 2019 


Salve dottori,
                    devo affrontare dei test per l'accesso all'università. Purtroppo sono una persona che si agita molto e sebben manchi un mese dalla selezione inizio già a sentire l'agitazione. Mi viene dissenteria, fiato corto e faccio fatica a concentrarmi. Penso si ansia, ma non so come fare per combatterla. Avete qualche consiglio? Grazie

 

Gent.le utente,

Grazie per averci scritto.Essere agitati prima di una prova così importante è più che naturale,ma deve comprendere che se eccessiva può portare problemi allo svolgimento della stessa.Si preoccupi di riposare,fare attività fisica e seguire un'alimentazione adeguata. Deve riuscire a combinare lo studio con attività rilassanti e rigeneranti,oltre che riposare e studiare col giusto e proporzionato impegno.

Grazie

Dr Cristian Caruso

 


25 GIUGNO 2019 


Salve sono un papà di un ragazzino di 11 anni.

Il ragazzino ha poca autostima è un po' timido e insicuro di se stesso. Tutto questo da un anno circa, che consigli mi date?

 

RISPOSTA

Gentile,

la prima domanda che mi verrebbe da porLe è: “è accaduto qualcosa di specifico un anno fa? Un evento che, in qualche modo, potrebbe aver particolarmente toccato dal punto di vista emotivo Suo figlio”?

Le informazioni che riporta non permettono di formulare un pensiero ad ampio respiro. La invito però a riflettere se possa esserci stato, nella Vostra vota familiare, un cambiamento che potrebbe aver influenzato in tal senso. Inoltre mi chiedo, ha provato a confrontarsi con Suo figlio rispetto a questo? Ha avuto modo di parlare, ad esempio, con le insegnanti?

Potrebbe trattarsi di un “mutamento fisiologico” legato all’età, ma si affidi alla reta sociale che vi circonda per promuovere un dialogo ed avere nuovi spunti.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.


19 GIUGNO 2019 


Salve ho 40 anni e tre anni fa sono stata lasciata da mio marito. Come nei film è praticamente sparito. Dalla sera alla mattina è uscito di casa e con un sms mi ha detto che non voleva più stare con me, che avrebbe disdetto il contratto con Sky che era a suo nome, che mi lasciava la TV nuova da 55 pollici e che non pretendeva niente. Beh, abitava a casa mia vorrei ben vedere. A parte questa brutta storia che ormai ho superato, ho incontrato un uomo stupendo un anno fa, solo che è sposato. Facciamo l'amore in modo egregio e quando stiamo insieme mi sento di nuovo felice ed appagata. Io sento che lo voglio per me, ma lui fa resistenze. Solite scuse dei figli piccoli, moglie debole che muore senza di lui. Lui dice che mi ama, che vuole stare con ma non riesce a mollare la famiglia. Anche io sento che lui vuole stare con me e che staremmo insieme per sempre. E' un uomo fragile per certi versi, timido, introverso ed io sento che ha bisogno di una donna forte come me vicino che lo aiuti ad essere più fermo e deciso nelle decisioni e a viversi la nostra vita. Mi cerca e fa un sacco di pensierini carini e regali. Ha lasciato a casa mia un accappatoio suo per quando fa la doccia. Dice però in continuazione che non riesce perchè non ha la forza di staccare tutto. Mi domando se sia giusto agire un po' di polso e fare cose che lo possano sbloccare come per esempio mandargli sms nel cuore della notte mentre è con la moglie, oppure mandargli lettere, oppure altre cose così. Voi che ne pensate? Come potrei aiutarlo altrimenti?
Grazie


Buon giorno,

dalla sua lettera si comprende quanto sia coinvolta nella relazione con questo nuovo compagno. Rispetto alla sua domanda "se sia giusto agire un po' di polso e fare cose che lo possano sbloccare come mandargli sms nel cuore della notte mentre è con la moglie o mandargli lettere", credo sia opportuno prima riflettere bene su quale sia realmente l'obiettivo. Una relazione di amore è fondata sulla fiducia e sulla reciprocità cioè sulla libertà e il rispetto reciproco. Un amore non è Amore se è a senso unico. Credo quindi che se il suo uomo non riesce in questo momento a "staccare tutto", forzare la mano non sia utile alla crescita del vostro rapporto. Vedrei più funzionale trovare uno spazio di dialogo sincero fra voi due in cui esprimere le aspettative che entrambi avete sulla vostra relazione per provare a capire se esiste un progetto comune che insieme possiate portare avanti.
Spero di esserle stata utile e se così non fosse non esiti a contattare nuovamente la rubrica.
Saluti.

Dr.ssa Giovanna Stecca


5 GIUGNO 2019

 Sono una donna di 45 anni separata da due. Purtroppo nel matrimonio non ho avuto figli. Ora vorrei trovare di nuovo un compagno e mi sto guardando in giro. purtroppo incontro sempre uomini bagliati perchè o hanno già figli, oppure sono non si volgiono impegnare oppure non hanno il mio modo di pensare. Mi sto chiudendo in me stessa. Mi rendo conto che questo mondo è davvero difficile soprattutto da sole. Infatti, essendo anche piacente, mi trovo spesso a dover rinunciare a fare delle cose per paura di conseguenze pericolose come uomini che possano approfittare di me. Purtroppo amiche ne ho ma quasi tutte sposate, così non sempre mi va di uscire con loro perchè parlano tutte di figli, famiglia… insomma sto uscendo sempre meno. mi accorgo di star stringendo il cerchio intorno a me ma non so come fare in alternativa. avete dei suggerimenti, idee? Grazie  
 
 

Gentile lettrice,

grazie per aver scelto la nostra rubrica per condividere ed esprimere i suoi vissuti.

La situazione che sta vivendo e che comprendo accumuna molte altre persone. La solitudine, la difficoltà nei rapporti sociali sono tematiche e problematiche dei nostri giorni. La diffusione delle chat e dei siti di incontri ne sono una testimonianza; permettono facilmente gli incontri che sembrano più difficile con i ritmi frenetici e spesso alienanti delle nostre vite. Non voglio rimandare il messaggio che mal comune è mezzo gaudio, ma invitarla prima di tutto, ad allargare e contestualizzare la visione del suo disagio, in modo da non pensare che sia lei il problema, che lei non sia più interessante ecc.

Conoscersi, frequentarsi sembra molto più difficile,  come ha notato anche lei servono forse delle alternative a quello che già si fa.

Da quello che racconta mi sembra che lei abbia una motivazione e delle idee ben definite (formarsi una famiglia) e inizierei a fermarmi su queste. Ha mai provato ad interrogare questo suo desiderio? Cosa vuol dire avere una famiglia, dei figli? Con chi? Come vorrebbe fosse il suo compagno e il padre dei suoi figli? Non credo tutti gli uomini potranno esserlo. Non ha raccontato molto dei suoi incontri e mi chiedo e le chiedo quanto sia presente questa aspettativa? Se questa è troppo rigida ed invasiva potrebbe essere proiettata su qualunque uomo incontra. In questo modo rischierebbe di vedere una realtà mistificata, non permetterebbe all’altro di esprimersi e potrebbe correre il rischio che l’altro fugga.

Il suo desiderio è sano, legittimo, ma se diventa troppo rigido compromette un incontro che pur se non evolverà in una storia d’amore, potrebbe essere un’amicizia o comunque un legame che potrà dare stimoli nuovi a lei e alla sua vita. Mi sento di dirle di tenere presente questa sua aspettativa ma di abbandonarla nel momento dell’incontro e della conoscenza.  E’  come un aprirsi all’altro, ascoltarlo e accoglierlo, sentire le emozioni e le sensazioni che si attivano…Viversi la storia le direbbero le amiche.

Prendere consapevolezza di queste emozioni, le permetterà di scegliere e valutare se quello è davvero l’uomo che fa per lei. Abbandonare le aspettative le consente anche di vivere più serenamente gli incontri senza rincorrere ossessivamente l’uomo della sua vita, una corsa che potrebbe alimentare vissuti di delusione e frustrazione che  minano il suo umore e alimentano anche la voglia di chiudersi…Non si chiuda invece, anche una serata con le amiche sposate può far bene.

Spero di esserle stata d’aiuto e non esiti a scrivere di nuovo se lo ritiene necessario, sarò ben felice di risponderle.

La saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo


Gentili psicologi, intanto grazie per il servizio che fate, perché penso sia davvero molto utile.
Sono un ragazzo di 27 anni che ha perso il papà a 10 perché mia madre decise di spararsi perché non lo amava più e alla faccia di tutte le storie: "non è colpa mia, saremo sempre i tuoi genitori ecc.." il risultato è che lui si è risposato con una di 10 anni più giovane e ha fatto un bel figlio maschio, lei pure facendo una bella femminuccia che voleva tanto. Il problema qual è? In questi dieci anni mi hanno sempre dato quello che volevo tipo: andare alle giostre, in vacanza, vestiti firmati, ma...ho fatto tutto con un patrigno e sorellastra che in fondo in fondo mi sentono come corpo estraneo di una famiglia, di fatto, che sono loro: sorellastra, mamma e il tipo. Mio padre manda l'assegno mensile, pacchetti a Natale e compleanno, qualche telefonata e ti fa sempre sentire in dovere di chiedergli come cazzo sta suo figlio che a me, sinceramente, non frega un cazzo. Anche qui sono il figlio perduto in mezzo ad una famiglia, di fatto, che non è la mia. Chi è rimasto fregato dalla separazione? Chi la paga? Ho tutto? Sì, grazie però mi sento sempre arrabbiato. Mi sento che non posso fidarmi di nessuno e di essere solo al mondo. Bah, io me ne fregherei anche però il problema è che anche con l'ultima ragazza non è andata proprio bene. Il problema? A dire di tutte e 5 le tipe che ho avuto è che sono bello, bravo e buono, solo che non mi riesco a fidare di nessuno e non condivido mai davvero quello di cui ho bisogno. Bah, io me ne voglio fregare e farmi la mia vita. Sono stato male per molti anni, dalla separazione in poi direi, ora sono stufo poi per una situazione che non posso cambiare, però non so come si fa. Avete idee? Grazie-

 

Gentile,

dalle Sue parole arriva la rabbia di cui parla. Vivere la separazione dei genitori non è mai semplice, e anche ricollocarsi all’interno di un nuovo nucleo familiare – come quello creato dai Sui genitori, non è semplice. A volte si pensa che i bisogni “materiali” – quali andare alle giostre o il regalo per Natale/compleanno – possano essere “sufficienti”, ma non sempre è così.

Da ciò che scrive sembrerebbe avere dei “sospesi” rispetto a ciò che è accaduto, che non Le permettono – e cito - di “fidarsi di nessuno e non condividere mai davvero quello di cui ha bisogno”.

Vista la Sua età e il desiderio di riuscire a vivere in modo differente le relazioni, un percorso di tipo psicologico potrebbe aiutarla ed elaborare quelle parti che sono ancora “ingombranti” e trovare nuove strategie per potersi aprire alle persone che Le stanno accanto.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, 

Dott.ssa Sara Marinelli.


Salve, ho combinato un disastro con le mie stesse mani!
Sono stata un anno e mezzo con un uomo solitario per scelta visto che con la sua ex per sei anni era stato ferito da schifosi tradimenti !
La prima vera crisi c’è stata dopo quasi un anno per via dell invadente ex , in quel mese convinta di nn avere più un futuro con lui sono stata con un altro !
Alla fine il mio compagno ha capito di avermi mancato di rispetto e nn poco , ed è tornato !
Rendendosi conto di quanto L ex fosse stata una manipolatrice , chiude ed abbiamo passato 6 mesi fantastici!
Nn è stato facile per me dimenticare e perdonare tutto ma L amavo e siamo tornati più innamorati di prima !
Un mese fa lei lo chiama si vedono ad una Manifestazione , quando arrivo anch’io lui mi chiede di accomodarmi al tavolo ed io la mando via !
La sera sopraffatti dall alcol nn riusciamo a chiarire e io in un momento di rabbia , perché lo ammetto volevo ferirlo come lui aveva fatto con me ...gli dico che L ho tradito e che forse a lui piaceva così ( visto che la sua ex L ha fatto x 6 anni!)
Un disastro
Ora a distanza di un mese ammetto le mie colpe ma lui dice che dopo le prime settimane di rabbia e dolore ora nn prova più nulla ....e preferisce stare da solo
Possibile ...?
So che nn sta bene, dovevamo andare in ferie , già prenotate , nn so più che pensare ...
Si è creato uno scudo ed io ora sono qua che spero che prima o poi crolli ....
Possibile tutto questo !
Sto impazzendo
Grazie M 

Gent.ma utente,

Grazie per averci scritto.

Posso immaginare la situazione di dolore e stress emotivo che sta vivendo,ma per quanto difficile deve aspettare e lasciare spazio al suo compagno. Ognuno ha i suoi propri tempi di elaborazione e purtroppo forzarli non porta effetti positivi.

Torni a scriverci

Grazie

Dott. C.Caruso

 


14 MAGGIO 2019



Salve, sono una donna di 41 anni. Mi sono separata dal mio ultimo compagno ormai due anni fa. Dopo un anno ho ricominciato a guardarmi in giro, ma non riesco più a trovare persone che mi possano andare bene. Mi chiedo il motivo. Lasciando da parte l'attrazione fisica, mi sembra che in giro ci siano uomini superficiali oppure disinteressati veramente a relazioni serie. Problematici perché feriti o abbandonati proprio a causa di queste loro parti irrisolte. Io sono ancora carina e so cosa non voglio, per cui non ho intenzione di mettermi con una persona di cui vedo già i difetti e le incompatibilità. Certo che delle volte mi pesa essere sola come sotto le feste o la domenica in cui mi trovo magari con mia madre o le mie sorelle che invece hanno famiglia. Ho provato on line ma trovo gente francamente "strana" e spesso volgare. Avete qualche suggerimento? Io sto bene anche da sola, ma a me sembra normale che in due sia più bella e facile la vita anche per aspetti banali come andare al cinema o a cena. Sono andata da sola, ma a cena da sola è proprio da miseri, credetemi. Se c'è un motivo come può essere pausa pranzo di lavoro o perchè si vuole un attimo per sè, altrimenti è davvero triste senza contare che arrivano tutti a disturbare spesso in modo improprio. Se avete consiglio o punti di vista vi sarò molto grata. Grazie dell'attenzione e dell'aiuto. L.  


