Lo psicologo-psicopedagogista di mamma e papà




LO PSICOLOGO DEI BAMBINI RISPONDE


183jpg



Sei una mamma o un papà

ed hai una domanda,

un dubbio

o una curiosità?

Scrivici, vedrai la risposta pubblicata qui

sotto entro 5 giorni lavorativi

scrivi a: psicomapa@psicologibase.it



12 giugno 2019

Buonasera,
      sono la mamma di un bambino di 10 anni. E' sempre stato un bimbo chiuso, poco chiacchierone, gioca da solo e parla poco. In questo periodo però ha saputo che l'anno prossimo il suo amichetto di scuola cambierà istituto e adesso non vuole più andare a scuola. Cosa posso fare? E' normale? Grazie
 


Gentile utente la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Capisco la sua preoccupazione e credo che la prima cosa importante sia rassicurarla su questo. E’ normale che il bambino viva con disagio il distacco dal suo compagno, è per lui una frustrazione ed una separazione importante. Sarebbe a questo proposito opportuno sostenerlo facendolo sentire accolto in questo suo dolore e rassicurandolo sul fatto che se anche divisi rimarranno amici e potranno vedersi al di fuori dell’ambito scolastico. Questo aiuterà il bambino a metabolizzare il suo disagio emotivo, aumentando la consapevolezza che comunque il suo amico ci sarà. Per quanto riguarda il suo essere un bambino introverso potreste aiutarlo aumentando gli stimoli di socializzazione ad esempio con sport di gruppo , ma l’importante resta sempre il rafforzare le sue potenzialità, in questo modo non solo la sua autostima aumenterà ma sarà in grado di adattarsi al contesto esterno in maniera più efficace e rispettando le proprie esigenze.

Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini


 30 maggio 2019

Buongiorno a tutti,
mi permetto di scriverVi per avere un opinione, aiuto o semplicemente dei consigli.
Sono la mamma di una bambina di quasi 11 Anni si chiama Giada.
Lei da quando era piccola ha fatto sport iniziando la la danza prepodeutica poi ha fatto un anno di aerobica , piscina e da ben 5 anni fa danza classica, le ama ballare..balla sempre.... ha fatto da poco il saggio di fine anno vederla BALLARE UNO SPETTACOLO, MA LA SCUOLA DOVE VA E A LIVELLO SOLO AMATORIALE.
Cosi parlando con mio marito e visto che la sua passione è ballare gli abbiamo proposto di farlo diventare lavoro, quindi studiare andare in una scuola piu' "seria".
Ma lei nn ci ha voluto ascoltare,come se lei nn avesse cosi tanto autostima di se stessa, lei nn crede di essere cosi brava per andare oltre, come se lei avesse paura di fare vedere ancora di piu quanto vale...quindi rimanda Ma sappiamo che nn è cosi ogni insegnante che ha incontrato tutte hanno detto sempre che è bravssima che ha fuoco che arde dentro di se!!!!
Cosa possiamo fare??
Vi ringrazio anticipatamente
cordialmente
s.

 

Gentile utente,

la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Leggendo la mail noto una certa preoccupazione da parte di voi genitori che credo sia importante contenere e riformulare. E’ giusto che voi riconosciate il talento della bambina e che vogliate per lei il meglio spronandola a fare di più, perché questo la porterà sicuramente a rinforzare questa sua passione rendendola sempre più importante. Allo stesso tempo però è indispensabile che la bambina con i suoi tempi riconosca dentro di sé questa grande capacità e la possa sfruttare come occasione di crescita anziché come fonte di ansia e paura. Credo semplicemente che vostra figlia si sia un pochino spaventata di fronte all’idea di dover affrontare una scuola più seria per paura di non essere all’altezza. A questo proposito ritengo opportuno aprire uno spazio di confronto con lei rassicurandola e sottolineando tutti i suoi punti di forza, questo l’aiuterà a consolidare una visione di sé più consapevole strutturando strategie di adattamento sempre più efficaci ed adeguate. La consapevolezza di potercela fare e di poter in qualsiasi momento contare sul vostro sostegno sarà la base sulla quale la ragazza potrà poi costruire la capacità di muoversi autonomamente e sperimentarsi in contesti nuovi. Tutto questo però credo sia opportuno farlo rispettando i tempi di vostra figlia; credo sia importante rassicurarla sulla possibilità di cambiare scuola di danza e sul fatto che potrà farlo quando se la sentirà e se vorrà, rinforzando allo stesso tempo tutte le sue potenzialità e capacità.

Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini



22 maggio 2019 


Salve la scrivo per conto di mio figlio ha 6 anni compiuti quest anno...poiche a scuola si comportava in modo diverso dagli altri non ascoltava l insegnate non volela fare le stesse cose dei suoi compagni di classe lo portato da un neuropsichiata per mia scelta...la maestra dice che e molto intelligente per la sua eta e supera i suoi compagni di classe a livello cognitivo ma non accetta le regole ed e molto idividualista quando conosce gia una cosa si scoccia di ripeterla perché lui gia la conosce e non gli in teresasa il resto..

i neuropsichiatri mi hanna detto che lui non ha nessuno problema...

ha fatto psicomotricita per un po di tempo ma la psicomotricista mi disse che era inutile continuare perché non ne aveva bisogno...

ora mi chiedo se fargli fare uno sport come il regby potesse aiutarlo a seguire le regole e stare con gli altri...non so come comportarmi…

 


Gentile utente la ringraziamo per averci contattato.

Credo sia importante aprire uno spazio di confronto con il bambino, coinvolgendolo nelle decisioni che lo riguardano e chiedendo direttamente a lui cosa gli piacerebbe fare come sport e perché. In questo modo il bambino può iniziare a soffermarsi sulle proprie esigenze mettendole in evidenza e sentendosi accolto ed ascoltato.

All’interno delle routines quotidiane familiari può essere utile renderlo partecipe in prima persona facendolo sentire responsabile ed attivo, mettendo allo stesso tempo in evidenza le regole da seguire accompagnate però da un’importanza al suo comportamento e alla sua presenza. Così facendo il bambino può concentrarsi di più sulle proprie azioni anziché solo sulla necessità di rispettare indicazioni e regole. Fare questo all’interno della famiglia lo aiuterà sicuramente ad adattarsi in maniera efficace anche agli altri contesti sociali, mettendo in risalto le proprie esigenze ma iniziando a gestirle anche in base alle richieste esterne. Un passaggio importante questo che lo farà sentire in grado di manifestare i propri bisogni con la consapevolezza che verranno ascoltati ed accolti.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini.  


23 aprile 2019


Buongiorno,

 Sono la mamma di una bambina di 7 anni.

Quest'anno ha iniziato un corso di musical che le piace molto ma negli ultimi tempi ha un'angoscia pazzesca per il saggio che si terrà il 30 maggio. Non vuole fare assolutamente il saggio xchè lei dice che si vergogna a farlo davanti a tutti.

La sera piange dicendomi che lei le lezioni le fa ma al saggio non vuole partecipare assolutamente.

Premetto che non è una bambina timida, va bene a scuola e si relazione in modo positivo con i compagni. Anche a scuola ha un po' l'ansia delle interrogazioni davanti a tutti o di andare alla lavagna.

Io sto insistendo che il saggio lo deve fare, che non è da sola ma con tutti i suoi amici.

Non so se è giusto insistere e "obbligarla" o se è meglio che faccia le sua lezioni e che al saggio non partecipi così da stare più tranquilla.

Grazie mille per la vostra risposta,

Saluti

M.G.

 

Gentile utente,

la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Credo che la prima cosa da fare sia tranquillizzare la bambina in merito alla difficoltà emotiva manifestata. Dirle di stare serena perché tutto andrà bene ed empatizzare con il suo stato d’animo sicuramente l’aiuterà ad abbassare l’ansia ed adottare le giuste strategie per affrontare la situazione. Senza entrare nel merito del fare o non fare il saggio, penso sarebbe importante farle presente che è normale avere un po’ di paura ma che siete sicuri andrà benissimo e soprattutto si divertirà. Sostenendola e contenendo la sua paura in questo senso sicuramente permetterete alla bambina di accogliere e metabolizzare le sue emozioni dando loro il giusto significato ed utilizzandole come strumento e non come impedimento. Rinforzare tutte le potenzialità della bambina e permetterle di riconoscerle le consentirà di sperimentare punti di forza ancora non esplorati e che l’aiuteranno ad affrontare la realtà esterna in maniera più efficace. Ovviamente il processo non sarà immediato, richiederà un po’ di tempo, quello necessario alla bambina per metabolizzare ed integrare il cambiamento, l’importante è che la bambina si senta sicura di potersi sperimentare con la convinzione che voi sarete in ogni momento disposti a sostenerla.

Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini






22 aprile 2019

Buongiorno,

sono mamma di una bambina di 7 anni, figlia unica, in prima elementare. Bimba timida con i coetanei, fa fatica a fare amicizia anche se comunque, in questi ultimi anni è migliorata molto. La bimba vorrebbe tanto una sorellina o fratellino ma che purtroppo, per vari motivi di noi genitori, non potrà avere. Lo dico perché ultimamente me lo chiede spesso.

La bimba ha la tendenza ad attaccarsi molto ad un’amica in particolare. L’ultimo anno di asilo ha avuto un piccolo “incidente” con la sua amica del cuore, che lei adorava (le ha tagliato una minuscola ciocca di capelli all’asilo) e, non sto a dilungarmi, in pratica i genitori di questa bimba hanno deciso ed influenzato la loro bimba, a non giocare più con mia figlia. La mia bimba ha sofferto molto per questa cosa, e non ha nemmeno capito il motivo di questo, perché non è successo immediatamente, ma dopo un certo periodo. Non mi dilungo ma, ho parlato con la mamma e so che è così.  Io ho spiegato a mia figlia che a volte capita che un’amichetta cambia simpatia. Purtroppo può succedere. Ma non vorrei che questo le abbia svegliato una certa ansia (non le ho detto la verità, mi pareva troppo difficile da capire per una bambina…  poi il senso di colpa.... non so, ho sbagliato?).

La mia bimba frequenta ora una scuola dove questa bimba non c’è. Noto però che in lei resta la tendenza ad attaccarsi molto ad una bambina in particolare, richiede molto la figura della “migliore amica” di cui si è sentita credo “privata” senza motivo. Ha vissuto un piccolo lutto. Veramente.

A volte dice che sono io la sua migliore amica e io le spiego che io sono la mamma, l’amichetta del cuore deve essere una bimba. Io so che quando mi fa questi discorsi, qualcosa è andato storto nella giornata.

Oltre ad attaccarsi troppo a una bimba in particolare (nel senso che anche a scuola vorrebbe stare sempre con lei, in tutto.. lavori di gruppo, qualsiasi cosa) ha difficoltà a giocare, ad esempio, in tre. In 2 gioca tranquilla, ma se il gioco è a tre non di rado lei viene “scartata”...e il gioco si rafforza fra le altre 2. L’ho osservata cercando di non farmene accorgere. Il fatto è che, quando sono in 3, non ha iniziativa. In tre è totalmente spiazzata. Va un po’ dietro alle altre che poi, interagiscono meglio, chiacchierano, e talvolta si dimenticano di mia figlia. Più di una volta le ho detto di non abbattersi, che capita (E’ capitato anche a me…. e invento storie...e le dico che poi si impara) … lei si rassicura.. poi le chiedo, come mai non vai tu da loro e non chiedi cosa fanno, che vuoi partecipare anche tu ? e lei risponde che ha paura di essere soffocante, e aggiunge, come è successo con l’amica dell’asilo, che poi non l’ha più voluta (credo ci sia stata una fase in cui lei la seguiva in tutto, quando si è resa conto che il rapporto non era più come prima, ovvero questa bimba non la cercava più).  E ho notato che a volte invece affanna, anche quando è con la bimba che ora ritiene sua migliore amica, ha talvolta una eccessiva parlantina… Vorrei capire come aiutarla… se è possibile. O se devo lasciare che impari da sola, che trovi piano piano il suo equilibrio. Io confido in questo. Quando si abbatte in genere mi limito a dire che la capisco e la rassicuro. Una volta è venuta via proprio piangendo a dirotto, non appena girato l’angolo.

Tra l’altro è una bimba molto intelligente, a scuola è brava. E ragiona forse un po’ troppo per la sua età. Tempo fa mi ha detto (riflettendo sul fatto che non tutti si sposano e hanno figli – anche li c’è arrivata da sola): “mamma ma se io non mi sposo, quando voi non ci siete più con chi sto?”. Ma come fa una bimba di questa età a fare già simili pensieri? Io le ho detto che la vita è piena di cose belle, di persone, di amici, e poi che lei si sposerà di sicuro perché è buona e bella. Non sapevo cosa dire. La cosa mi ha anche toccata perché avrei voluto darle tanto un fratello o una sorella ma non abbiamo potuto. E mi si ricollega tutto.

Vi prego non ditemi che sono io che ragiono troppo J . Datemi solo qualche dritta per supportarla su queste sue debolezze. Poi, il tempo, sicuramente l’aiuterà.

Grazie.


un piccolo “incidente” con la sua amica del cuore, che lei adorava (le ha tagliato una minuscola ciocca di capelli all’asilo) 

(non le ho detto la verità, mi pareva troppo difficile da capire per una bambina…  poi il senso di colpa.... non so, ho sbagliato?).

Non è che non ho brontolato mia figlia per il taglio di capelli all'amica, ci mancherebbe ! L'ho fatto eccome. E mi sono scusata con i genitori.

Ho spiegato a mia figlia che non si fa. Lei lo ha fatto senza un motivo particolare. Neanche giocavano alla parrucchiera. E mia figlia usava anche poco e male le forbici..

 

Quando scrivo che non le ho detto la verità, voglio dire che non le ho detto che è dipeso dall'influenza dei genitori ... cioè che i genitori non hanno digerito il taglio della ciocca alla loro bimba e che l'hanno ifluenzata a non cercarla più.

Lo hanno interpretato come un gesto brutto, di prevaricazione... non so.. come mi disse la mamma "da un'amica non te lo aspetti!". Ecco. volevo precisare questo.