Gentile L.,

trovare una persona interessante con cui intraprendere una relazione di tipo romantico non risulta semplice oggigiorno.

Nelle Sue parole ritrovo le difficoltà di molte - e cito: “mi sembra che in giro ci siano uomini superficiali oppure disinteressati veramente a relazioni serie. Problematici perché feriti o abbandonati proprio a causa di queste loro parti irrisolte”. Nel momento storico che ci troviamo a vivere, tale condizione è comune. Altrettanto lo è anche darsi la possibilità di qualche conoscenza online. La ricerca di un partner, però, può richiedere tempo e, anche, fatica e qualche delusione.

La capacità di saper stare anche da soli, come riporta, è un’ottima qualità che può sostenerla in questa ricerca, ad esempio facendo sì che si senta di poter scegliere chi frequentare.

Poiché, come Lei stessa dice, “sono ancora carina e so cosa non voglio”, mi chiedo se non abbia pensato alla possibilità di incontrare persone nuove magari dedicandosi ad una passione che le piacerebbe coltivare, come il ballo, o la fotografia o la cucina. Le possibilità di incontro così aumenterebbero, permettendole anche di incontrare qualcuno con cui ha già qualche cosa in comune.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente,

dott.ssa Sara Marinelli


17 APRILE 2019

Gentili dottori,
                      ho un problema di ansia che mi genera insonnia e continui pensieri. Sono andato dal mio medico e dice che secondo lui è un problema di ansia e che mi dovrei rivolgere da uno psicologo. Il problema è insorto da quando, per motivi organizzativi, l'azienda della mia compagna l'ha spostata a lavorare in un paese vicino a Pisa, dove abitiamo. Io sono sempre stato un uomo mediamente geloso e in otto anni che stiamo insieme non ne ho mai sofferto fino ad averne fastidi. Ora invece continuo a pensare che potrebbe conoscere qualcun altro e stancarsi dei continui viaggi. Penso allora che ci lasceremo e vedo la mia vita malissimo. Io ho 47 anni e lei 39, lei poi è invecchiata molto meglio di me in questi anni perchè spesso le riconoscono 32-33 anni mentre a me ne danno qualcuno di più. Come posso fare per tranquillizzarmi? Voi cosa ne pensate? Si può fare qualcosa? Se andassi da uno psicologo che mi dice?
Grazie molte.
M.G.
 

Gent.le utente,

Grazie per averci scritto.Da ciò che riferisce,il suo stato di preoccupazione riguarda non solo il rapporto con sua moglie ma in generale della sua situazione psicofisica,probabilmente riconosce di essersi trascurato ed avverte meno sicurezze nel rapporto di coppia.

Le consiglio sicuramente un percorso dj sostegno psicologico,che potrà farle solo bene, aiutandola a comprendere i motivi di tali insicurezze e gelosie.

Grazie

Dr.Cristian Caruso



28 MARZO 2019

Buonasera,
 vi scrivo perché ho una domanda da farvi. Ho una sorella che è alla seconda separazione e sempre con uomini tutti uguali: violenti, cattivi che la sfruttano. So che gli psicologi dicono esserci delle cose per cui noi ricerchiamo sempre le stesse persone e che alcuni dicono essere la ricerca della figura del padre in questo caso, ma è possibile? Solo questo? Poi noi non abbiamo avuto un padre violento. Forse non il miglior padre del mondo però neppure che ci picchiasse oltre misura insomma come era normale quarant'anni fa.
Grazie per la riposta

Gentile lettrice,

la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica per esprimere le sue domande.

Mi rendo conto che sia molto preoccupata per sua sorella e  la prima cosa che vorrei dirle per aiutarla è di starle vicino. Ha bisogno in questa fase di una figura che dia calore, comprensione e sostegno.

Le domande che si pone lei potrebbero essere degli spunti di riflessione interessanti per sua sorella, ma in un momento in cui si sentirà pronta e se ne sentirà la necessità.

Sento, però che per lei sono importanti questi quesiti e provo a risponderle. Quesiti che rimandano a due distinte tematiche: la formazione della coppia e la violenza domestica.

La scelta del partner non è casuale ed è un’esperienza complessa che non si può comprendere solo con una somiglianza col genitore. Si sceglie, senza averne piena consapevolezza, un partner che riteniamo possa compensare delle vecchie ferite e/o soddisfare bisogni e aspettative che risalgono alla storia familiare e quindi anche al rapporto con il genitore di sesso opposto, il padre nel vostro caso. Pensiamo quindi che lui/lei sarà quello che non è stato/a il mio genitore, che mi darà quello che ho sempre cercato. Nel rapporto con i nostri genitori abbiamo costruito gran parte della nostra immagine di noi stessi, abbiamo appreso e messo in atto dei ruoli e delle funzioni, come ad esempio l’essere donna o l’essere uomo.

 Non è ancora tutto, la famiglia è un sistema aperto, assorbe stimoli dall’esterno, vi circolano valori, miti. Nella relazione familiare si vivono delle emozioni e alcune di queste non riusciamo ad elaborarle, accettarle e motivano comportamenti, scelte aspettative che mettiamo in atto nelle relazioni future.

 Ovviamente questo non significa che se una storia va male è colpa dei nostri genitori ma che vanno considerati diversi fattori, tra cui soprattutto il nostro ruolo nella dinamica di relazione.

Sua sorella ha scelto certe tipologie di uomini seguendo alcune sue aspettative, bisogni motivati da emozioni che risalgono anche  al rapporto in famiglia. Purtroppo la sua storia di coppia è segnata non solo dalla separazione (che può essere a volte l’evoluzione più funzionale della crisi di coppia), ma è segnata dalla violenza di genere e questa è un problema sociale e culturale. Non si spiega con l’eventuale fragilità di una donna o con esperienze genitoriali traumatiche, nella violenza di genere possono incorrere tutte le donne perché si fonda sul pregiudizio di genere (Donna intesa come possesso, come oggetto, come subalterna). E’ possibile che sua sorella abbia un tipo di personalità che la esponga maggiormente a delle situazioni in cui venga ne sottomessa o squalificata, ma questo non giustifica o spiega i comportamenti violenti del partner. Non esiste un rapporto di causa effetto per cui è la donna più fragile e tormentata quella che sarà maltrattta.

Fatta questa premessa sulla violenza di genere, anche questa situazione potrà essere per sua sorella una base per alcune riflessioni su se’ stessa, sempre che lo voglia. Riflessioni su cosa cerca nella relazione, cosa la fa sentire legata ad un uomo e perché. Domande che susciteranno emozioni vecchie e nuove che potrà ridefinire in modo diverso e che sarebbe meglio affrontasse con l’aiuto di un professionista esperto.

Le stia vicino senza giudicare o interpretare, potrà esserle di valido aiuto per questo eventuale lavoro futuro.

La saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo.


25 MARZO 2019    

Sono una ragazza di 21 anni che ha dei problemi con il suo ragazzo perchè lui vuole andare in Erasmus e da quando me lo ha detto io ho un tremendo mal di pancia e fatico a dormire. Il medico mi ha detto che potrebbe essere collegato al fatto che senso che il mio fidanzato si allontana, ma che al giorno d'oggi bisogna metterlo in conto e quindi devo affrontare questa paura. Pensate che possa avere ragione il mio medico? Cosa posso fare?
Grazie
N.

Gentile N. da ciò che scrive si potrebbe pensare in effetti che questi possano essere dei sintomi con cui il suo corpo (la pancia) ma anche la sua mente (l'abbandonarsi al sonno) esprimono la sofferenza per ciò che l'annuncio di questa partenza rappresenta per lei. Cosa pensa del fatto che il suo fidanzato vuole partire? Come ha sentito questa decisione? Più come un abbandono o più come una opportunità di sperimentarsi?

Ha potuto condividere queste cose che le stanno capitando con lui? E lui come pensa di gestire l'eventuale lontananza? Magari parlandone potreste confrontarvi sui rispettivi timori e trovare degli elementi in comune su cui farvi forza per sostenere il periodo in cui, forse, sarete distanti. Penso anche che se lei dovesse sentire questa situazione difficilmente tollerabile, allora potrebbe rivolgersi ad un professionista.

 dr.ssa Giovanna Stecca


21 MARZO 2019


Sono una ragazza di 20 anni di Milano e vorrei chiedervi un consiglio. Ho molti problemi nel socializzare con le persone: quando mi parlano non riesco a parlare, quando mi si avvicina un ragazzo arrossisco. So di sentirmi sempre in difetto e che questo mi genera ansia, ma come possso fare perchè non accada? Ho provato ad andare da un coach ma non mi sono trovata assolutamente bene. Voi avete qualche consiglio che potreste darmi? Perchè mi viene questa ansia? Perchè non riesco ad essere me stessa? Con mia madre, parenti non mi capita, sono "normale".
Grazie per l'aiuto che potrete darmi.
F.

 

Gent.le utente,

Grazie per averci contattato.Comprendo che l'estrema timidezza che lei mi riferisce,sia diventato un problema.Che si sia trovata poco accolta da un coach non esclude che possa contattare uno psicoterapeuta per lavorare su questa difficoltà. Spesso comunque si trova difficoltà a relazionarsi anche in contesti non appropiati per noi stessi,vedrà che con le persone giuste si sentirà a suo agio.Scopra nuovi interessi o passioni,frequenti nuovi ambienti,nuovi stimoli non potranno che farle bene.

Torni a scriverci

Dott.Cristian Caruso

 


26 FEBBRAIO 2019


Buonasera,

vi scrivo perché ho da poco finito di leggere il libro “Mi aggiorno o mi adatto? Vivere felici è un gioco, basta conoscere le regole” che mi hanno regalato per Natale. Leggerlo mi ha aiutata a capire alcune cose di me e a gettare una nuova luce su altre così, cercando delle risposte in più, ho contattato il dr. Unterrichter, ma essendo di Siena, non mi è possibile né andare da lui in studio nè ad uno dei servizi A TU PER TU perché troppo lontani. Al telefono abbiamo parlato e lui è stato molto gentile, mi ha aiutata a dipanare alcune incertezze, ma poi non me la sono sentita di approfittare troppo. Parlando mi ha detto anche dell'associazione e del sito così eccomi qui.  Leggendo il libro sono riuscita a capire che ci sono delle parti di me che mi appartengono e non voglio cambiare, come dice il dr. Unterrichter le persone vanno bene come sono solo che tutti noi possiamo trovare il modo migliore e più utile di funzionare facendo piccoli o grandi aggiustamenti via via nella vita che continua a cambiare. Ho altre parti invece che appartengono più alla mia educazione e mondo che mi circonda che mi fanno soffrire ma non so come rinunciarvi. Ad esempio mi sono accorta che ho dei modi di fare che danno fastidio come per esempio quello di interrompere le persone e così ho visto essere tipica di mia mamma, provo a controllarmi e devo dire che ora ci riesco abbastanza. Per quanto riguarda poi la registrazione dell'emotività la trovo invece più complicata perché spesso non riesco a comprendere e capire cosa intendano gli altri se non sono espliciti. Mi capita di fraintendere anche le cose semplici come un'attenzione per me può diventare una richiesta. Come posso fare? Per quanto riguarda i miei bisogni grazie al libro sono riuscita a vedere che ho un forte bisogno di libertà e di fare le cose che mi piacciono in questo momento della mia vita (25 anni) tuttavia non so come realizzarlo in modo utile. Ho pochi amici, poche occasioni di uscire, persone che comunque non mi stimolano. Capisco il limite di una e-mail ma spero possiate aiutarmi. Grazie.

 

Gentile,

dalla Sua email emergono diversi temi ed argomenti, tutti pertinenti all’età di 25 anni. Vorrei così procedere con ordine.

Come prima cosa, da ciò che scrive emerge come, grazie ad una nuova presa di consapevolezza, si sia resa conto come vi siano alcune parti di sé legate alla Sua educazione ed ambiente circostante che non le piacciono (come, ad esempio, interrompere le persone quando parlano come fa Sua mamma). Queste nuove consapevolezze arrivano nel momento in cui iniziamo a distaccarci dalla nostra famiglia di origine per “andare nel mondo” come adulti indipendenti. Questa crescita implica decidere cosa tenere con noi del “bagaglio” datoci dalla nostra famiglia, e cosa, invece, “lasciare andare”. Se vi è un atteggiamento che non mi “piace”, farci attenzione e trovare un modo per me nuovo di comportarmi in quella stessa situazione può far si che comici un cambiamento in tal senso.

Riguardo alla fatica di capire gli altri quando “non sono espliciti”, mi chiedo se non abbia preso in considerazione la possibilità di verificare la Sua convinzione, ad esempio chiedendo se ciò che ha compreso è corretto.

In chiusura scrive di avere poche occasioni di uscire ed avere vicino persone che non la stimolano. Anche rispetto a questo, parta da ciò che Le piace e provi ad orientarsi verso qualche elemento di novità che sente stimolante!

A 25 anni, d’altronde, inizia un ulteriore percorso di evoluzione, in cui concretamente ci si domanda che tipo di adulto si vorrebbe essere. È rispetto a questo che, credo, dovrebbe orientare la Sua attenzione.

È indubbiamente una “sfida” importante quella che sembra voler intraprendere, e proprio per questo Le domando se non possa considerare di iniziare a farlo intraprendendo anche un breve percorso di sostegno psicologico, anche al fine di capire verso dove “orientarsi” e poi proseguire.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.


18 FEBBRAIO 2019 

Buongiorno,

                  sono preoccupato perchè sabato scorso mi sono trovato in una situazione difficile. Ho 22 anni e sabato sera sono uscito con un gruppo di amici. Ad un certo unto mi è caduta una tristezza pesante. Poi ho sentito come se le parole degli altri fossero amplificate e non riuscivo più a pensare cose per rispondere agli amici. Così piano piano mi sono isolato. Mi dispiaceva non essere dentro il gruppo, ma non riuscivo. Poi è venuto un mio amico a richiamarmi nel gruppo, ma non ce la facevo, Mi ha chiesto cosa avessi e gli ho risposto: "Niente" in realtà non so cosa mi fosse successo. Sono uno un po' riservato ma una cosa così non mi era mai successa. Non ho preso niente: droghe, alcol, niente. Sapreste dirmi cosa mi è successo? pensate possa risuccedermi? Sto impazzendo? Grazie

Buon giorno,

dalla sua breve descrizione di ciò che le è accaduto mi sembra di capire che è la prima volta che si trova ad affrontare un episodio come quello che le è capitato quel sabato sera. Molteplici potrebbero essere le spiegazioni. Già il fatto che lei riferisce di non aver assunto sostanze psicoattive può escludere l'effetto di tali sostanze. Per esaminare le altre possibili cause le suggerirei di parlarne innanzitutto con il suo medico che potrebbe, qualora lo ritenga opportuno, prescriverle degli esami obiettivi. Comprendo che si senta spaventato da ciò che le è accaduto, proprio per questo inizierei a cercarne una spiegazione a partire da ciò che riguarda il funzionamento del suo organismo. Il suo medico, che ha sicuramente informazioni più approfondite sulla sua storia sanitaria, potrebbe rilevare familiarità o predisposizione allo sviluppo di qualche disturbo. O indirizzarla ad un percorso di approfondimento e cura.