 

  

Gentile utente,

la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Leggendo la sua email avverto una certa preoccupazione che credo opportuno contenere. Sua figlia sta manifestando una piccola difficoltà nell’instaurare relazioni con i pari e nel rendersi visibile nel piccolo gruppo sintomo di un po’ di insicurezza che va semplicemente accolta e riformulata. L’accaduto scatenante è stato sicuramente spiacevole per la bambina ma credo che lei si sia mossa bene ascoltandola e confortandola. Credo che ora sia opportuno continuare a sostenere in questo senso la bambina rinforzando le sue potenzialità e aiutandola a vedere e sperimentare tutte le sue qualità e punti di forza. Questo le consentirà di valorizzare parti di sé ad ora sconosciute e modulare i propri comportamenti anche in base a queste. Vedrà che piano piano anche la difficoltà ad approcciare gli altri lascerà il posto ad una maggior capacità di sperimentarsi in sicurezza. L’importante che anche voi genitori siate sicuri di questo passaggio, poiché la vostra sicurezza e fiducia arriva alla bambina, che a sua volta si sentirà protetta e in grado di poterlo fare. Ricordare spesso alla bambina che ce la può fare e che per qualsiasi cosa voi sarete pronti ad aiutarla aumenterà la sua autostima e la sua resilence individuale, consentendole di adattarsi in maniera più efficace all’ambiente esterno. Infine in merito alla sua preoccupazione relativa al come ha riformulato l’accaduto alla bambina, credo abbia fatto bene a dirle che sono cose che possono succedere, potrebbe essere opportuno anche dirle che capite il suo stato d’animo ma che andando avanti sicuramente si creerà altre belle amicizie; l’importante è che la bambina si senta rassicurata e sostenuta, strategie che voi genitori state già adottando e che rappresenta il principale strumento per permetterle un processo di cambiamento.

Per quanto riguarda la possibilità di stimolare le sue capacità relazionali credo potrebbe essere opportuno, se già non lo fa, farle frequentare uno sport di gruppo o altre attività che prevedano il confronto in piccoli gruppi di altri bambini.

Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini



19 marzo 2019

Gentile equipe,

 vi scrivo per richiedere il vostro parere in merito alla situazione che sto affrontando con il mio bimbo di 3 anni appena compiuti (18 febbraio).

 Da settembre l'ho iscritto in piscina al corso di acquaticità inizialmente con me in acqua. L'inizio è stato dei migliori: era euforico, ama l'acqua e subito ha mostrato di vivere bene la nuova situazione.

Dopo due lezioni la maestra mi ha fatto presente che il bimbo doveva passare nel corso più avanzato con gli altri bimbi in acqua senza genitori perchè non aveva paura dell'acqua. Già dalla seconda lezione mio figlio ha iniziato a lamentarsi, a non essere più allegro e a vivere sempre peggio il momento piscina. Alla 4 lezione piangeva dallo spogliatoio. Non mi sembrava fosse pronto per il passaggio di gennaio e mi chiedevo se come diceva la maestra la situazione sarebbe migliorata senza la mia presenza. A gennaio ha iniziato il nuovo corso...un disastro! Io resto al bar su richiesta dell'insegnante, mio figlio urla e piange tutta la lezione e mi sembra che la maestra lo stia prendendo molto di petto. In pratica finita ogni lezione si ripete la stessa scena con lei che si giustifica con me di averlo sgridato, di aver alzato la voce e lui che ascolta tranquillo mentre lei racconta. L'ultima lezione di venerdì la maestra dopo avermi detto di averlo sgridato, mi ha detto che lei a suo tempo con i suoi bimbi si era fatta aiutare da uno psicologo perché si era messa in discussione...e velatamente mi è sembrato un'invito. Mi ha anche detto che il bambino le ha chiesto scusa e lei ha risposto: le scuse sono inutili. Ora io mi domando, se non stiamo pretendendo troppo da lui. Non è mai andato al nido, ma è stato a casa con una baby sitter, sicuramente non è abituato alle regole dell'asilo e della scolarizzazione. Ma non può essere soltanto che non sia pronto per questa attività? Tutte le 4 maestre della struttura sportiva che l'hanno visto dicono che lui non ha paura è solo un capriccio, mio come madre mi domando ma se il capriccio manifesta un disagio non è giusto ascoltarlo? devo forzarlo a fare una cosa che gli crea una sofferenza? Lui non mi sà spiegare perché reagisca così..a fine lezione quando arrivo mi chiede "sono stato bravo?" e io gli dico sempre di sì, perché capisco che per lui è importante. Gli faccio presente anche che non bisogna piangere, e che è bello andare in piscina: inoltre la confusione nasce anche dal fatto che lui dice anche che è bello e gli è piaciuto ma solo quando è uscito ed è finita lezione e si sente "al sicuro"... O piuttosto non è che il disagio ce l'ha anche la maestra nei suoi confronti perché ha erroneamente detto che era pronto? e poi perché non propormi di tornare al corso precedente come ha fatto con altri? Scusate lo sfogo di una mamma perplessa... Grazie per l'attenzione, C.

 

Gentile utente la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Come prima cosa credo sia giusto contenere le sue preoccupazioni da mamma, dicendo che per i bambini tutti i cambiamenti sono difficili da affrontare e metabolizzare. Suo figlio sta sicuramente manifestando delle emozioni che riguardano la nuova esperienza, emozioni che contengono un semplice vissuto di incapacità ad adattarsi alla nuova situazione. Questa incapacità ovviamente non deve essere colta come impossibilità, il bambino a 3 anni manifesta in questo modo le sue paure, credo che lei le stia accogliendo e gestendo bene dato che è riuscita a non abbandonare l’attività sportiva e a rassicurarlo sul suo comportamento e le sue capacità. E’ stata molto brava ad affidarsi ai consigli dell’insegnante di nuoto, poiché ha riconosciuto in lei la capacità di gestire il comportamento del bambino in quello specifico ambito. Sono d’accordo con lei sul fatto che il bambino non essendo ancora scolarizzato possa far fatica ad adattarsi a regole che riguardano un gruppo, ma ciò non significa che non ci riuscirà, i bambini si adattano con grande facilità e con molta flessibilità adottano nuove strategie di autoregolazione. E’ importante che il bambino si senta sostenuto e riconosciuto, anche il pianto o il capriccio vanno spiegati come eventi di adattamento, “è normale che tu ti senta così, sono sicura che piano piano passerà e che ti divertirai di più, sei forte ce la farai”… in questo modo il bambino si sentirà al sicuro e contenuto, aumentando la propria autostima e capacità di sperimentarsi in situazioni nuove.

Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini.

 