Cerchi di non pensare troppo a ipotesi spaventose su questo episodio e si confidi magari con un familiare o un amico con cui ha un buon rapporto. Il sostegno di altre persone sicuramente aiuta quando ci si sente spaventati.

Spero che tutto per lei proceda al meglio.

Saluti.



30 GENNAIO 2019

Gentili psicologi, vi scrivo perché questo Natale è stato il secondo che ho passato da single. Ho trentotto anni e dopo una convivenza di dieci mi sono lasciata con il mio fidanzato perché lui non voleva figli a causa del lavoro incerto di entrambi e del fatto che non avremmo potuto contare sull'aiuto dei nonni. Infatti i miei genitori sono separati ed entrambi hanno la propria vita con compagni e altri figli piccoli tra l'altro e lui è senza mamma e con il papà molto malato. Mentre l'altro Natale lo trascorsi quasi senza accorgermene, la separazione era forse fresca, questo l'ho passato con amici. Mi sono rattristata un po' non perché fossi l'unica single, anzi, ma perché mi sentivo un pesce fuori d'acqua. Eravamo tre single sulla quarantina e due coppie. Le altre single sentivo che si organizzano in viaggi, uscite goliardiche e vita leggere prendendo il lavoro come un mezzo necessario per sopravvivere e finanziare la vita "leggera" e di figli neanche parlarne. Un po' vorrei essere come loro e cioè "leggera" però questo mi ha smosso qualcosa dentro. Io vorrei una famiglia "normale" ma in questi due anni sono uscita con qualche ragazzo più giovane e mi sembra di capire che quella generazione voglia solo divertirsi, quelli sopra i quarant'anni invece o sono impegnati/sposati con figli oppure sono "strani". Sono confusa e sono anche amareggiata, ma non so come potrei risolvere questa situazione che mi fa sentire indifferente di fronte agli uomini che incontro e molto sola.

Grazie per il servizio gratuito.

Grazie.

 


Gentile,

di certo ha preso una scelta allo stesso tempo coraggiosa e dolorosa: decidere di chiudere una relazione dopo dieci anni perché ci si accorge di non desiderare le stesse cose non è né semplice né scontato.

È altresì fisiologico, dopo un cambiamento come questo, sentirsi, come dice Lei, “un pesce fuor d’acqua” e anche confusi. È necessario darsi il giusto tempo per orientarsi nuovamente nella propria vita, e decidere verso quale direzione muoversi – che sia iniziando una nuova relazione con l’obiettivo di costruire una famiglia insieme o dare spazio ad altre attività quali viaggi o uscite goliardiche.

Mi chiedo se non abbia preso in considerazione l’idea di intraprendere un percorso psicologico, anche di breve durata, per cercare di fare chiarezza rispetto a quello che si trova a vivere un questo delicato momento. Uno sguardo esterno, infatti, può dare quel sostegno necessario a trovare una nuova direzione verso cui concentrarsi.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, 

Dott.ssa Sara Marinelli.


22 GENNAIO 2019

Salve! 

Vi scrivo, per parlarvi di un mio problema. Quando sto con gli altri, mi sento molto impacciato e insicuro! Faccio un esempio per capirci: io frequento due gruppi-giovani. Però, nel gruppo, parlo solo se mi viene richiesta la mia opinione; altrimenti rimango in silenzio. Cioè, faccio davvero molta fatica, a instaurare un dialogo con i miei coetanei! ( faccio presente che ho trentun anni). Cosa mi consigliate di fare per migliorare questa situazione, che mi fa sentire solo e disadattato?

Vi ringrazio per la vostra disponibilità!

Cordiali saluti e buone feste! 

P.S. Desidero che, la risposta, venga pubblicata sul vostro sito! 

L.

 

Gent.le utente,

grazie per averci scritto. Lei riferisce di avere delle difficoltà di socializzazione, che le causano disagio. Provi ad esempio a prendere la parola, nonostante le difficoltà che prova, spesso iniziando a parlare con le persone, si scopre di avere passioni ed interessi in comune. Potrebbe anche provare a fare dello sport di squadra, che si rivela essere sempre un ottimo strumento per socializzare, o frequentare un corso che possa interessarle o anche del volontariato, secondo le sue attitudini e possibilità. Essere soli e sentirsi soli non devono coincidere; deve riflettere sulla qualità delle sue relazioni e non sulla quantità.

Porti avanti le sue passioni e i suoi interessi con spirito positivo e collaborativo.

Torni a scriverci.

Cordialmente

Dr C.Caruso


14 DICEMBRE 2018

Mi sono lasciato da poco con il mio fidanzato, ho 20 anni e lui 23. Quello che più mi rode, non è tanto d'averlo perso, quanto di non sentire dispiacere. Con lui ci sono rimasta un bel po' perchè sono stati quasi due anni e ci sono stata bene. Mi chiedo se sia normale. Le mie amiche mi dicono che o nero innamorata, può essere, ma a me pareva di sì. Mi chiedo se io sia normale. Ho letto i ngiro che c'è gente che non sa amare ed io non so se sono capace. Ho letto si tratti di persone che hanno avuto grosse delusioni nei rapporti con i genitori. Io ho la solita storia di tutti: genitori separati, matrigne, matrigni, fratellastri centra qualcosa? Io non voglio diventare come i miei però senz'anima nè cuore che si mettono con una come con l'altro fregandosene di ogni cosa. e poi ripeto, anche i miei amici sono quasi tutti messi così. allora anche gli altri non sanno amare? Non troverà nessuno da amare e da cui essere amata? Se c'è una risposta grazie.

M.

 

Gent.le utente,

grazie per averci scritto. Qualunque rapporto che finisca ci lascia sempre una ferita, che a volte sanguina meno, a volte maggiormente, ma non significa non ci abbia segnato. Poi, comprendere che ogni tipo di relazione può finire è comunque difficile da elaborare e necessita del tempo sufficiente. Lei riferisce dei suoi genitori e delle loro relazioni, ma deve comprendere che ciascuna persona è unica e irripetibile e lei vivrà la sua vita, facendo le dovute scelte, di cui accetterà le conseguenze, come chiunque. Si dia del tempo per elaborare la perdita affettiva che ha avuto e poi pian piano si riaffaccerà ai sentimenti e relazioni.

Torni a scriverci quando vuole.

Cordialmente

Dr Cristian Caruso

 

 

Salve, grazie per questo bel servizio intanto.
Sono una formatrice e da un paio di mesi ho avuto un contratto in un'azienda di formazione. Qui mi trovo a contatto quotidiano con colleghi quasi tutti maschi con cui non è facilissimo collaborare. Io vorrei riuscire a tenermi questo lavoro perchè mi pagano bene e potrebbe essere abbastanza sicuro. Il problema è che se mi relaziono con i colleghi con il sorriso mi sembra che loro intendano che "ci sto" , se sono seria sento che i rapporti si raffreddano. Non è facile. Vorrei sapere se avete delle idee per potermi integrare in questo gruppo di 4 persone. Siamo dai trenta ai cinquanta anni.
Grazie
   

Gentile lettrice, la ringrazio a nome di tutto lo staff per aver scelto il nostro spazio per esporci e condividere il suo disagio.

Comprendo perfettamente la sua difficoltà, non si sta bene quando non ci sono rapporti sereni e fluidi con i colleghi di lavoro, il disagio, la tensione se non gestiti rischiano di invadere il nostro stato d’animo e contaminare anche altri aspetti della nostra vita. Non ho elementi, in base a quello che scrive per affermare se questa è al momento la sua situazione, e fermiamoci quindi sul contesto lavorativo.

Mi colpisce la frase “se mi relaziono con i colleghi con il sorriso mi sembra che loro intendano che "ci sto", perché mi sono chiesta se ci sono stati episodi espliciti in tal senso con alcuni colleghi, o se invece questa frase si basa su altro. E’ vero che anche sul lavoro noi donne siamo vittime di discriminazioni e/o pregiudizi di genere, ma in base a quello che scrive sembra che stia parlando di un insieme di sensazioni e convinzioni che nascono anche in lei. Lei si sente un oggetto sessuale, e questa sensazione non è sbagliata, non la sta inventando, ma temo che sia questo l’unico modo in cui sta leggendo le dinamiche relazionali tra lei e i suoi colleghi…e da questa lettura esclusiva nasce la sua impasse. E’ come se anche lei si riconoscesse in questo pregiudizio, nell’immagine di donna oggetto solo perché è donna.

Sicuramente i suoi colleghi hanno con lei un atteggiamento che a volte può essere più affabile e accogliente (quando ad esempio lei sorride) e altre volte sono invece scostanti (quando lei è seria) ma non è detto che si comportino cosi solo perché lei è l’oggetto sessuale che si nega o si concede. Le ragioni alla base dei loro comportamenti possono essere svariate, ma lei ne vede solo una.

Le reazioni degli altri dipendono anche da come ci poniamo noi, ed è normale riscontrare calore e vicinanza se ci rivolgiamo agli altri con un sorriso, cosi come è normale che se la vedono “seria” siano più scostanti, magari pensano che abbia dei motivi suoi per essere più distante o riservata.

Lei riveste un ruolo, non è semplicemente una donna, ha una professionalità per cui è stata scelta, ha delle competenze, e se si vede solo come potenziale oggetto sessuale vittima del maschio, rischia lei per prima di smarrire il ruolo; ruolo che invece deve svolgere con competenza e rispetto e che deve essere rispettato dai colleghi a prescindere dal sesso di chi lo ricopre. Lei è li come formatrice, come donna e come persona, e come persona porta nel ruolo la sua esperienza, la sua storia di vita, che influenzano e definiscono il tipo di relazioni che ha con i colleghi.

Provi a fermarsi un po’ su questi aspetti per dare una visione diversa e più ampia a quanto le sta accadendo. Provi a domandarsi come vive lei il suo lavoro? Che significa per lei? Le emozioni che si attiveranno potranno aiutarla a dare un senso diverso alla situazione. Sarebbe interessante anche osservare se quello che racconta le sia capitato in altri contesti lavorativi o in altre relazioni con uomini (amici, partner), perché potrebbe cogliere dei segnali importanti sul suo modo di stare in relazione con gli uomini.

Mantenga comunque l’attenzione anche al contesto lavorativo, alla cultura del gruppo (come considerano le donne) per valutare meglio  eventuali segnali di discriminazione o pregiudizio di genere.

La saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo  


27 NOVEMBRE 2018

Sono un ragazzo di 27 anni e vorrei chiedervi un consiglio. Ho un fratellastro di 20 anni che mio padre ha avuto con una russa dopo essersi separato dalla mia. Sinceramente non è, come logico, una bella situazione anche se in giro dicono che bisogna essere felici e contenti di queste cose. Il problema che ho sempre visto mio padre comportarsi in modo diverso con questo fratellastro rispetto a me in qualche modo me lo sono messo via. Ultimamente ho una ragazza che mi ha fatto notare che sono aggressivo quando mi si dice qualcosa che non vorrei sentire o non si fa quello che vorrei anche nelle piccolezze tipo: scelta della pizzeria o ristorante, film da vedere… Parlando con lei una sera nel letto mi è successo che ricordassi di una volta in cui alle medie distrussi la mia camera ma proprio i mobili, rovesciai il letto ecc... ricordo mia mamma che fu così spaventata che mi portò da una psicologa che disse che forse ero geloso del mio fratellastro e che avrebbe dovuto starmi vicino, spiegarmi la situazione, dirmi che avere un fratello in più era un arricchimento… solite cose stupide. La mia domanda è: può in effetti centrare questa cosa? ma soprattutto se centra , cosa posso farci? Ne ho parlato davanti ad una birra con altri amici messi nella stessa situazione e tutti ci siamo detti che non possiamo farci niente e che ce la dobbiamo prendere nel … didietro e stop e ci siamo ubriacati. Però forse la mia ragazza ha ragione. Cosa posso farci? Grazie comunque per l'aiuto gratuito che offrite vi fa onore in un mondo dove tutti pensano solo al proprio tornaconto.

F


Gentile F., grazie per aver scelto il nostro spazio per esporre la tua situazione.

Da quello che racconta sento una situazione delicata, che è necessario iniziare ad affrontare e che riguarda la gestione della rabbia.

Prima di tutto , mi chiedo però quanto la infastidisca la rabbia che non riesce a gestire? Quanto la senta  come un problema? Sembra che lei abbia iniziato a rifletterci solo dopo che la sua ragazza glielo ha fatto notare; il problema di chi è? Suo o di lei? Questo quesito è importante da definire per lei e  per l’obiettivo che vuole raggiungere.

Tenendo conto di quello che scrive, ci sono degli aspetti di difficoltà di gestione della rabbia quando non si sente rispettato e questo è un aspetto della sua personalità che rimanda a qualcosa di più profondo e sono d’accordo con la sua ragazza è legato a tuo fratello, alla sua presenza nella sua vita.

Non è suo fratello il problema però, la gelosia che mostra,  la rabbia spropositata sono sintomatici di emozioni che non riescono a trovare altra modalità di espressione e che rimandano ad eventi della sua storia familiare, al rapporto con suo padre, alla separazione dei tuoi genitori…suo fratello e le cose su cui si scaglia diventano solo il capro espiatorio.

Emergono dalla lettera risentimento, rabbia e gelosia nei confronti di suo fratello, e queste sono le emozioni su cui la inviterei a fermarsi. Rabbia e gelosia le prova è vero, ma le ascolti,  ci parli (sono arrabbiato con chi? Perché?), le lasci fluire, verranno fuori sicuramente nuove emozioni, quelle che non e’ riuscito ad elaborare ed integrare….Si tratta in genere di vissuti dolorosi (delusione, dolore, perdita) e non sarà un percorso facile, ma è necessario per riuscire a comprendere meglio delle “parti” di se stessi e per integrarle. Un percorso che la porterà a dare un senso diverso alla sua storia e alle sue emozioni e la farà accedere a nuove risorse personali.

Per fare questo dovrebbe anche provare a guardare il problema da un altro punto di vista, appunto non è suo fratello, ma la storia familiare che forse non ha dato quello che si aspettava.

Questo lavoro con se stesso richiede che non agisca la sua rabbia ma che appunto la senta e potrebbe esserle necessario un aiuto esterno di uno specialista, se sente di non farcela da solo.

Spero di averle offerto degli spunti di riflessione e sarei disposta ad affrontarli con lei nel caso volesse scrivere di nuovo.

La saluto calorosamente.

Dr.ssa Marzia Dileo


21 NOVEMBRE 2018

Spett.li Dottori,
 buongiorno! Mi chiamo L ho 42 anni e sto vivendo un periodo non molto felice. Mi rendo conto che nella vita ci saranno prove più difficile ma al momento la situazione che sto subendo non mi fa stare bene. Io e la mia famiglia frequentavamo fino a qualche mese fa un gruppo di amici con i quali si condividevano momenti ed eventi insieme. Da quest'estate la situazione si è però modificata in quanto, ad una ragazza, con la quale spesso ci si frequentava più di altri, è stato riferito che io avrei parlato male di lei e della sua famiglia.

Per un certo periodo lei mi ha completamente ignorata per poi ricominciare a comportarsi come se niente fosse successo. Inizialmente non capivo la motivazione di questi cambiamenti fino a quando io non mi sono fatta avanti e fermandola le ho chiesto cosa fosse successo. Dal principio ha negato che qualcosa fosse accaduto per poi dirmi quello che le era stato riferito. Naturalmente le ho detto che non era vero, che spesso come famiglie abbiamo condiviso dei momenti e se avessi pensato questo di loro (considerazioni poco gradevoli sui suoi figli e su loro come genitori) non lo avrei mai fatto, oltretutto le nostre figlie sono molto amiche.

Mi ha detto che ne avremmo riparlato perchè importante un chiarimento ma lei non si è più fatta sentire con me, anzi credo abbia coinvolto anche le altre persone del gruppo ad evitarci o perlomeno ha spiegato loro la sua realtà. Comportamento, per altro già visto in passato con un altra famiglia in parte allontanata sempre a causa sua.
Ora io non riesco a far finta di nulla, e l'atteggiamento di questa persona lo ritengo ipocrita ma mi spiace per il gruppo perso, oltretutto non sono solo io a farne le spese ma anche la mia famiglia che viene, per riflesso comunque allontanata.

Ci sono stati dei momenti in cui ci siamo ritrovati ancora ma da parte mia non riesco a guardare gli altri nello stesso modo, non mi sento più a mio agio, vorrei evitarli tutti e lasciare solo che il tempo passi e mitighi le ferite. Vivo, però, con un grande senso di colpa e lo faccio solo per permettere alle mie figlie di frequentare i loro amici anche se in realtà i ragazzi hanno interessi diversi e solo mia figlia e la sua sono veramente legate. Premetto che comunque hanno modo di vedersi anche in altre realtà (scuola, attività sportive, oratorio) dove la presenza dei genitori non è prevista.
Pensavo che a questa età avrei avuto delle amicizie consolidate, in realtà mi rendo conto che non è così e mi sento sola, loro erano quelli con cui ci si frequentava più spesso anche se ora abbiamo riscoperto vecchie amicizie di gioventù..persone che non frequentavo perchè non parte del cerchio.
Vorrei chiedervi, io penso di aver fatto la mia parte cercando un confronto ora non tocca più a me...E' possibile che io e la mia famiglia possiamo trovare nuovamente un equilibrio senza questo gruppo? il senso di solitudine, vuoto, tristezza, il senso di colpa passerà con il tempo? E' giusto che le mie figlie trovino i loro amici in dimensioni diverse da noi adulti?

A volte penso di avere condizionato anche le loro scelte, magari se le lascio libere di frequentare i loro coetanei senza vincolarle con amicizie di famiglia ognuno di noi sarà in grado di trovare una propria dimensione e sarà più libero.
Mi trovo spesso a pensare che quanto accaduto potrebbe non essere solo un male. Magari mi farà scoprire nuove amicizie o semplicemente mi permetterà d'imparare a stare bene solo con me stessa e la mia famiglia condividendo con altre persone momenti di serenità senza vincoli o costrizioni. Secondo voi sarebbe possibile? Un' altra amica mi ha detto che le cose cambiano per esigenze personali, famigliari o per colpa d'altri, perchè i figli crescono ed hanno esigenze diverse...qualunque sia la ragione nulla resta mai uguale...ma è difficile l'accettazione!

Cortesemente potreste darmi un consiglio su come fare per affrontare questa situazione? Spero di essere riuscita al meglio a spiegare la situazione esprimendo il mio stato d'animo.
Grazie mille!
L

Gent.le Signora,
Grazie per averci scritto.
Per prima cosa un conflitto all'interno del gruppo è sempre motivo di disagio e malessere,ma è fondamentale cercare di risolverlo come lei ha cercato di fare,cercando il dialogo.
Sicuramente sia lei che la sua famiglia ritroverete equilibrio e serenità indipendentemente dal gruppo,ricordi che la fonte della nostra serenità ed equilibrio,risiede dentro noi stessi e non all'esterno.
Tuttavia,non è certo semplice stringere rapporti d'amicizia intimi e profondi,ma esiste tanta bella gente,bisogna solo aguzzare la vista.
Spero di esserle stato d'aiuto.
Torni a scriverci.

19 NOVEMBRE 2018


Sono un ragazzo di 30anni che si è da poco lasciato con la fidanzata. Sto molto male e vorrei chiedervi un consiglio. Dopo una convivenza di un anno con la mia ragazza che aveva otto anni più di me, ci siamo lasciati circa un anno fa. Da allora sono tornato a vivere con mia mamma e il suo amichetto (o compagno come lo volete chiamare). La vita certo non è migliorata, qui in casa di mia mamma sono un ospite (come lo sarebbe l'amichetto) ma non lavorando fisso come faccio a recuperare la mia indipendenza? Con la mia fidanzata ci siamo lasciati perchè lei voleva un figlio ed i mi sento troppo giovane, poi senza lavoro fisso chi lo mantiene? Ne ho parlato con mio padre e dice che lui aveva già due figli alla mia età bla bla bla. Differenza con me? Lui posto fisso statale e casa comprata dai miei nonni… Vabbeh… 


Il problema in realtà sta diventando anche che non mi fido delle mie ragazze perchè penso che sia difficile trovare oggi qualcuna che voglia davvero fare una famiglia e non separarsi dopo pochi anni. Mah. Avete qualche consiglio? Io di certo non posso stare a lungo qui con mia madre. Con mio padre non si può perchè s'è risposato con una dell'est più piccola di me di 5 anni e i figli di prima di lei e un figli che ha fatto con lei così lei è più sicura forse… Mah…
Ho visto che avete anche dei servizi a cui si può venire a parlare di persona, c'è anche a Parma, dove abito io. Come posso semmai prendere appuntamento, basta chiamare o mandare mail? Grazie molte
 

Buona sera e grazie per aver scritto.
Mi sembra di capire dalla sua lettera che forse la sua difficoltà sia da una parte trovare la persona con cui sentirsi in sincronia nel progettare a lungo termine e dall'altra affidarsi a questa persona dando fiducia al vostro legame. Pensa che questo possa in qualche modo avere un nesso con il modello di coppia che lei ha interiorizzato (i suoi genitori)? E in che misura/modo potrebbe influire sulla sua modalità di cercare e costruire un legame con un ragazza?
Penso che se,come ha scritto, ne parlerà con un professionista,questo potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che le sta accadendo.
Saluti.

Dott.ssa Giovanna Stecca

25 OTTOBRE 2018

Buonasera,

        sono un uomo di 45 anni che da un paio di mesi ha incontrato una donna più giovane di quindici anni. L'incontro è stato casuale, ma dirompente. Ho sentito nascere presto una passione per lei dirompente e ricambiata.  

Io sono sposato da vent'anni ed ho due figli adolescenti. Purtroppo sento mente e cuore che vanno in due direzioni diverse: la mente mi dice che dovrei rispettare i miei doveri di padre e marito, mentre il cuore no. Con questa richiesta vorrei capire cosa dovrei fare. So che si dovrebbero seguire le proprie inclinazioni, la vita è breve, va vissuta e tutto il resto però io sono figlio di separati e la mia vita è sempre stata difficile poi, so cosa c'è dopo la separazione e le pene, alla fine le scontano soprattutto i figli.

Sono andato su internet ed un po' di tempo fa ho trovato il libro "Mi aggiorno o mi adatto" e devo dire che mi ha aiutato a comprendere alcune cose circa il modo di vivere la vita ed anche le "casualità". Ho provato a fare da solo quella che nel libro viene chiamata dall'autore la Registrazione emozionale mi ha aiutato a non perdere la testa e vedere le cose in modo un po' più "utile" come si dice lì. Ecco, è l'utile che cerco: per me ed i miei figli. Non voglio distruggere tutto o che siano gli altri a pagare la mia felicità e sento che seguire solo i miei desideri sarebbe proprio così. Vorrei un punto di vista magari di chi è del mestiere. Mi chiedevo inoltre anche se ci fosse uno dei vostri servizi anche nel comune di Milano dove abito io.

 

Gent.le utente,

Grazie per averci scritto.

Ciò che dice è sicuramente vero, la vita è breve ed i sentimenti cambiano, ma avere una famiglia comporta anche avere delle responsabilità e dei doveri. Sicuramente Lei ha il diritto ad essere felice e vivere la sua vita, ma non si può avere tutto, questo vale per chiunque. Lei dovrebbe valutare i sentimenti che prova per questa ragazza e valutare il suo stato affettivo ed in seguito valutare il rapporto che ha con sua moglie e soprattutto se il vostro rapporto sia recuperabile o meno.

I figli soffrirebbero comunque se la vostra coppia continuasse ad avere dei problemi.
dr. Cristian Caruso


10 OTTOBRE 2018

Sono una ragazza di 31 anni. Non ho mai avuto un ragazzo fisso perché non riesco molto a fidarmi delle persone. Sono una delle tante figlie di separati di famiglie, come dite voi psicologi di famiglia allargata. Mah…così ho fratellastri e sorellastre con cui bah, non si capisce che rapporti avere senza parlare di matrigne e patrigni o che suona meglio: "compagni e compagne" mah. Comunque il fatto è che l’ultimo rapporto che ho avuto mi sembrava anche andasse bene, ma poi sarà l'età, si parlava di convivere, matrimonio ecc...ho iniziato allora a pensare all'esperienza non solo dei miei genitori e mia, ma anche di quasi tutti quelli che conosco in cui le separazioni oltre a portare miseria economica, hanno portato soprattutto molto male. 

Capisco però che gli anni passano, se non mi decido tra un po' anche con un figlio dovrò metterci una pietra sopra e comunque avrei anche voglia di fidarmi, ma come si fa? Avete qualche idea, suggerimento? Grazie.

 

Gentile,

le esperienze di vita che facciamo inevitabilmente vanno ad influire su quelli che saranno i nostri vissuti futuri. Se sono cresciuta in una “famiglia allargata” e ho provato cosa voglia dire essere figlia di separati, nel momento in cui a mia volta mi affaccio alla vita adulta ed alla possibilità di far maturare un rapporto, ciò che ho provato in passato riaffiora, farcendo emergere interrogativi importanti: “potrò fidarmi? Sarà diverso per me? Ci sono coppie che funzionano”?

Penso i Suoi dubbi siano tutti leciti ed inevitabili, e mi sembra di capire ci sia anche una difficoltà nel fidarsi ed affidarsi agli altri. Non avendo detto di più rispetto a questo, posso immaginare che anche questo si “leghi” a quella che è stata la Sua esperienza passata.

Però, dalle cose che un tempo ci hanno “ferito” possiamo trarre nuovi insegnamenti, e mutarle in qualcosa di diverso, ad esempio per permetterci di fare scelte differenti rispetto a quelle dei nostri genitori – come provare ad avere un rapporto in modo diverso, affinché possa durare nel tempo.

La domanda che pone è molto bella in interessante perché la vede proiettata verso la Sua vita adulta: “avrei anche voglia di fidarmi, ma come si fa?”.  

Per cercare di trovare una riposta la invito a valutare di intraprendere un percorso, anche breve, con un professionista, con cui approfondire al meglio questo tema di crescita personale che ci ha portato.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, la faccio un grande in bocca al lupo.

Cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.

8 OTTOBRE 2018

Buongiorno

sono una ragazza di 33 anni e da tempo sto vivendo un periodo sentimentalmente difficile. Convivo da sette anni con un uomo che ha sette anni più di me,prima della convivenza siamo stati fidanzati tre anni, ma purtroppo da circa due anni i sentimenti verso il mio attuale compagno mi sembrano venir meno. Facciamo vite diverse, io sono una consulente del lavoro, lui lavora in un'azienda di autotrasporti e ci vediamo pochissimo, nonostante viviamo insieme. Negli ultimi due anni, da quando ho preso la decisione di aprire uno studio tutto mio e lasciare il lavoro da impiegata, il quale mi permetteva una vita agiata ma non mi dava soddisfazioni personali a causa di conflitti con le colleghe, ho iniziato a frequentare di più l'ambiente della professione, partecipando spesso a convegni e cene, alle quali, purtroppo nonostante la mia insistenza, il mio compagno non è mai voluto venire. 

Ho iniziato a soffrire tanto per questa situazione, in quanto avrei voluto che fosse stato presente, soprattutto nelle situazioni più importanti. A questa situazione, circa due anni fa, si è aggiunto il desiderio di maternità e di matrimonio... ne ho parlato con lui, ma quando ho detto che volevo sposarmi in chiesa mi ha risposto che se volevo l'abito bianco dovevo trovarmi un altro. Ha detto di non volersi sposare perchè non vuole stare al centro dell'attenzione e se volevo questo al massimo si poteva andare in comune. 

Ci sono rimasta malissimo ma ho continuato a stare con lui. Di figli non ne parla e quando lo faccio io mi dice che prima dobbiamo sposarci e poi pensare ai figli. Non ci sto capendo niente... prima dice di non volersi sposare... poi dice di volere i figli dopo il matrimonio. Sono rimasta cosi male che non ho voglia neanche di uscire con lui, mi sento delusa, tradita, ho la sensazione di avere buttato via gli anni migliori con lui.