12 marzo 2019

Buongiorno sono M.G. mamma di una bimba di 17 mesi. Mia figlia è sempre stata con me, alcune volte ma per poche ore l ho lasciata a mia suocera. Da quando ha un anno l ho mandata al nido perché non mi andava che stava tutto il giorno a casa, avevo paura si annoiasse e Poi sinceramente volevo si integrasse e potesse stare con altri bimbi. Non me ne pento nemmeno un po, lei adesso sembra felice, la mattina mi saluta e le educatrici mi dicono che lei è attenta, gioca.
È una bimba molto testarda, e io a casa cerco di non farla vincere sempre scatenando in lei reazioni che mi preoccupano non poco. Ha iniziato a darsi lei degli schiaffi in faccia e io le dico che non si fa e poi la distraggo. Evito di darle schiaffetti perche poi ho paura che lei possa pensare che gli schiaffi è un qualcosa che si usa. Altro disagio che sto vivendo da un paio di settimane e che mi sta angosciando è il rapporto che lei ha con mia suocera, che vede al Max 3 volte a settimana per un paio di ore sempre in presenza mia e di mio marito.
Appena arriva la nonna lei non mi considera più, gioca con lei ( devo dire che mia suocera è molto brava con la bimba, ma non la sgrida mai nemmeno quando fa cose che non adrebbero fatte, anzi se siamo noi a riprenderla lei se la prende e la consola dicendo: chi ti ha fatto piangere, vieni da nonna! Ancora una cosa che mi infastidisce molto è che da quando ha circa 7 mesi quando siamo da lei a cena lei puntualmente le dice vuoi dormire con nonna,, e adesso mia figlia ancora non capisce bene ma tra po che inizierà a capire io dovrò fare la cattiva della situazione e riportarla a casa anche piangendo, perché non esiste che lei resti lontana da casa la notte poi. Ma purtroppo mia suocera sembra non capire anzi gongola quando la bambina preferisce lei a me. Perché ultimamente sta succedendo questo appena andiamo via lei inizia a piangere disperata e non vuole tornarsene,e mia suocera mica mi aiuta a metterle il giubbino anzi se la prende in braccio e dice nonna ti accompagna giù. Allora intervengo e me la prendo poi appena siamp nelle scale la bimba smette. La stessa cosa accade se loro vanno via da casa lei inizia a piangere.
Il.problema è che se io.me la prendo da in braccio a mia suocera lei si dimena e si gira.
Questa cosa mi sta logorando non la vivo affatto bene. Da dire che mia suocera mi ha fatto passare i guai anche con mio marito appena è rimasta vedova, fa la vittima, facendo sentire in colpa i figli, tanto è che la figlia se le È portata a casa,cosa che io mai avrei potuto. Quindi ho paura che lei che veramente brava a far sentire in colpa gli altri non me e non vorrei mai lo facesse con mia figlia, perché se con mio marito ho perso le speranze con mia figlia non consentiro mai che lei diventi un altro burattino nelle sue mani. Mia figlia deve essere libera di fare quello che vuole.

Mi scuso per lo sfogo ma la sto vivendo veramente male.

Resto in attesa di un suo riscontro

M.G.

 

Gentile utente la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Leggendo la sua richiesta noto una certa carica emotiva che ritengo opportuno contenere. Concordo con lei sul fatto che la bambina debba condividere tempo e giochi con i coetanei, mandarla all’asilo è stata una scelta ottima in un’ottica di sviluppo emotivo e condivisione che l’aiuteranno a crescere confrontandosi con i coetanei e con le educatrici e gestendo le proprie esigenze anche in base al contesto. Per quanto riguarda l’ambiente familiare ovviamente è opportuno dare delle regole alla bambina sempre in un’ottica di sostenerla e permetterle di sviluppare buone capacità adattive e di autoregolazione. Quando fa i capricci e cerca di attirare l’attenzione dandosi schiaffetti fa bene lei a distrarla e non dare troppo peso al gesto stesso, ignorandolo piano piano cesserà di metterlo in atto. E’ importante che la bambina senta di essere accolta e valorizzata per tutte le sue potenzialità, sarebbe importante a questo proposito condividere con lei anche attività ricreative come disegnare pitturare o fare un gioco che le piace, questo le permetterà di aumentare la sua autostima e di conoscere parti di sé prima inesplorate.

Per quanto riguarda la relazione con la nonna; sarebbe opportuno che lei e suo marito decidiate le regole da dare alla bambina e le condividiate con tutte le altre figure che ruotano intorno alla stessa in ambito familiare. Ovviamente l’eccezione c’è ed è anche giusto a volte cambiare qualche piccolo schema purchè sia chiara l’importanza di dare alla bambina schemi educativi condivisi da tutti; la figura della nonna è importante per voi perché vi aiuta basta semplicemente chiedere la sua collaborazione su questo aspetto in questo momento di crescita e di cambiamento. E’ importante stabilire dei confini nella relazione proprio per dare alla bambina uno schema preciso che le permetta di autoregolarsi in maniera adattiva alle varie situazioni che si presentano.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini.


22 febbraio 2019

Gentili dottori,
                    sono la mamma di una bambina di 6 anni. Oggi sono andata ad udienze per la consegna delle pagelle e la maestra mi ha detto molte cose che mi hanno lasciata perplessa. Dice che vede mia figlia irrequieta sul banco, che si distrae facilmente e che le fa pensare ci possa essere qualcosa che la agita in famiglia. Io non le ho detto nulla però saranno fatti nostri? Ora ci sto pensando e mi chiedo se forse non ci siano problemi particolari. Il papà di mia figlia è più piccolo di me di 10 anni e quando ha saputo che ero in cinta e non volevo abortire non si è fatto più sentire per cinque anni. Adesso è tornato ed ha voluto rivedere la figlia. Capisco che possa essere turbata lei però cosa dovrei fare? Soprattutto le passerà, no? Che problemi dovrebbe avere nel rivedere il padre? Sono sicura non ci siano problemi di violenze ecc perchè lui è un tipo molto tranquillo e la vede sempre con me presente. Grazie

 

 Gentile utente,

la ringraziamo per essersi rivolta al nostro servizio.

Leggendo la sua email noto una certa preoccupazione che credo importante contenere. Le insegnanti le hanno riportato ciò che è emerso ai loro occhi, ossia che la bambina sta attraversando un periodo di difficoltà che dimostra attraverso distrazione. E’ normale che i bambini attraversino tali momenti che possono essere legati a semplici processi di crescita e cambiamento, momenti  che ovviamente li destabilizzano nell’attesa dell’avvenuta fase di adattamento, inoltre il fattore stanchezza in questa parte dell’anno scolastico non va sottovalutato perché il peso dell’anno comincia a farsi sentire. Pertanto ritengo opportuno contenere la sua preoccupazione suggerendole di accogliere serenamente la difficoltà manifestata dalla bambina facendola sentire compresa e sostenuta, normalizzando il fatto e chiedendole magari se c’e qualcosa in particolare che la stanca. Offrirle più spazi dedicati alla condivisione di giochi che la rilassano potrebbe essere un modo per permetterle di recuperare e sentirsi valorizzata. Così facendo la bambina sarà in grado di metabolizzare il passaggio ed appropriarsi di strategie di adattamento efficaci al processo di crescita e confacenti alle sue esigenze. Per il resto credo sia importante che la bambina continui a condividere parte del tempo con il papà come fatto fino a questo momento.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini


4 febbraio 2019

Gentili psicologi,
                          sono la zia di una bambina di 14 anni. Vi scrivo per una curiosità più che per un problema. Mia sorella ha una figlia di 14 anni appunto che fisicamente, è vero, non è molto carina perchè è cicciottella, acne, i capelli biondi fini fini. Con il padre non va molto d'accordo per motivi legati ad un rapporto difficile tra genitori di gelosie di mia sorella nei confronti di lui che non so bene se siano fondati o meno. Mia nipote ne risente di questo e spesso prende le parti della madre e dicendo a suo papà che non c'è mai, che è cattivo ecc... Non ci sono situazioni particolari in famiglia però es violenze o cose "strane". Ultimamente però il padre, forse stanco o stufo di avere sempre le due contro, ha iniziato a dire alla bambina che è brutta, che è grassa ecc... Lei ovviamente a lui non lo fa vedere troppo però ci rimane veramente male e ne ha parlato con me. Lo scorso fine settimana al pranzo di famiglia, durante un battibecco, le ha detto a tavola davanti a tutti: "Guardati tu come sei brutta, sembri una salsicciotta fruncolosa". Lei è scoppiata in un pianto a dirotto è andata in un'altra stanza, l'ho seguita e calmata un po'. La madre prima ed io poi abbiamo ripreso il padre dicendo che non deve fare così e spiegato che per una ragazza e pure in età adolescenziale è davvero una cosa che può far danno ricevere commenti così pesanti dal padre. Lui sembrava aver capito. Ieri sera però la bambina mi richiama piangendo dicendo che glielo ha detto di nuovo. Io ovviamente ho avvertito subito mia sorella (la madre) e lei ha litigato col marito. Avete qualche consiglio da darmi? Perché fa così lui? Possiamo la madre ed io migliorare questa situazione? Grazie per i consigli.

 

 

Risposta.

Gentile utente la ringraziamo per essersi rivolto al nostro servizio.

Ritengo opportuno sottolineare l’importanza di un accordo genitoriale come primo step per poter avviare un processo di cambiamento nella famiglia. I genitori devono condividere una linea educativa indipendentemente dal loro rapporto. Solo così la ragazza potrà adeguarsi ed adottare le strategie in suo possesso per affrontare il processo di crescita, evitando così di assumere posizioni di conflitto o preferenza verso un genitore piuttosto che un altro. Il primo consiglio che ritengo fondamentale è relativo alla necessità di offrire alla ragazza un clima di accoglienza ed empatia che le consenta di sentirsi ascoltata ed accettata per quello che è. Da qui potrà iniziare a modificare l’immagine di sé strutturando consapevolezza e strategie di adattamento più efficaci che le serviranno anche nell’ambiente esterno alla famiglia. L’accoglienza e l’ascolto la potranno aiutare ad aprire modalità di comunicazione con i genitori diverse perché più efficaci e motivanti. E’ importante che la ragazza ristabilisca dei confini nella relazione con i genitori rapportandosi a loro come figure di riferimento che la possono aiutare e sostenere in qualsiasi momento. Tutto ciò potrà modificare la relazione in una direzione di maggior consapevolezza e sostegno che saranno indispensabili alla ragazza nel suo percorso di crescita.

La ringrazio per l’attenzione.

Dott.ssa Stella Tessicini


5 dicembre 2018

Sono F. il papà di un bambino di 4 anni. Avrei voluto venire al vostro servizio A TU PER TU, ma purtroppo ho visto che a Roma ancora non c'è, se diversamente potete dirmelo? C'è mio fratello infatti che è in Trentino che ci è stato ed ha risolto i suoi gravi problemi familiari così, come consiglio, mi ha dato il vostro sito per info. In questa mail però vorrei parlarvi di un problema specifico con mio figlio. Io ho 60 anni mentre la mia compagna, del Costarica, ha 26 anni. Mi accorgo che nell'idea di educazione dei figli siamo molto diversi e questo ci porta ad avere molti conflitti: lei vuole che lui abbia tutto firmato per esempio (come lei) eccetera mentre io sono di educazione più sobria anche perché non siamo ricchi e la situazione è sempre più difficile per tutti. Comunque io vorrei che mio figlio iniziasse il prima possibile le scuole perchè sono vecchio e vorrei poi poter aiutare mio figlio a trovare un lavoro fisso così vorrei crescesse il prima possibile. Purtroppo questo non è semplice perchè invece mia moglie non vede al di là di domani, ma ha la mentalità del godiamoci l'oggi e domani si vedrà. Come psicologi vi chiedo allora cosa ne pensate di mandare a scuola un figlio intelligente certo, un anno prima? Potrebbero esserci degli effetti collaterali? Ci sono anche dei vantaggi visto che mio figlio non ha fratelli e così potrebbe confrontarsi con compagni più grandi che lo stimolino credo. Grazie per l'aiuto e del vostro davvero prezioso aiuto.

 

Gentile utente la ringrazio per essersi rivolto al nostro servizio.

Leggendo la sua richiesta noto una certa preoccupazione che ritengo utile contenere ed accogliere.

Credo che la prima cosa importante da definire sia una linea di accordo e coesione tra lei e la mamma del bambino. La condivisione di uno stile educativo univoco è il primo passo da fare per poter accompagnare vostro figlio nel suo naturale processo di crescita. Ovviamente è altrettanto importante non affrettare troppo i tempi e rispettare le varie tappe che il bambino naturalmente arriverà ad affrontare crescendo. Ritengo importante che vi concentriate su ciò che sia più utile per il bambino in questa fascia di età, sostenendolo a livello emotivo attraverso il gioco e l’accoglienza empatica, facendolo sentire accolto e rinforzando tutte le sue potenzialità. Questo gli permetterà di potenziare le sue capacità rendendolo in grado di adattarsi all’esterno in maniera efficace in base anche alle proprie esigenze.  

La scelta di mandarlo in primina ritengo utile rimandarla a quando sarà richiesto pensarci, per il momento credo prioritario soffermarsi sulla condivisione di uno stile educativo condiviso e concordato da voi genitori, che aiuti il bambino ad autoregolarsi conoscendosi ed adattandosi in maniera efficace alle richieste dell’ambiente circostante. Ritagliarsi momenti di gioco con il bambino, coinvolgerlo nelle routines quotidiane, possono essere piccole attività che vi aiuteranno a rafforzare la relazione, rendendola mezzo di condivisione e scambio.

 Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini


13 novembre 2018

Ho un bimbo di 11 anni frequenta la prima media ed è molto pigro, non ha voglia di fare sport di nessun tipo. Ha fatto karate per 4 anni e ora e dallo scorso anno che pur portandolo a vedere diversi sport niente. Sinceramente non so cosa fare, una parte di me vorrebbe forzarlo per non farlo stare tutti i pomeriggi in casa ( anche se ha da studiare ) ma alla fine dalle 17/18 in poi è sempre sul divano.

e l'altra parte di me mi dice che lo sport dovrebbe essere fatto con piacere non con sofferenza come invece lo affronta lui. Non ha problemi di peso o di rapporti con gli altri, ripeto è pigro e anche la scuola e i compiti per lui rappresentano un peso pur andando benino, ma potesse scegliere ovviamente non andrebbe nemmeno a scuola.

 Cosa devo fare ? a lui piace la magia ma qui dove abito io non ci sono corsi di magia e i pochi che ho trovato, fanno solo 4/5 lezioni a dei costi elevati.

 Grazie se mi date anche solo un dritta per capire che direzione prendere

 

Gentile utente,

la ringrazio per aver contattato il nostro servizio.

Leggendo la sua richiesta avverto un po’ di preoccupazione che credo sia giusto contenere.

Sono d’accordo con lei sul fatto che lo sport debba essere fatto con piacere e non sopra le forze, e credo che sia giusto far fare a suo figlio uno sport che lo faccia stare bene. Ritengo allo stesso tempo importante aprire uno spazio di confronto su questa chiusura effettuata, chiedendo al bambino se ci sia qualcosa che lo spaventa all’idea di iniziare una nuova esperienza di gruppo e in quel caso gestirla insieme. Il ragazzo potrebbe semplicemente aver bisogno di essere rassicurato ed accolto su una difficoltà che da solo non riesce a gestire, o che magari non identifica come tale. Valorizzare i suoi punti di forza e le sue qualità potrà aiutarlo a sperimentare una visione di sé più positiva e gratificante, accrescendo la propria resilence, ossia la capacità di adattarsi all’esterno in maniera efficace e consapevole. Tale piccolo passaggio sarà propedeutico ad un cambiamento nell’approccio all’esterno, passando da una modalità passiva ad una attiva, caratterizzata da auto-consapevolezza e capacità di gestire le richieste esterne in base alle proprie esigenze e caratteristiche personali.

 Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini

 


Sono la mamma di una bimba di 32 mesi. è un mesetto circa che fa i capricci per mangiare e mangia poco. Io purtroppo ho dovuto riprendere a lavorare perchè mio marito in questo periodo ha avuto dei problemi al lavoro. Penso sia il distacco che sente mia figlia (ora non la vedo dalle 8 della mattina fino la sera alle sette mentre prima eravamo insieme tutto il giorno). Sono un po' preoccupata. Avete dei consigli? Pensate possa avere un trauma per questo? Grazie

 

Gentile utente,

la ringrazio per essersi rivolto al nostro servizio.

Dalla sua richiesta emerge una certa preoccupazione in merito alla situazione che ritengo importante gestire per permettere di adattarvi al cambiamento in maniera efficace. Non parlerei di trauma assolutamente quanto piuttosto di cambiamento, un normale passaggio da una fase di costante contatto tra madre e figlia ad una di separazione, cosa che normalmente accade e alla quale tutti, adulti e bambini, fanno fatica ad adattarsi.

Credo che il mangiare poco sia la modalità con la quale la bambina esprima la sua difficoltà di adattamento al cambiamento; proprio per questo ritengo importante aiutarla a gestire tale disagio in maniera efficace permettendole di metabolizzarlo e affrontarlo.

A questo proposito sarebbe necessario ritagliarsi degli spazi di tempo a fine giornata nei quali dedicarsi con la bambina al gioco o ad un’attività a lei gradita, uno spazio solo vostro, all’interno del quale la bambina possa sentirsi rassicurata e al sicuro. Solo dopo aver raggiunto un certo livello di consapevolezza interiore relativamente la fatto che la mamma c’è sempre anche se con modalità differenti da prima, la bambina potrà affrontare in maniera efficace la nuova situazione. Anche il rapporto con il cibo sarà sostenuto da questo processo, una volta che la bambina avrà metabolizzato questa difficoltà e la saprà gestire in base alle proprie capacità. Sarebbe altresì importante dedicare tempo al momento dei pasti, in modo da renderli occasioni di scambio e condivisione e permettere quindi a sua figlia di affrontarli in maniera differente: mangiare insieme a lei, farsi aiutare nella fase di preparazione della tavola ad esempio dandole piccoli compiti sono delle semplici strategie che possono spostare la sua attenzione dal cibo alla propria autoefficacia personale, aumento il livello di autostima personale.

Ovviamente il cambiamento sarà graduale e richiederà del tempo, quello necessario ad entrambe per metabolizzare ed identificare in maniera efficace la nuova situazione, che vi porterà ad instaurare una modalità relazionale nuova, regolata in base alle esigenze di entrambe e gestita con efficacia e consapevolezza.

 Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini

2 ottobre 2018  

Gentili dottori, sono la mamma di una bambina di 4 anni. Sta per arrivare il secondo figlio ma lei dice che non lo vuole. Sono in cinta di nove settimane. Mio marito poi mi sono accorta si sta comportando in modo molto più freddo che con la prima e non capisco perché. Lui dice che la prima è un'emozione e la seconda ormai ci si abitua. Questo figlio l'ho voluto più io che lui è vero però era d'accordo. Mi sento sola. Ne parlo con mia mamma ma lei da quando è in pensione è sempre in giro a fare tutti i viaggi che dice di non aver potuto fare prima. Beata lei che si gode la vita. Io invece ho una vita con lavoro precario, un marito che guadagna, a quarant'anni meno di quanto non guadagnasse a venti perché ha cambiato lavoro per motivi di crisi. Io mi sento sola, frustrata ed ora un po' impaurita per il futuro. Sto pensando di abortire. Ho chiesto un parere a mio marito e lui dice che per lui è lo stesso, ma forse sarebbe meglio per il bilancio familiare se lo facessi. 

Che brutto essere soli. Potete aiutarmi? Grazie




 

Gentile utente,la ringrazio per essersi rivolto al nostro servizio.

Leggendo la sua email avverto un certo senso di smarrimento che ritengo opportuno accogliere e contenere come primo passo. Comprendo benissimo il suo stato d’animo data la situazione particolare che sta attraversando e credo che l’aver chiesto un supporto sia stato un passo importante verso un processo di comprensione e giusto contenimento di sé.

Ritengo importante e prioritario aprire uno spazio di confronto e dialogo con suo marito, spiegandogli il suo stato d’animo e cercando di coinvolgerlo attivamente nel suo sentirsi sola ed abbandonata. Parlare con lui e chiedere aiuto in un momento di normale fragilità potrebbe spronarlo a riflettere sulla situazione e venirle incontro secondo le sue possibilità. Le decisioni che riguardano la famiglia credo sia importante prenderle in sinergia dopo un accurato confronto e dialogo sincero. Aprirsi sicuramente l’aiuterà ad alleggerire il suo carico emotivo e a rafforzare il ruolo di suo marito. Anche quella che lei definisce freddezza in suo marito potrebbe essere il risultato di una forma di smarrimento e difficoltà, parlarne vi consentirà di dare a questo periodo il giusto significato, adottando poi le decisioni che riterrete opportune in base alle vostre esigenze in quanto famiglia. Riuscire a trovare il giusto canale di scambio comunicativo permetterà una comunicazione attiva ed il rinforzo della vostra resilienza, ossia capacità di affrontare le situazioni.

Allo stesso tempo credo sia importante per lei crearsi una rete extra familiare sulla quale poter far riferimento e che possa aiutarla in questo momento di transito e fatica.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini




19 luglio 2018

Sono il padre di una ragazza di 16 anni. Da quando ho avuto una seconda figlia dal mio terzo matrimonio, lei è diventata pesante, gelosa, e capricciosa. Capisco che sia gelosa però la seconda figlia è in fondo sua sorella. Con la mia terza moglie, più giovane di me, sta diventando un problema tanto che mi dice che si sta stancando. Non vorrei arrivare alla mia terza separazione.
Qualche consiglio?
Grazie P.P.

 

Gentile utente,

la ringrazio per essersi rivolto al nostro servizio.

Leggendo la sua richiesta percepisco una certa preoccupazione relativa alla gestione della relazione con sua figlia e con la sua compagna.

La fase che sta attraversando la ragazza è una fase delicata, proprio perché di passaggio dall’età infantile a quella adulta; la svolta adolescenziale impegna il ragazzo/a nel trovare la propria identità e nell’adottare nuove modalità per esporsi e rapportarsi con il mondo esterno, mediando tra sé e l’altro. Inoltre cambiando il modo di percepire la propria persona intesa in senso globale, la ragazza/o dovrà riuscire ad accogliere tali cambiamenti ed accettarli come propri. Ciò che risulta indispensabile è la capacità di adattarsi o meglio di sfruttare al massimo la propria resilence individuale, cogliendo nel cambiamento la possibilità di conoscere e fare proprie qualità e competenze prima non percepite.

Risulta per questo indispensabile che la ragazza trovandosi in questa fase delicata sia supportata e compresa nella sua difficoltà e fatica.

Credo che sua figlia abbia semplicemente bisogno di vedere riconosciuto uno spazio che sia solo vostro, nel quale potersi sentire libera di esprimere le sue esigenze a lei in quanto padre.  Questo non vuol dire affatto trascurare la sua compagna ed il nucleo familiare che si è creato; bensì fare in modo che la ragazza si senta riconosciuta e valorizzata in alcuni momenti che potete ritagliarvi per voi due. In queste circostanze sarebbe importante ascoltare la ragazza e rimandarle feedback di comprensione, accogliendo il suo stato d’animo e rinforzando tutte le sue qualità. Sentirsi riconosciuta ed accolta l’aiuterà ad aumentare la propria autostima, rafforzando la propria autoefficacia personale.