Il motivo per cui scrivo è anche un altro. Da circa una anno, ho iniziato a frequentare per motivi di lavoro un collega che ha tre anni più di me. Inizialmente non mi ha mai attratto, anche perchè quando abbiamo iniziato a collaborare era fidanzato, ma andando avanti ci siamo avvicinati. Quest'inverno ha lasciato la ragazza e ha iniziato ad essere molto carino nei miei confronti. Ogni volta che mi ha vista mi ha salutato con un bacio sulla guancia, ha iniziato a mandare messaggi per per lavoro ai quali aggiungeva sempre un cuore. A volte mandava faccine sorridenti senza motivo. Verso questa primavera è passato dal mio studio chiedendomi di andare a prenderci un caffè al centro... e quel giorno ha iniziato a chiedermi della mia relazione, dicendomi che se io non volevo più il mio ragazzo dovevo lasciarlo, anche vista l'età di lui.

 A questa occasione ne sono seguite altre, sempre con la scusa del caffè o di riunioni o delle cene, mi ha sempre chiamata e siamo usciti. una volta mi ha anche accompagnata a fare shopping prima di una riunione e sempre chiedendo della mia relazione. Il mese scorso la situazione è andata avanti... c'è stata una cena importante alla quale dovevamo partecipare insieme ad altri colleghi. Il giorno prima è passato dallo studio dicendomi che sulla lista degli invitati aveva letto che io ero con un'altra persona e mi ha chiesto se era il mio compagno... io ho risposto no... che sarei stata sola. la sera stessa mi ha mandato dei messaggi dicendomi se lo raggiungevo il pomeriggio dopo prima della festa li al locale così potevamo stare in piscina e che per prepararci avrebbe prenotato la stanza li. Ovviamente ho risposto di no. 

La sera della festa, appena è arrivato mi ha dato un bacio sulla guancia, ma per me è stata una cosa normale perchè da un pò di tempo lo fa sempre. Poco dopo mentre andavo al buffet ho notato che mi ha fissata in modo strano... gli ho detto cosa avesse ma ha detto niente. Dopo, quando mi ha vista davanti a tutti, mi ha preso per la mano e ha iniziato a darmi tanti baci sulla guancia vicino la bocca, poi camminando abbracciato a me mi ha portato vicino ai parcheggi, mi ha abbracciata fortissimo e mi ha dato due baci a stampo sulle labbra e poi dei morsi sulle guance. Io sono rimasta incredula... Ho solo pensato che era successo veramente con la persona che da tempo mi attira. 

Dopo siamo riandati dagli altri e nuovamente davanti a tutti mi ha dato un altro bacio sulle labbra e poi mi ha riportato dove eravamo soli... mi ha ribaciata. Ed io gli ho chiesto da quando avesse interesse per me... e mi ha risposto con dai smettila. Quando la serata è finita sempre davanti agli altri mi ha salutata con un bacio sulle labbra e mi ha detto che il giorno dopo, dopo l'intervento della mamma sarebbe passato in studio.Quando sono rientrata a casa ero felicissima.. avevo il suo profumo nei miei capelli. poi ho trovato dei suoi messaggi in cui mi chiedeva se fossi già a casa. Il giorno dopo non ci siamo visti perchè era in ospedale. ci siamo visti una settimana dopo in un locale è appena mi ha visto è diventato rosso... non ha avuto il coraggio di avvicinarsi. Quando poi lo ha fatto gli ho chiesto se mi stesse evitando ma ha detto no, che in settimana era stato tutto il giorno allo studio per finire il lavoro prima delle ferie. 

In quel momento ho pensato che mi avesse detto una bugia, ma poi ho controllato l'orario delle e-mail che aveva mandato e ho visto che ha lavorato sia a pranzo che a sera tardi. Prima delle ferie è passato in studio, mi ha salutato con un bacio e mi ha detto se avessi notato che era timido e che di quello che era successo ne avremmo parlato ma fuori dello studio (lì lavora anche un altro nostro collega il quale, mi ha confermato che quando mi ha vista la prima volta gli ha chiesto se fossi fidanzata e che ero molto bella). Gli ho detto che per me andava bene, ma che doveva chiamare lui... io non l'avrei fatto. Poi per telefono mi ha chiesto che facevo nelle vacanze e ho risposto che sarei andata a casa al mare da una mia amica...e io gli ho detto di farsi sentire. Ha risposto si... ma è passata una settimana e ancora nulla.

Non so cosa fare... non so se interrompere con il mio compagno, con il quale ho la sensazione che sia tutto finito, che siamo arrivati fino a qui perchè l'ho voluto solo io... non so se questo mio collega, per il quale provo qualcosa (quando mi ha baciata ho provato una felicità che non provavo da tempo), è veramente interessato o è l'ennesima delusione.  

Vi ringrazio per l'attenzione.

 

Gent.le Utente,

grazie per averci scritto. Da quello che mi riferisce, il rapporto con il suo attuale compagno sembra essere notevolmente in crisi, anche perché, sempre da quello che lei mi riporta, sembrate avere progetti di vita diversi e soprattutto priorità diverse. Anche il fatto che lei provi un certo interessamento per questo suo collega, denota che il legame sentimentale al suo attuale compagno vacilla. Deve riuscire ad essere sincera con se stessa e con il suo compagno, comunicargli il suo disagio e ciò che lei vuole ( anche un percorso di terapia di coppia potrebbe essere utile) Non deve precludersi di poter essere felice ed appagata, così come ha fatto anche con il lavoro, dove ha preferito la serenità ad una maggiore remunerazione. Ciascuna persona è unica, così come una relazione sentimentale.

Sperando di esserle stato utile, la saluto caramente.

Torni a scriverci

Dr. Cristian Caruso



31 LUGLIO 2018

Buonasera ho 42 anni e vorrei spiegare il mio problema.  Sono sposata ed ho un bambino di 10 anni.
L’anno scorso i miei genitori hanno ereditato dai nonni dei terreni e poi venduti per comprare una casa a mia sorella ed i soldi avanzati li hanno spesi per comprare un suv da 100mila euro ed altrettanti li hanno dati sempre a mia sorella. Io non abito vicino ai miei genitori come lei, ma sono sempre stata presente e non ho mai chiesto nulla. Ritenendola però un’ingiustizia e incalzata anche da mio marito, ho chiesto che anche io di poter avere per me e la mia famiglia una parte di quell’eredità che aiuterebbere per esempio a pagare il mutuo della casa in cui abito.

I miei genitori e sorella mi hanno risposto incattiviti che non dovevano darmene conto e che se avevo bisogno potevo andare a chiedere altrove. Per questo ho sofferto molto perché mi sono sentita rifiutata e umiliata. Mi son tenuta tutto dentro perché non avevo il coraggio di dirlo neanche a mio marito così l’ho allontanato dicendogli che non si intromettesse nelle questioni tra me e la mia famiglia. Poi, durante un litigio gli ho raccontato le cose come stanno e lui ha reagito in modo molto arrabbiato. Non finisce qui. Qualche tempo dopo i miei genitori hanno iniziato a dare la colpa a mio marito dicendo che mi metteva contro di loro. Ora ho rotto tutti i ponti con i miei genitori e da notizie di altri parenti so che non stanno bene e che mia sorella si dà alla bella vita senza curarli.

Come era più che ovvio.  Io però sono stata trattata ingiustamente e come dice mio marito: si raccoglie quello che si semina. Il problema però non sembra essere risolto tra me e lui perché lui è molto arrabbiato con i miei genitori e dice che è anche colpa mia che dovevo farmi avanti prima e pretendere i miei diritti. E’ un litigio continuo e non so come fare. Provo a non raccogliere le provocazioni, ma non è sufficiente. Ultimamente poi minaccia anche di volersi separare ed ha voluto dividere il contro in banca in comune che avevamo. Poi si è iscritto ad una squadra sportiva di bicicletta così tutto il tempo libero lo passa fuori casa. Io sono una persona tranquilla e per questo non mi sono mai imposta coi miei e non so come fare con lui. Inoltre abbiamo un figlio e la separazione diventerebbe ancora più difficile non solo per me ma anche per lui. Io tengo alla mia famiglia e devo dire che prima di questo pasticcio stavamo bene in famiglia. Vi chiedo un aiuto. Grazie
 

 
Gentile lettrice,
mi ha molto colpita la sua richiesta d’aiuto per il senso di isolamento e solitudine che emerge. L’ho sentita molto sola in questa situazione con tutte le implicazioni che comporta e questa sensazione di solitudine è già da sola una grossa fonte di malessere.
Lei racconta di una questione di eredità che vista dall’esterno e da una sola prospettiva (la sua) porta immediatamente a vederla vittima di decisioni ingiuste e immotivate da parte dei suoi genitori e di sua sorella, dell’incomprensione di suo marito. Mi sembra, infatti che emerga, l’idea di sentirsi vittima degli altri e se è cosi, questa va contrastata.

La situazione che sta vivendo è difficile, pesante e anche complessa e credo sia il frutto di vicende familiari più antiche. Lei dice che ha sempre cercato di non imporsi con i suoi genitori e questo secondo me è il cuore del problema e della sofferenza attuali e su questo sarebbe importante iniziare a riflettere. Perché ha mantenuto questa posizione con i suoi genitori? E’ come se fosse quasi più importante proteggere loro e proteggersi da loro, che proteggersi e farsi valere. Suo marito probabilmente si riferisce a questo quando viene a sapere della casa e delle decisioni dei suoi che non gli ha comunicato, ma ovviamente non riesce a cogliere l’origine e il valore di questo suo comportamento e arriva come un’accusa o una recriminazione. Lei invece sa i perché di questa modalità di rapporto con i suoi, ha provato una profonda delusione quando ha sentito che per lei non c’era eredità e col silenzio ha voluto proteggersi da questa delusione, probabilmente pensando anche di proteggere suo marito, ma cosi purtroppo lo ha messo in disparte, lo ha messo in secondo piano rispetto ai suoi…anche in questa situazione erano più importanti loro. Come mai? Come vede i suoi genitori, come si vede rispetto a loro? Sono questi gli interrogativi su cui dovrebbe spostare l’attenzione e cercare di entrare in contatto con le emozioni che si attivano con essi. Questo passaggio non sarà facile, sarà anzi molto doloroso, ma necessario. Potrebbe esserle utile anche un supporto psicologico esterno se si rende conto di non farcela da sola.

Intanto cerchi di vedere questa situazione in questa nuova prospettiva, questo le permetterà di Riorganizzare le sue emozioni in modo diverso, in funzione della sua storia familiare. Potrebbe anche parlare di questa con suo marito, sarà diverso per lui ascoltare i suoi vissuti, il suo malessere…solo i suoi senza mettere al primo posto i suoi genitori. Lei in questo momento ha bisogno di qualcuno accanto che la sostenga in questa situazione e suo marito può svolgere questa funzione, ma deve farlo rientrare nella sua vita, lo deve coinvolgere e non con discorsi in cui attacca i suoi, ma sentendo che lei crede in se stessa, che ha un ruolo diverso.  
Ha pensato di rivolgersi ad un legale? Sicuramente potrà avere anche un confronto tecnico ed obiettivo sulla questione ereditaria.
Spero di averle fornito degli spunti utili e la invito a riscrivermi se ha bisogno o se volesse iniziare ad esplorali.
La saluto calorosamente.
Dr.ssa Marzia Dileo
 


23 LUGLIO 2018


Salve,

sono una ragazza di 19 anni rimasta in cinta da poco. Il mio ragazzo è più grande di me, ha 24 anni e vuole tenerlo. Io sono quasi al secondo mese ma non so cosa fare. Avete dei consigli da darmi per capire cosa sia meglio fare?

Grazie.

 

Gentile scrittrice,

il quesito che pone non ha una facile risoluzione.

Prendere una decisione così importante rispetto al portare avanti una gravidanza o meno non è mai facile, a nessuna età.

Poiché da ciò che scrive mi sembra di capire che tra Lei ed il Suo compagno ci siano pareri differenti rispetto a come affrontare tale situazione, forse un aiuto può venire da esperti esterni a ciò che state affrontando.

La invito a rivolgersi al Suo Consultorio di zona, dove troverà personale qualificato – psicoterapeuti e ginecologi - disposti ad aiutarvi affinché possiate giungere ad una decisione consapevole.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, 

Dott.ssa Sara Marinelli.


        

19 LUGLIO 2018 

Salve,

  sono un ragazzo di 19 anni timido. Non ho amici perché negli anni non sono riuscito a farmi degli amici veri e fin che andavo a scuola un po' frequentavo quelli, ma ora che ho finito di studiare e non lavoro e non vado all'università sono sempre chiuso in casa.

In realtà io non sto neanche male così, solo che mia madre dice che diventerà un problema che mi devo svegliare allora io mi arrabbio con lei e litighiamo moltissimo. Non so bene perché mi arrabbi così tanto. Ho letto in internet che si può trattare del fatto che i miei si sono separati, ed a me è mancato molto mio papà, però che ci posso fare?  

Io vorrei avere più amici ma non so come fare.

 

 

Gent.le ,

grazie per averci scritto. Le relazioni sono fondamentali nella vita, già Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale e senza di esse non si potrebbe vivere. Purtroppo, trascorrendo gran parte della giornata in casa, senza studiare o lavorare è davvero difficile crearsi dei rapporti d’amicizia, è fondamentale che lei esca di casa e si tenga impegnato in attività costruttive e/o formative. Cerchi di comprendere l’apprensione di sua madre, è solo preoccupata per il suo benessere.

E’ fondamentale che lei faccia vita sociale all’esterno, magari attraverso attività sportive, ludiche o di volontariato, così da trovare persone con cui condividere passioni ed interessi.

Spero di esserle stato utile, torni a scriverci quando vuole.

Dott.Cristian Caruso


16 LUGLIO 2018

Gentili dottori,
sono una ragazza di 24 anni. Lavoro come cameriera a chiamata ma in questo periodo faccio turni anche di 10h consecutive. Sono un po' stanca è vero xò mi accorgo di alcune stranezze. Mi capita infatti di dimenticarmi abbastanza spesso ( un paio di volte la settimana almeno) di fare cose banali come chiudere la porta ( non a chiave, proprio la porta), staccare elettrodomestici dalla corrente come la stufetta elettrica che ho in bagno, non ricordarmi cose banali come cosa devo comprare al supermercato. Questo oltre a darmi fastidio mi dà anche problemi, per esempio di bolletta, come la stufa accesa. Pensavo che fosse solo stanchezza, ma potrebbe essere altro? Cosa?
Grazie per l'aiuto
E.F.