Solo dopo aver constatato che suo padre è pronto a sostenerla e a riconoscere le sue esigenze, sua figlia acquisirà la volontà di lasciarsi coinvolgere nel suo nuovo nucleo familiare. La sicurezza del suo sostegno, quindi, le offrirà gli strumenti per approcciarsi in maniera più positiva alla sua compagna, trovando punti di incontro e di mediazione.

Così facendo e separando la relazione con sua figlia dalla relazione con la sua compagna, potrà salvaguardarle entrambe, dando ad ognuna le attenzione che necessitano e meritano.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini

 


27 giugno 2018 

Buongiorno, sono una mamma di una bambina di 4 anni. Delle volte mi rendo conto di essere davvero in difficoltà con lei. Sin da piccola ho voluto che fosse la regina della casa, che avesse tutto e subito. Così è sempre stata capricciosa. Da piccola urlava e piangeva se subito non si esaudivano i desideri. Adesso che è grande non è cambiato nulla bisogna sempre assecondarla e stare a quello che vuole lei. Il problema è che in famiglia iniziamo ad avere anche problemi economici e così possiamo avere un tenore di vita più basso e poi ho dovuto cambiare lavoro anche io perché quello che avevo prima mi impegnava troppe poche ore ed era troppo poco remunerativo. Ho chiesto un aiuto ai nonni, ma ne gli uni né gli altri la vogliono tenere perché dicono essere troppo capricciosa e prepotente. Così i nonni che hanno la casa al mare vanno là da aprile fino ottobre così hanno la scusa di non esserci per la metà dell'anno, gli altri hanno sono sempre impegnati e comunque si danno ai viaggi pure loro e quando ci sono hanno sempre una scusa: visite mediche, visite ai parenti, lavori in casa… All'asilo litiga con tutti e non la sopporta nessuno. Ha solo un'amichetta che in realtà è la figlia della segretaria di mio marito e sospetto che la sopporti perché deve. Mi rendo contro che non dovevo viziarla così però ormai la situazione è davvero difficile. Quanto mio marito ed io torniamo dal lavoro è un continuo lagnare così la domenica e le feste. Cosa possiamo fare? Grazie  
 

 Gentile utente,

la ringrazio per essersi rivolta al nostro servizio.

Nel leggere la sua mail avverto una certa preoccupazione relativa alle difficoltà incontrate nella gestione di vostra figlia. Comprendo molto bene quanto possa essere per voi genitori faticoso contenere i continui capricci della bambina, finendo poi per sottomettervi alla sua volontà. Credo che la bambina si comporti seguendo uno schema che ha appreso da piccola, e che per lei ora risulti normale. E’ proprio a questo livello che bisogna intervenire ossia nel modificare ruoli e regole da rispettare: assumendo voi genitori il potere decisionale ed aiutandola a dare significati diversi alle sue esigenze e a identificarsi conoscendosi ed avvalorandosi.

Credo sia importante che stabiliate all’interno della famiglia delle piccole regole, condivise da voi genitori, che la bambina debba rispettare e che riguardino la scansione della giornata ed il come poter chiedere ed ottenere le cose. Stabilire ad esempio che non sempre si possa avere ciò che si vuole e che se anche lei alzerà la voce la situazione non cambierà, aiuterà la bambina a trovare e sperimentare modalità relazionali differenti, che poi magari potrà adottare anche negli altri contesti sociali. Capire che con il capriccio non prenderà più il potere della situazione le permetterà di conoscere di sé stessa capacità e comportamenti fin’ ora sconosciuti, focalizzando l’attenzione su competenze prima mai sperimentate. In questo modo la bambina riuscirà ad adattarsi al contesto senza necessariamente porsi in una posizione di egocentrismo, ma riconoscendo gli altri e gestendo le proprie esigenze in base alle richieste esterne. Tale modalità le permetterà dunque di approcciarsi ai coetanei accettando il confronto e gestendo la relazione in maniera via via sempre più competente. Tutto ciò risulta importante proprio per consentire alla bambina di modificare le proprie capacità di adattamento e di resilence individuale, ossia di far fronte alle richieste dell’ambiente in modo efficace.

Ovviamente il processo di cambiamento non sarà immediato, ma richiederà tempo e pazienza; è importante che voi crediate in questo cambiamento e che riconosciate nella bambina le capacità per farlo; tale consapevolezza sarà il sostegno emotivo che accompagnerà la bambina nel suo percorso di crescita.

Spero di esserle stata di aiuto, resto a completa disposizione.

Dott.ssa Stella Tessicini


7 giugno 2018 

Salve, sono la mamma di una ragazzina di 14 anni. Lei è una ragazza timida, carina fisicamente ed intelligente ed anche simpatica. Purtroppo non riesce a

legare molto con i ragazzini della sua età e questo la fa soffrire molto. Ho provato ad iscriverla a squadre sportive, attività come campeggio estivo ecc... ma vedo che lei fa fatica, tende a escludersi. Dice che vorrebbe avere delle amiche ma non riesce molto. Forse è un po' timida, ma vorrei aiutarla, come posso fare? Avete dei consigli?

Grazie

M.


Gentile utente la ringrazio per essersi rivolta al nostro servizio.

Leggendo la sua richiesta noto una certa preoccupazione nei confronti della difficoltà presentata da sua figlia. Ritengo innanzitutto necessario accogliere tale agitazione e rimandarle un feedback positivo di sostegno e tranquillità. La fase adolescenziale è un’età di per se faticosa ed impegnativa, in quanto ricca di cambiamenti, all’interno della quale ciascun ragazzo/a deve riconoscere se stesso/a e la propria identità; è abbastanza normale in queste circostanze incappare in qualche difficoltà di gestione ed autoregolazione. Comprendo proprio per questo la sua preoccupazione ma ritengo altrettanto importante normalizzare il tutto in termini di crescita e cambiamento.

A fronte di ciò il primo consiglio che ritengo opportuno sottoporre alla vostra attenzione rientra in una modalità comportamentale di sostegno e rinforzo nei confronti di sua figlia. Rinforzare tutte le qualità della ragazza, che lei ha ben esposto, può aiutarla sicuramente ad aumentare la propria autostima e la propria capacità di resilienza individuale. L’autostima è importante poiché presuppone un buon livello di consapevolezza personale delle proprie capacità e competenze ed un riconoscimento delle stesse in termini positivi; la resilienza individuale consentirà invece alla ragazza di adattarsi in maniera adeguata all’ambiente circostante, rispettando le proprie esigenze ed imparando a renderle note agli altri. Ritengo dunque che aprire uno spazio di dialogo sulle difficoltà che lei ha presentato in un’ottica di rinforzo delle qualità ed i punti di forza della ragazza potrà stimolarla a guadarsi con occhi diversi, e a sperimentare diverse modalità di approccio all’esterno, fiduciosa di poterlo fare e di poter contare sul vostro appoggio in qualsiasi occasione. Una maggiore fiducia in sé stessa e la consapevolezza delle proprie qualità sosterrà la ragazza nel trovare la giusta modalità per proporsi nelle relazioni con gli altri e per capire cosa sia più confacente alle proprie esigenze ed inclinazioni personali. Allo stesso tempo può risultare di aiuto accogliere e contenere la sofferenza della ragazza, normalizzandola e riflettendo sulla stessa in termini di possibili strategie di cambiamento.  