Mi sembra di capire che queste stranezze, come le definisce Lei, siano iniziate in questo periodo in cui lavora molto ed è quindi più affaticata sia fisicamente sia mentalmente. Dimenticare cose che di solito si fanno in automatismo può essere segno, in effetti, di stanchezza. Ha provato a prendere degli integratori? Anche il caldo della stagione estiva potrebbe essere un fattore che contribuisce alla perdita di molti sali.
Rispetto ai sintomi di cui parla, credo potrebbe provare a fare attenzione se stando a riposo si modificano o no, se aumentano, continuano nel tempo e in quale parte della giornata si verificano più spesso. Credo però che se dovesse notare altri elementi che la preoccupano potrebbe essere utile rivolgersi al suo medico di base.
Spero di esserle stata utile.
Saluti.

Dott.ssa Giovanna Stecca


25 GIUGNO 2018

Cari psicologi,

la domanda che vi pongo io è piuttosto semplice da fare, ma non per me da rispondere. Ho 28 anni e mio padre si è trovato un'altra tipa che le si è piazzata in casa. Questa vuole sposarsi ovviamente per avere i diritti poi sulla casa (che mio padre ha ereditato dai nonni…) e poi tutto il resto. Quando vado da mio padre non sono mai libera di dire quello che voglio perché c'è sempre lei e due settimane fa ha persino fatto installare delle telecamere in casa cosi, da cellulare, vede quando e soprattutto cosa faccio io in casa della mia famiglia e non della sua. Ha riempito di quadri suoi la casa di mio padre/dei miei nonni e ha persino buttato via delle cose senza dire niente (vasi, quadri…). So che si può trattare di gelosia, ma questa proprio mi fa arrabbiare è un'intrusa in casa della mia famiglia e soprattutto si comporta come fosse la padrona. La mia domanda è: vi sembra anormale che io mi senta così? Dovrei essere felice? Piuttosto, come dovrei comportarmi? Sento che mio padre cerca di barcamenarsi però se mollo l'osso lei prende il sopravvento. Non so a chi chiedere perché altri amici mi raccontano le loro situazioni che sono uguali. Grazie.

 

Gentile,

l’introduzione di una nuova figura quando i genitori sono separati non è mai semplice, a nessuna età.

Dalle Sue parole avverto la preoccupazione che vive rispetto a questa situazione e, allo stesso tempo, il senso di “intrusività” verso questa donna che, riportando le Sue stesse parole, si è “piazzata in casa”, assumendo altresì atteggiamenti che alimentano i sentimenti che prova (“ha persino fatto installare delle telecamere”, “ha riempito di quadri suoi la casa di mio padre/dei miei nonni e ha persino buttato via delle cose senza dire niente”, …).

Non penso i Suoi siano “solamente” sentimenti di “gelosia”, ma piuttosto di dispiacere per delle dinamiche che sembrerebbero non essere gestite. Mi sono di fatti domandata cosa Suo padre dica a questa persona rispetto a ciò che fa – volersi sposare, buttare degli oggetti senza domandare, … - ed inoltre, la convivenza è stata scelta da entrambi come desiderio di coppia o, come dice Lei, questa persona si è “piazzata in casa”?

Le domando ciò poiché ritengo essere queste sfaccettature ad incidere sul modo in cui Lei vive la nuova relazione di Suo padre. E ancora, ha avuto modo di condividere con Lui cosa prova rispetto alle cose che stanno accadendo? Lui sa che Lei “non è mai libera di dire quello che vuole perché c'è sempre lei” e che, in caso, vorrebbe poter ricavare del tempo solo per vuoi due?

Le dico questo perché è importante che manteniate e coltiviate il Vostro rapporto padre/figlia e che Lei senta che questo non viene “intaccato” dalla presenza o meno di una compagna, né negli spazi, né nella quotidianità.

Provi a darsi questa possibilità, in modo da tutelare il Vostro rapporto, che è inscindibile, indipendentemente dei terzi che possono essere presenti.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, 

Dott.ssa Sara Marinelli.


salve,

vi contatto dopo aver visto via web il vostro portale e ne sono rimasto colpito positivamente.

anche tramite i vari social..

vi contatto così..senza un motivo apparente o forse si..vorrei un parere un consiglio o quantomeno una delucidazione…

da mesi e mesi guardandomi intorno vedo sempre gli altri essere più indaffarati aver più successo o quantomeno essere più soddisfatti di me del tipo "l'erba del vicino e smepre più verde".. proprio tramite i social tipo facebook noto che sembrano più attivi..e ultimamente ho proprio come la necessità di controllare cosa facciamo o comunque se abbiano postato cose interessanti anche se magari sono persone che hanno interesse lontanissimi da miei addirittura opposti o sono persone a me lontane o sconosciute comunque. questo mi fa pensare..e a volte rimango magari indietro con le mie di cose o quantomeno non uso la giusta carica e/o tendo a rimandare magari mieti progetti o comunque sogni più o meno realizzabili posticipandone l'azione, il dover appunto darmi da fare per provare quantomeno ad avvicinarmici..vorrei saper eun vostro parere saluti.

Gent.le utente,

grazie per averci scritto e per i suoi complimenti, siamo lieti apprezzi il nostro operato. Riguardo al fatto che Lei avverta una certa insoddisfazione per la sua vita e per i progetti raggiunti, può diventare un importante momento di bilancio per ripartire e/o cambiare alcuni aspetti che non la soddisfino. Si ricordi che il cambiamento è fisiologico e soprattutto necessario, non lo deve temere. Riguardo il confrontarsi sui social con i suoi contatti, ricordi che si tratta pur sempre di realtà virtuali ed a volte le cose possono apparire edulcorate e poi Lei non deve confrontarsi con nessuno, ciascuno fa il suo percorso che è strettamente individuale. Il domani è oggi e soprattutto Lei può intervenire nella sua vita come e quando vuole, apportando tutti i miglioramenti, che reputa necessari.

Grazie.

Cordialmente

Dr Cristian Caruso



29 MAGGIO 2018

Gentilissimi psicologi di base

sono sempre la professionista di 32 che ha scritto qualche mese fa. Vi scrivo nuovamente perché la relazione con il mio collega è continuata. Ho cercato inutilmente di fermare tutto cercando di evitarlo in tutti i modi possibili, ma lui ha continuato a cercarmi. Io cerco di stare lontana ma lui mi dice sempre " se hai il coraggio dimmi di andare via" quando siamo nella stessa stanza soli... ed io purtroppo non ci sono riuscita. Solo una volta l'ho allontanato, ma mi mancava. Un pomeriggio, prima che partisse qualche giorno con la sua ragazza e la famiglia di lei, ho preso coraggio e gli ho detto che mi sarei fatta da parte, in quanto, non mi sembrava rispettoso continuare sia nei confronti del mio ragazzo che della sua. Ma lui mi ha dato un bacio sulle labbra e mi ha fatto capire di no. Quando è tornato, mi ha detto che gli ero mancata e che, il giorno stesso prima di partire, non riusciva a smettere di pensare a quello che gli avevo detto. Quando siamo soli, oltre a stare insieme, parliamo delle nostra relazioni.

 Lui mi dice che è in crisi, che sta valutando se è un periodo o no, io anche... ma entrambi restiamo fermi nella nostra situazione. Mi riempie sempre di complimenti, ogni giorno da un anno a questa parte. Io sto impazzendo, non so cosa fare, che decisione prendere. Mi chiedo se lui è veramente innamorato di me o ha cercato e continua a cercare solo quello da me. Quando è iniziato tutto, mi ha detto che il cuore gli diceva una cosa e la ragione un'altra, mi chiedeva cosa ne pensavo io di quello che stava succedendo, che non sapeva cosa fare perché cosa pensavano gli altri... dicendomi testuali parole "quando avevo bisogno mi è piaciuta e ora no" (si riferiva al fatto che quando è morto suo padre lei, all'epoca amica, lo ha aiutato emotivamente). Gli amici mi hanno detto che già due anni fa stava cercando un modo gentile per lasciarla... e allora, perché non lo fa? perché mi cerca? perché quando arriva qualcuno in studio, in particolare un altro collega, diventa geloso? 

E' capitato che, in alcune occasioni, un altro collega di studio mi ha detto che c'è un collega che è interessato a me... Lui ha sentito e ha sbattuto forte la mano sulla stampante, dicendo che non funzionava... l'altro giorno, parlando sempre dello stesso collega interessato, aveva una bottiglia di plastica in mano e l'ha stritolata. Settimana scorsa, ha sentito che per telefono mi invitava ad uscire e, in modo traverso, mi ha chiesto cosa avrei fatto la sera. Non so cosa pensare, cosa fare. Sto solo impazzendo. D'altro canto, il mio fidanzato è preso dalla vicende della sua famiglia di origine, mi trascura, ha accantonato l'idea del matrimonio. Esco sempre sola perché lui o è a lavoro o da sua madre, la quale, è sempre presente nella nostra vita di coppia dal primo giorno che ci siamo messi insieme... Mi sento fallita sentimentalmente. Pensavo che sarei riuscita a costruire la famiglia che non ho mai avuto da piccola, ma ogni giorno che passa mi convinco che mai avrò figli, che mai nessuno mi amerà completamente. Se neanche il mio fidanzato con il quale convivo da quasi sei anni vuole costruirsi con me un futuro... perché dovrebbe farlo qualcun'altro? Forse ho qualcosa che non va... 

Vi ringrazio nuovamente

 

 

Le sue vicende sembrano tutt'altro che semplici da leggere e da sostenere emotivamente. Da ciò che scrive traspare molto la sua sofferenza e il suo senso di smarrimento. Mi sembra di capire che nessuno dei due uomini con cui al momento attuale lei ha una relazione soddisfino i suoi bisogni di relazione, appartenenza ad una coppia, progettualità per il futuro. Forse a questo punto potrebbe provare a prendere in considerazione la possibilità di non decidere chi fra questi due uomini lei debba scegliere ma piuttosto di riservarsi la libertà di attendere un altro incontro con qualcuno che non sia nè l'uno nè l'altro. Cosa ne pensa?

Cordiali saluti.

 

Dott.ssa Giovanna Stecca


21 MAGGIO 2018

Gentili psicologi,
sono una lettrice del vostro sito. Ora ho un problema che non so come risolvere e per questo provo a chiedervi direttamente aiuto. Sono una ragazza di 25 anni che si è laureata con ottimi voti, ma come molti, non riesce a trovare una posizione soddisfacente. Da un anno convivo con il mio ragazzo , più grande di me di 7 anni. Gli hanno proposto un buon posto di lavoro , sembra con un contratto triennale e lui ora vorrebbe sposarmi. Io sinceramente non saprei, lo amo, sì, ma da una parte mi sento giovane e dall'altra mi dico e se ai 3 anni no lo riconfermano? Il problema più grosso è che ci dovremmo traferire, da Roma a Milano (dove dovrebbe lavorare lui), questo per me significa molte cose: famiglia lontana, lasciare amici e in fondo anche quel giro di lavoro che mi sono creata. Lasciarlo andare da solo vuol dire perderlo, credo, però non vorrei poi pentirmene. Secondo voi come potrei fare per capire cosa davvero potrebbe essere meglio per me?
Grazie per il vostro lavoro

Gentile lettrice,
la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica.
Ho letto la sua richiesta con molta attenzione, lei sta vivendo una fase esistenziale delicata, di cambiamenti e ridefinizioni e questo puo' generare difficoltà e confusione. Laurearsi e fare i conti col mondo del lavoro, scegliere o no di sposarsi sono due eventi significativi e carichi di vissuti, quello che emerge dalle sue parole è che sembra che questi eventi le siano piombati addosso e lei non abbia possibilità di scelta. Tra l'altro quando ipotizza delle decisioni vede solo gli aspetti negativi, sono giovane per sposarmi, se mi trasferisco perdo legami e contatti, se non mi trasferisco perdo lui ecc. Questa visione rigida e assoluta alimenta il suo disagio, e in questa situazione comprendo non si sta bene e non si sa e non si può scegliere.
Cosa potrebbe fare per cercare di stare meglio? Prima di tutto fermarsi su di se e cercare di individuare quale sia il vero motivo di malessere: il lavoro che non si trova? La richiesta di matrimonio e ciò che implica? Il possibile trasferimento?
Qual'è il reale problema? Individuato questo si confronterà con delle emozioni, con dei significati in parte anche nuovi, che dovrà ascoltare ed accettare. È come un lavoro di riorganizzazione (Arrangiamento) di se stessa.
Non è un percorso facile, guardarsi dentro, confrontarsi con alcune emozioni, integrare certe parti di se, genera anche sofferenza a volte, ma è il modo con cui può riportare se stessa al centro e riuscire a riflettere su ciò che vuole veramente, almeno in questa fase di vita.
In questo modo recupera anche un ruolo attivo che le darebbe più efficacia e le farebbe trovare anche soluzioni diverse. Potrebbe anche parlare col suo fidanzato, raccontargli quello che prova e insieme potreste trovare un altro modo per ridefinire il vostro rapporto. Ovviamente, tutto questo è secondario all'aver individuato ciò che lei vuole veramente.
Non esisti a contattarci se ha bisogno di un ulteriore sostegno e intanto le faccio un grosso in bocca al lupo.
La saluto calorosamente.
Dr.ssa Marzia Dileo



Buonasera,

sono un ragazzo di 35 anni. Sono uno dei tanti con relazioni di alcuni mesi (la più lunga un paio di anni), vivo con i miei, trovo lavori qua e là, ho amici. Non mi lamento della mia vita, mi piace. Tuttavia mi sto iniziando a chiedere se non fosse il caso di trovarmi una ragazza "seria" e costruire qualcosa con lei. Certo, i problemi economici e tutto il resto di sicuro incidono però, se mi guardo allo specchio sembra che ci sia qualcosa in più. Non capisco se sia il fatto di sentirmi più sicuro in casa con i miei oppure se non sia più una mia sensazione, infondo, di essere incapace di affrontare la vita per quello che vuol dire. Voi sapreste darmi qualche chiave di lettura? Suggerimento? Grazie.

 

Gentile,

a 35 anni è “fisiologico” arrivare ad un punto in cui si sente il desiderio/bisogno di costruire qualcosa di proprio. Sicuramente la situazione odierna del mondo del lavoro porta ad avere dei timori in più rispetto ad una prospettiva futura – come ad esempio instaurare una relazione duratura – e ciò può portare, come dice Lei, a sentirsi più “sicuri” a casa con i propri genitori.

Se però sente questo desiderio di “crescita” probabilmente è per Lei arrivato il momento di compiere alcuni cambiamenti nella Sua vita. Provi a seguire questa “ambizione”, magari da “piccole” cose, e si sperimenti progressivamente sempre di più, arrivando così a realizzare pienamente ciò che vuole.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, 

Dott.ssa Sara Marinelli.




14 MAGGIO 2018

Gentili psicologi,

ho letto il libro "mi aggiorno o mi adatto" così ho pensato di scrivervi. Ho trent'anni e non posso di essere infelice. Tuttavia non riesco a vivere una vita soddisfacente. Sono laureato in ma non ho mai avuto un lavoro per più di un anno ed anche per questo non mi posso permettere un affitto e meno che meno accendere un mutuo così abito con i miei genitori ancora. La cosa non è che mi dispiaccia però delle volte mi domando cosa accadrà se le cose non miglioreranno, infatti ho altri due fratelli e se dovessimo un giorno ereditare la casa verrà divisa in tre per esempio e poi non avrei più gli "aiutini" in caso di bisogno dei miei. 

Le relazioni che riesco a instaurare con le ragazze sono sempre a tempo determinato perché la convivenza non è pensabile perché: o trovo altre che hanno il lavoro precario o chi lo ha fisso alla fine non vuole impegnarsi in una relazione economicamente incerta. Così, le ultime due ragazze, che ho amato molto, mi hanno lasciato dichiarando che avevano bisogno di stabilità. La prima alla fine si è sposata con un uomo di cinquant'anni funzionario pubblico separato con due figli (Mah) e la seconda ora la frequento da amante perché sta con uno che lavora in un negozio di proprietà del padre. 

Lei dice che lo ama, vive con lui e va in ferie con lui, ma intanto, due volte a settimana ( il lunedì ed il venerdì) fa l'amore con me. A me va bene ma... che futuro ho? Sento che in fondo questa vita non mi va bene, però intorno a me non vedo situazioni diverse. Ho amici messi peggio e la maggior parte vivono come me, pensiamo che dobbiamo vivere alla giornata e questo aiuta a vivere se non felici almeno “non infelici” perché non ci manca niente. Però, leggendo il libro, mi sono accorto che non vorrei vivere così, nel senso che vorrei costruirmi una famiglia per esempio e che le mie paure in realtà sono dei miei bisogni, ma non so come fare. Sento che vorrei una vita mia, ma non so come fare. 

In più mi sono accorto di una cosa che non avevo notato. Un paio di anni fa mi capitò di stare con una ragazza benestante con cui arrivammo a pensare ad un futuro insieme. Con lei però non me la sono sentita perché mi son sentito in difetto. Non capisco però perché, lei non mi faceva sentire in difficoltà o altro. Sapreste darmi qualche suggerimento per capirlo?

Grazie M.

Gent.le Lettore,

grazie per averci scritto. Capisco perfettamente la situazione che riporta, la crisi del mercato del lavoro, ha provocato una profonda precarietà non soltanto nell’occupazione, ma anche nelle relazioni.

 La mancanza di autonomia economica, ha causato una rivoluzione radicale nella progettazione del proprio futuro. Comunque, lei non deve scoraggiarsi, ha un’alta formazione universitaria e pertanto deve puntare su di essa, riuscirà a trovare la sua strada e rendersi indipendente dai suoi genitori, è il corso naturale delle cose. Riguardo le sue relazioni sentimentali, c’è da sottolineare, che in tali condizioni si è sempre in due, si sceglie in due e se ne accettano onori ed oneri, deve essere lei a bilanciare ed analizzare la relazione, che porta avanti e quanto soddisfacente sia. Per quanto la mancanza di stabilità economica sia sicuramente un elemento discriminante per metter su famiglia, è fondamentale anche che ci sia un sentimento forte alla base.

 Riguardo invece la sua passata relazione con la donna benestante, bisogna capire perché lei si sentisse “in difetto”, una diversa condizione economica nulla ha a che fare con la propria autostima o senso di adeguatezza, che probabilmente influivano sul suo rapporto con lei. Scrive che ha letto il libro. Credo nel suo caso potrebbe giovale soffermarsi in particolare sul capitolo della registrazione la potrà aiutare, se vorrà, a lavorare sulle sue percezioni di sé ora e vedersi in una vita “diversa”, comprendere meglio le sue emozioni e “vedere” più chiaramente il suo modo di pensare riguardo il presente ed il futuro (mappe cognitive).

Creda in se stesso e nelle sue capacità di riscatto; vivere nel passato ci deprime e puntare troppo al futuro può renderci inquieti, si concentri sul suo presente, cogliendo ogni opportunità, che si presenterà sul suo cammino, ogni percorso di vita è unico ed ha i propri tempi.

Spero di esserle stato utile.

Dr Cristian Caruso


9 MAGGIO 2018

Gentili,

sono una ragazza di 31 anni. Vi scrivo per un problema di cuore. Ho un fidanzato che amo molto ma non riesco a capire se voglio ancora stare con lui o no. Infatti lui mi dice che vuole stare con me però quando stiamo insieme mi sembra come ci fosse una terza persona tra di noi. Gli ho controllato il cellulare a sua insaputa e non ho trovato niente. Lui è bellissimo, simpatico, intelligente e benestante.

Anche io sono una bella ragazza, ma siamo insieme da 7 anni e guardo le mie amiche e vedo che molte, dopo 5-6 anni si lasciano. Ultimamente poi noto che i fidanzati sui 37 anni (l'età del mio lui) si trovano ragazze più giovani che tra l'altro sembrano essere in caccia aperta di uomini più grandi e mi cresce la paura che mi possa lasciare. Lo scorso venerdì eravamo in un locale e lui andò al bancone a prendere da bere. In un attimo gli si è fiondata addosso una stangona ventenne.

Lui ci ha parlato un po' poi sono arrivata io e lui l'ho visto molto soddisfatto. Sono alcuni mesi che gli sto proponendo di andare a vivere insieme ma lui rimane vago. Mi sento molto insicura e la sto vivendo molto male. Cosa posso fare per viverla meglio? L.


Gentile L.,

tutte le storie d’amore attraversano delle fasi fisiologiche a cui nessuno può sottrarsi: dopo un’iniziale periodo – definito per l’appunto di “innamoramento” – ci si “scontra” con i “dati di realtà” - le prime incomprensioni, i primi litigi, … - e, superato questo momento, consapevolmente, ci si sceglie e si sceglie di stare con quella persona nonostante le piccole cose che non ci piacciano.

Nella Sua lettera esprime il proprio timore perché ha visto diverse amiche lasciarsi dopo 5/6 anni di relazione, ma in seguito ad un periodo così lungo di tempo è fisiologico che i partner scelgano o di far crescere la propria relazione – ad esempio andando a vivere insieme, sposandosi o creando una famiglia – oppure di interrompere tale rapporto.

Lei stessa racconta che la Vostra storia dura da 7 anni, e forse, come Lei stessa riporta dicendo – e cito – “sono alcuni mesi che gli sto proponendo di andare a vivere insieme” , è per Voi arrivato il momento di capire come far evolvere il Vostro rapporto di coppia.

La sensazione che vi sia una “terza persona” e le insicurezze potrebbero essere legate ad un desiderio/bisogno di definirvi ulteriormente in un modo nuovo e diverso nel Vostro “stare insieme”.

Se non ne ha ancora avuto occasione, si prenda il tempo per confrontarsi con il Suo compagno rispetto a ciò che potrebbe essere la Vostra evoluzione futura, dandovi il tempo per maturare assieme una decisione che Vi permetta di crescere come coppia.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.



2 MAGGIO 2018


Ciao.

Ho un problema d’amore e nessuno può aiutarmi come vorrei io.

Amo una ragazza, l’ho conosciuta tramite una compagnia che frequento compreso suo fratello che siamo amici, si è messa da poco con un altro e io sono geloso.

Sono andato col gruppo a fare una grigliata, è venuta anche lei e quel tipo ma sono stati li poco, sono stato lontano da lui ma mi dava fastidio vederli baciarsi; la ragazza sa cosa provo per lei, quando l’ho abbracciata è stato un momento bello e questo prova che la amo. La amo alla follia e non voglio gettare la spugna.

L’aiuto che vorrei io sarebbe un modo per farla innamorare di me, mi dà fastidio sentirmi dire che devo lasciarla perdere, la amo e voglio lei e basta.

Lasciarla perdere non mi fa abbastanza comodo.

N.


Gentile N.,

leggendo la Sua lettera mi sono subito chiesta se abbia mai avuto modo di parlare apertamente con questa ragazza, se le ha detto ciò che prova e cosa vorrebbe costruire insieme. Lei dice – e cito – “la ragazza sa cosa provo per lei” , ma nuovamente Le domando, avete avuto modo di parlarvi prima che decidesse di iniziare una relazione con questo altro ragazzo?

Il confronto è sempre una strada auspicabile, così potrà capire se il suo interesse è corrisposto o meno.

Purtroppo non esiste un “modo per farla innamorare” , ma potreste prendervi il tempo di confrontarvi e capire cosa ognuno di voi vuole, in modo che poi possiate fare le vostre personali scelte.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.



18 APRILE 2018

Buongiorno, 

sono una donna di 42 anni sposata con due figli.

Ho una sorella maggiore di cinque anni. Siamo bene o male andate d'accordo ma ultimamente si sono accentuati alcuni suoi comportamenti che mi destabilizzano completamente.

Lei ha avuto sempre gelosia nei miei confronti: fin quando eravamo piccole riusciva a tenermi sotto la sua influenza e tutto andava bene.

Qualsiasi cosa faccia Lei mi critica; se ho un certo comportamento con dei parenti e/o amici lei ha da dire; se mi confido su qualcosa, e magari mi da anche ragione, qualche giorno dopo me lo rinfaccia venendomi contro.

Se scrivo su una chat comune ad entrambi mi dice che sono troppo fredda, che non dovevo scrivere così ecc....

Se il papà o la mamma hanno qualche atteggiamento particolare con me, lei lo fa subito notare e sostiene che io sono la figlia preferita e così lo fa pure attraverso i nostri figli. Sostiene che ci sono figli di serie A e figli di serie B; ovviamente stessa cosa per i nipoti.

Vuole essere sempre al centro dell'attenzione; se dico o faccio qualcosa mi accusa di essere saputella e sapere tutto io.

Se propongo qualcosa mi dice di essere invadente; se non lo faccio che non la considero mai.

Se io faccio qualcosa con un'amica senza avvisarla (tipo shopping o altro) lei lo rifà evidenziando che non me l'ha fatto sapere.

Io non riesco più a gestirla. Cambia umore e opinione ogni momento.

Io mi sento soffocare, non sono libera di decidere e di parlare come voglio.

Anche mio marito e i miei genitori si sono accorti della pesantezza ma nessun riesce a risolvere il problema.

Io voglio solo essere libera di parlare e gestire la mia vita con indipendenza.

Tra l'altro lavoriamo insieme in uno Studio condiviso. 

Anche alcuni amici sono in condivisione e se io organizzo qualcosa e lei non è la prima a saperlo rovina sempre tutto.

Non so se sono riuscita a spiegarmi bene ma arrivo da un ennesimo litigio con scenata a seguito.

Grazie

P.

Gentile Signora P., ho letto con molta attenzione la sua richiesta e la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica.

Comprendo che la situazione sia pesante per lei, perché si tratta di sua sorella, e di un legame molto importante. Un legame che è anche molto presente nella sua vita sia attuale, condividete moltissime cose (dal lavoro alla vita sociale) e sicuramente anche in quella passata, ed è proprio questo legame che le fa vivere in modo difficile gli atteggiamenti e i comportamenti di sua sorella.

Non mi dice molto del vostro legame in passato e di come erano i rapporti tra voi e i vostri genitori, ma appare abbastanza evidente che entrambe siate molto invischiate. E’ come se l’una non esistesse ancora senza l’altra.

Il rapporto si snoda sulla competizione, e sua sorella in base a ciò che racconta sembra avere un ruolo dominante, un ruolo up, mentre lei che subisce i suoi umori e la sua influenza ha un ruolo più subalterno. Ma questa “superiorità” di sua sorella l’avverte lei, perché sua sorella invece credo si senta non considerata, si senta inferiore, come dice reclama da tempo le attenzioni di tutti..e a quanto pare ci riesce. Lei viene attaccata, giudicata, sta male per i suoi comportamenti, ma tutto questo non fa altro che rafforzare le sue richieste e i suoi attacchi. Questa è ormai una dinamica, in cui entrambe avete un ruolo attivo e che rimanda oltre voi due, rimanda al rapporto con i vostri genitori, alla vostra storia familiare, su cui sarebbe utile riflettere un po’.Aggiungerei prima di approfondire con altre riflessioni anche di considerare la fase di vita che sta vivendo sua sorella, lei non ne ha parlato, ma ha detto che ultimamente i suoi comportamenti si sono accentuati, come mai? E’ successo qualcosa, tra voi, nella famiglia di sua sorella, nelle vostra famiglia d’origine

Gli attacchi di sua sorella non sono solo attacchi a lei, ma sono dei segnali diretti ad altri (i vostri genitori, probabilmente, o suo marito o ad altri aspetti della sua vita attuale), lei reagisce a questi in gran parte subendo (come dice lei), ma anche questo suo comportamento va letto nella cornice più ampia della storia familiare. Sembra che siate entrambe ancora impegnate nello svincolo dai ruoli di figlie/sorellee in questo modo per entrambe è difficile seguire le propria indipendenza, le proprie esigenze. Sembra che ognuna di voi cerchi la conferma di se dall’altra.

Allargare la prospettiva della situazione le potrebbe servire per iniziare a riflettere e a riprendere contatto con se stessa. Quali emozioni si attivano agli attacchi di sua sorella? Quali funzioni svolgeper lei P. il ruolo che ha imparato assumere con lei? Questi primi interrogativi potranno lasciare spazio a vissuti, sue emozioni nuove che dovrebbe provare ad ascoltare, a cui dovrebbe dare un senso e accettare come parti di se.

Questo lavoro di arrangiamento la porterà a vedere il suo ruolo in questo rapporto e a trovarne un altro, che dovrebbe consentirle di potersi esprimere, di poter vivere ciò che vuole, a prescindere dagli attacchi o le conferme che sua sorella potrebbe riservarle…per arrivare a questo è necessario accettare e riconoscere alcune parti di sé, e necessario accettare di poter essere diverse e uniche pur essendo legate da un legame cosi profondo e importante.

Spero che possa utilizzare al meglio questi primi spunti e non esiti a scrivermi di nuovo, anzi sarò ben lieta di conoscere di più e di approfondire con lei le prime riflessioni.

Un caloroso saluti

Dr.ssa Marzia Dileo



18 APRILE 2018

Buonasera,

sono una mamma separata con tre bambini di 10, 15 anni e 19 anni. Mi sono sposata molto giovane e un paio di anni fa mi sono separata. Mio marito non voleva, ma io ero convinta soprattutto a causa delle sue violenze psicologiche che perpetrava su di me ed i figli. Era un padre padrone, non parlava mai, non ha mai dato niente ai figli se non scapaccioni. Dopo aver sbandierato a tutto il paese che ero io la cattiva e che lui non voleva separarsi, si è trovato un'altra donna più giovane con cui adesso avrà un altro figlio. 

A parte il lusso in cui vive adesso lei ( da noi c'è un detto dialettale che dice: "La prima moglie na spazadora, la seconda na siora" cioè: la prima moglie una spazzatura la seconda una signora) cellulari di gran marca, gioielli e macchina nuova, oltre che we costosi ecc.. il figlio più grande non vuole più andare avanti a studiare perché il padre ha una ditta privata e secondo me ha un po' paura che studiando poi la seconda moglie si faccia dentro. Io vorrei continuasse a studiare all'università, ma forse ha ragione. Il problema è che mio figlio sta diventando anche rivendicativo con me e dà ragione al padre.

Il padre poi lo mette contro di me tutti i giorni. Per esempio adesso gli ha comprato una macchina nuova e detto però che io non la posso usare. Io mi sento arrabbiata, ma non so ocme comportarmi . Voi che ne pensate? Cosa dovrei fare? Sono una bella donna ancora e vorrei rifarmi una vita, ma poi ho paura che anche gli altri due figli si allontanino da me. Forse dovevo sopportare e fargli gran corna come fanno alcune mie amiche? Una mia amica dice che il mondo è sempre andato avanti così e bene, adesso che tutti si separano è diventato un casino. Altre dicono che ho fatto bene. Altre che dovrei pensare a me stessa. Io non so che pensare. Cosa posso fare secondo voi? Grazie. A.E.




Gent.le lettrice,

grazie per averci scritto. Sicuramente sposarsi in giovane età ha delle implicazioni psicologiche ed esistenziali , ma è diventata anche madre di 3 figli ed ora può seguirli meglio proprio perché ancora giovane ed energica. Date le violenze psicologiche che subiva, credo abbia fatto bene a chiedere la separazione, la violenza è tale in ogni sua manifestazione. Capisco la sua apprensione per il futuro di suo figlio, ma lei oltre a stargli vicino e fargli sentire il suo appoggio e presenza, non può fare altro, è un adulto e deve fare le sue scelte, che comportano delle responsabilità.

Per quanto sia difficile comunicare proprio con suo figlio, non si scoraggi, è sua madre e questo non potrà cambiare mai, comunicare sempre e comunque, dialogare e risolvere i conflitti, mai cedere al silenzio e alla rassegnazione in un rapporto come questo. Credo si abbia la possibilità di rifarsi una vita a qualunque età e che non ci sia un limite anagrafico per ricominciare, specialmente nei sentimenti. Va bene ascoltare e confrontarsi con le amiche ma è ancora più importante quello che pensa di se stessa, solo questo conta, non credo debba dare spiegazioni né giustificazioni a nessuno.

Spero di esserle stato di aiuto. Torni a scriverci quando vuole

Dr Cristian Caruso


11 APRILE 2018

Sono felicemente sposato da quasi 22 anni. Abbiamo tre figli e il nostro rapporto è sempre più cresciuto in profondità e ricchezza. Tuttavia vi sono periodi più o meno lunghi in cui si fa strada una certa mancanza di attrazione intima.

Premetto che la relazione fisica ha per noi sempre rappresentato non tanto un momento di godimento quanto un momento di  intimità, complicità e profonda unione. Mia moglie ritengo sia una persona del tutto normale sotto questo aspetto e forse come tutte le donne sotto la cinquantina (ha 48 anni) accusa periodi di calo del desiderio. Fin qui tutto nella norma mi pare.

Il punto è che di fronte a questa mancanza di desiderio, nasce in me, dopo un po’, una sorta di rifiuto a specchio, quasi come se una voce dentro di me mi dicesse: “perché devi corteggiare una donna che non ti desidera?” “Lo vedi quante volte le tue attenzioni vengono frustrate, perché continui a farti del male?” e così piano piano finisco per non desiderarla più.

Il guaio è che un po’ lei se ne rende conto e si deprime ancor di più. Insomma è un circolo vizioso. Che fare? Vorrei qualche suggerimento sul come continuare a corteggiare mia moglie nonostante la sua poca “fisicità” senza perdere la  mia autostima. Premetto che di questo abbiamo più volte parlato con franchezza e che lei desidera tanto “migliorare”, talvolta ho percepito che mi “faceva contento” e questa cosa mi ha fatto un male tremendo perché io desidero non il corpo bensì il desiderio di mia moglie.


Gentile,

dalle Sue parole colgo il desiderio di trovare un modo per migliorare una situazione che provoca disagio e, non in ultimo, dispiacere.

Il tema dell’intimità all’interno della coppia è molto importante, e mantenere vivido desiderio ed interesse è importante, anche se non sempre semplice.

È consueto nel corso di una storia romantica attraversare periodi diversi, soprattutto quando si passano così tanti anni insieme. Ogni evento del ciclo di vita ha delle influenze sul rapporto di coppia stesso – la scelta di convivere, il matrimonio, la nascita del primo figlio, …

In particolari momenti, la “carica emotiva” vissuta può portare ad una diminuzione del desiderio sessuale.

Da ciò che scrive, mi sembra di capire come Sua moglie stia vivendo un momento della propria vita che, dal punto di vista fisiologico, fa sì che possa esserci un’oscillazione rispetto al ricercare l’intimità con il proprio partener. Mi domando, altresì, che età abbiano i vostri figli e quale momento della crescita stiano attraversando: adolescenza? Prima età adulta? Il/la maggiore vive a casa con voi o è uscito/a dal nucleo familiare? Mi pongo questi interrogativi poiché voi, in quanto genitori, vivete in prima persona tali cambiamenti, che si ripercuotono su tutto il nucleo familiare, portando anche voi stessi a rivedervi in quanto “padre/madre/coniuge/amante”.

Comprendo come il “ritiro” di Sua moglie possa essere vissuto come un “rifiuto”, ma non credo sia riconducibile ad una mancanza di interesse nei Suoi confronti.

Poiché riferisce che di questa situazione avete più volte parlato, mi domando se non abbiate considerato la possibilità di fare cose “nuove insieme”: un fine settimana senza i figli, una cena a due, una passeggiata domenicale …

Nello stesso modo in cui i vostri figli stanno crescendo, anche voi insieme a loro dovete trovare un modo “diverso” per riscoprire la “sintonia” che vi ha sempre caratterizzato: nella crescita c’è anche questo, la scoperta e riscoperta di modi di essere in linea con la nostra età e momento di vita.

Sperando di averle dato qualche spunto di riflessione, cordialmente, Dott.ssa Sara Marinelli.



6 aprile 2018


Gentili psicologi,
                         vi scrivo perché ho dei problemi con i miei colleghi di lavoro. Sono un amministrativo e lavoro per una grossa azienda. La mia scrivania è in un openspace e di fronte ho un collega che è stato spostato da alcuni mesi da una mansione di responsabilità a quella di gestione. Lui è uno che, sebbene comprenda la frustrazione per la sua situazione, sopporto sempre meno perché si relaziona con me come se fossi un suo subordinato (cosa che non è vera). All'inizio ho provato a far finta di nulla, ma lui continua ad alzare l'asticella e sta diventando insopportabile per me. Anche gli altri colleghi lo trovano un "personaggio difficile". Negli ultimi giorni ho provato anche a dirgli che non ho tempo o che non posso ma lui si arrabbia moltissimo e non mi parla anche per giorni interi.

Avete qualche consiglio da darmi? 


Grazie
 


Gentile lettore,

innanzitutto la ringrazio per aver scelto la nostra rubrica.

Ho letto con molta attenzione la sua richiesta da cui mi sembra di aver capito che lei ha una posizione sovraordinata a questo suo collega e che lui invece sia stato demansionato o dequalificato; quindi al momento avete dei compiti e ruoli diversi ma lei è in una posizione superiore nella gerarchia aziendale. Mi colpisce molto che questa posizione oggettiva non riesca a definire il suo ruolo e a rassicurarla e che invece sembra che entrambi siate invischiati in una dinamica di reciproco riconoscimento. Il suo collega starà sicuramente vivendo la frustrazione della nuova posizione e la starà sfogando su lei che sembra essere molto sensibile al riconoscimento del suo ruolo..sembra che ogni volta che questo suo collega le fa delle richieste o delle osservazioni metta in discussione il ruolo e la sua posizione. La sua reazione e il suo malessere diventano per il suo collega una base per cercare di riaffermare con lei la sua antica posizione di responsabilità. In questo modo siete invischiati in una dinamica di competizione per il riconoscimento dei vostri meriti e ruoli, siano essi reali e oggettivi o desiderati.

Questa dinamica non la fa stare bene e lo comprendo. Per iniziare a stare meglio dovrebbe osservarla e chiedersi come mai si sia attivata? Come mai ha bisogno di conferme da parte del suo collega? Che emozioni le suscita questa situazione? Queste riflessioni potranno iniziare a far luce su alcune sue esperienze e vissuti emotivi, magari molto lontani dalla sfera lavorativa, ma che richiamano la sua storia personale. Uscire un po’ dalla dinamica, non concentrarsi troppo sul collega, le potrà permettere di ascoltare meglio alcune sue emozioni, di prenderne consapevolezza ed integrarle nella sua esperienza. Questo lavoro, che prende il nome di Arrangiamento, le permetterà anche di recuperare un ruolo attivo e sentirsi meno in balia degli umori e delle richieste del suo collega. Potranno, in questo modo, anche attivarsi nuove risorse con cui gestire sia questa situazione e rileggere in modo diverso situazioni simili (ricerca di riconoscimento) che appartengono alla sua storia.

Spero di averle fornito una prima chiave di lettura e sarei ben lieta di esplorare con lei questi primi interrogativi, se lo desidera.

La saluto cordialmente.

Dr.ssa Marzia Dileo



29 marzo 2018

Sono una ragazza di 23 anni, 3 anni fa ho conosciuto un ragazzo, mi dice di non volere storie perché ha da poco finito un fidanzamento. Ci messaggiamo, ci incontriamo in giro, balliamo... non concludendo mai, dopo un po' , inizio a ignorarlo e lui si dimostra nervoso... se non lo saluto viene da me e dice "ciao è??".... 

Lo scorso gennaio ci siamo rivisti...da gennaio a febbraio lo incontro tutti i week end, talvolta con una. Decido di chiedergli di uscire per un caffè,  mi dice di no perché è fidanzato.  MI dichiaro per liberarmi da un peso, alla mia dichiarazione non dice niente. Da allora sono triste, penso ci dovevo provare prima soprattutto perché la ragazza con cui sta è bruttina e in sovrappeso, in amore l aspetto non conta, mi rodo di non essermi mai sentita alla sua altezza e non aver rischiato.

Vorrei un consiglio su come superare questa situazione. Grazie.

Gent.le Lettrice,

grazie per averci scritto. In relazione al suo vissuto, mi sento di sottolineare come le relazioni umane siano sempre complesse e particolareggiate, proprio perché ciascuna persona è unica ed irripetibile, così anche le sue reazioni comportamentali e psicologiche. Mi colpisce quando riferisce di “non essere alla sua altezza”, evidenziando quasi un senso di colpa per “ non aver rischiato”.

Ciascuno di noi ha i suoi tempi, soprattutto nei rapporti, non c’è un tempo giusto, tanto meno inappropriato, ha fatto quello che si sentiva di fare; probabilmente dovrebbe approfondire il tema della sua autostima, che l’ha portata a considerarsi inadeguata in tale circostanza. Nella vita passano infiniti treni, così come le occasioni, sta a noi e alla nostra determinazione, scegliere il binario giusto. Si interroghi, proprio per uscire da questa situazione, se tale sua modalità comportamentale è presente solo nella sfera sentimentale/relazionale e/o in qualche altra; il raggiungimento di un equilibrio e del benessere è un obiettivo fondamentale nella vita.

Spero di esserle stato utile, torni a scriverci, se vuole.

Grazie

dr. Cristian Caruso

 


16 marzo 2018

Cari psicologi,
 mi rivolgo a voi per un problema sul lavoro. E' un anno circa che mi sento molto frustrato perché per una ristrutturazione aziendale mi hanno di fatto demansionato. Ora passo le mie giornate in pratica a non far nulla alla scrivania.

Gli amici e parenti mi dicono che non mi devo lamentare e pensare ai licenziati , mentre io ho uno stipendio. Io in verità mi sento agitato e per questo il medico di base mi ha dato delle medicine per l'ansia.  Con le medicine sto un po' meglio, ma non sono comunque contento. Non ho voglia di fare niente, ho perso anche l'appetito sessuale con mia moglie, cosa che mi fa temere che potrebbe presto tradirmi. Quando torno a casa e mi chiedono com'è andata al lavoro invento un sacco di balle perché mi vergogno. Ecco, è la vergogna che sento più di tutte. Come posso affrontare questa situazione? Grazie L 

Dalla sua lettera mi sembra di capire che il cambio "forzato" che ha vissuto in ambito lavorativo abbia dato il LA ad una serie di altri fattori che le causano un notevole disagio personale. Il lavoro è un tassello dell'esistenza di una persona e di sicuro costituisce un importante aspetto identitario.

Mi sembra di capire che Lei ha vissuto questo cambio come un deprezzamento nei suoi confronti, un poco come se la direzione non abbia tenuto conto di quanto lei può valere.

Altri blog suggeriti: www.psicologia-semplice.it 









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