Spero di esservi stata di aiuto.

Resto a vostra completa disposizione.

Dott.ssa Stella Tessicini



24 maggio 2018

Gentili psicologi,


                        la mia domanda è molto diretta. Ho un bimbo di 6 anni che proprio non sa giocare con gli altri bambini. quando lo porto al parco litiga subito perché ruba le palle, le altalene, i giochi e finisce sempre per azzuffarsi o rimanere solo. Vedo che alla fine ci rimane male e questo mi dispiace molto. Io e suo padre (siamo separati da 3 anni) glielo diciamo sempre di non fare così, ma lui imperterrito continua sempre. A casa è più tranquillo, con noi gioca in modo meno arrogate e possessivo, ma non sappiamo né il motivo né come fare.

Avete qualche consiglio?

Grazie  

 

Gentile S.ra da quanto ci scrive mi sembra di notare un’incapacità di relazionarsi in maniera adeguata con i coetanei e di condividere un oggetto con altri. Questo La porta a preoccuparsi e dispiacersi perché lo vede solo e triste. Alcuni bambini socializzano in modo naturale, altri hanno difficoltà e ci vuole tempo per imparare a giocare in gruppo. Il bambino acquista la capacità di socializzare se ha vissuto in maniera serena e soddisfacente il rapporto con le figure familiari. E’ la serenità del contesto in cui vive e del suo vissuto interiore a permettergli di aprirsi in modo costruttivo agli altri. Il gioco è un importante strumento di crescita e mezzo per capire il mondo interiore del bambino, i suoi bisogni, l’armonia o disarmonia interiore. L’attività ludica gli permette di conoscere, controllare e gestire le frustrazioni nelle relazioni sociali; capire i suoi bisogni e mediarli con quelli degli altri. A quest’età comincia la complicità e la provocazione per scoprire l’altro e vedere com’è fatto. Essendo più tranquillo a casa potrebbe portare all’esterno la situazione che vive di separazione delle sue figure di riferimento. La prepotenza che manifesta potrebbe essere segno d’insicurezza e scarsa autostima. La componente aggressiva del suo comportamento è un modo di imporsi all’altro, di predominio e controllo fuori di una situazione che sente di non poter controllare e decidere. La manifestazione di disagio di fronte l’abbandono da parte degli altri (come Lei ha notato), segnala la capacità di registrare e prender consapevolezza delle sue emozioni. Da qui partire per aiutarlo a sviluppare capacità relazionali. Stargli vicino e fargli capire che è compreso e sostenuto ma viene disapprovato il suo comportamento. Si possono trovare insieme modalità più accettabili di comportarsi con gli altri.

Invitare a casa un amico ( con chi si trova a suo agio), e lasciarlo organizzare l’incontro e decidere cosa fare insieme.  

Se in casa non ci sono fratelli servirsi del gioco con il genitore come modo per imparare a condividere qualcosa lodando il suo comportamento corretto.

Farsi aiutare nelle piccole attività domestiche quotidiane, dando risalto all’importanza della collaborazione e condivisione nel fare le cose al fine di arrivare a buoni risultati.

Sottolineare l’aspetto piacevole e divertente del giocare insieme perché il gioco è comunicazione con l’altro basato sulla condivisione.

Leggere libri che parlano di amicizia e condivisione paragonando le situazioni narrate a quelle reali che incontra.

Il genitore diventa esempio di comportamenti appropriati nelle relazioni sociali. La sua presenza, l’ascolto, la comprensione di ciò che lo agita, lo fa sentire più sicuro. La tranquillità e sicurezza lo aiutano a esser consapevole dei suoi stati emotivi e adattare i suoi desideri alla realtà che lo circonda così da arrangiarsi ad essa e alle relazioni che vivrà crescendo. Quanto scritto potrebbe esserle di aiuto nella gestione del disagio che vive suo figlio. Anche il bambino metterà in campo altre risorse e con il calore dei genitori potrà trovare la maniera più adeguata per stare nel gruppo. La ringrazio per essersi rivolta a noi e la saluto cordialmente.

D.ssa Alessandra Calvario


07 maggio 2018 

Buongiorno,

sono la mamma di un bambino di 2 anni. Sul vostro FB ho letto di un problema analogo al mio così ho pensato di potervi scrivere del mio. Ho mia figlia che mi è sempre addosso, sta solo col papà e comunque se io sono in casa, dorme solo se la si fa addormentare cullandola e poi si sveglia nel cuore della notte e bisogna cullarlo di nuovo.

Con mio marito litighiamo di continuo perché e colpa mia e sua di questo e di quello di cui sentiamo il peso ormai troppo a lungo. Ho letto da qualche parte che questi bambini possono diventare problematici da più grandi. E' vero? Sapreste aiutarmi per non trovarmi anche io un ragazzo come quelli che sento da amiche che sono troppo introversi, con problemi a rapportarsi con gli altri, spesso violenti. Sinceramente penso che sia dovuto ad un problema di educazione da più piccoli, ma oggi 

è molto difficile perché tutti ci sanno dire cosa è sbagliato fare ma non cosa sia giusto fare come genitori.

I risultati però mi sembrano allarmanti senza arrivare ai casi che si vedono in televisione. Per questo cerco di dare tutte le coccole che posso a mio figlio, ma mi domando se sia giusto. Ho letto poi in FB che avete scritto che i disturbi del sonno sono funzionali. Cosa significa esattamente? Grazie tante.

Cordialità 



Buonasera,

la ringrazio per averci contattato.

Leggendo la sua richiesta mi sembra di percepire una certa preoccupazione in merito al problema presentato. Vorrei innanzitutto tranquillizzarla dicendo che molti bambini presentano problemi relativi al sonno e alla difficoltà di separazione dalla figura di riferimento i quali non necessariamente implicano il dispiegarsi di ulteriori problematiche o disagi.

La vostra volontà di mettervi in gioco chiedendo un aiuto è già di per se un primo passo per cercare di risolvere la situazione e adottare modalità relazionali diverse, perché maggiormente adattive per voi e per la bambina.

Il primo passo da compiere in una prospettiva di cambiamento riguarda un accordo di intenti tra voi genitori, partendo da uno spostamento di prospettiva: non più uno scambio di colpe bensì la condivisione di un obiettivo comune, adottando strategie comportamentali non solo condivise ma anche e soprattutto accolte ed avallate in primis da voi stessi. Risulta indispensabile, infatti, che entrambi i genitori interiorizzino la consapevolezza che seppur faticoso il processo di cambiamento aiuterà il bambino ad adattarsi al contesto in maniera più funzionale, sfruttando tutte le proprie capacità di “resilence” individuale.

Ovviamente non sarà un cammino semplice, ci vorrà del tempo prima che la bambina si abitui al cambiamento, ma percependo sicurezza e consapevolezza da parte vostra riuscirà ad accogliere il nuovo messaggio, interiorizzandolo e metabolizzandolo secondo i propri tempi e le proprie modalità.

Per ciò che concerne il problema presentato è importante che cominciate a tranquillizzare la bambina in merito al fatto che mamma e papà ci sono sempre anche se stanno in un’altra stanza o si allontanano per un po’; questo è fondamentale poiché i bambini vivono ogni piccolo spostamento come un abbandono. Successivamente potrebbe essere utile iniziare a farla familiarizzare con il suo lettino o la sua stanza utilizzandoli come strumento di gioco e di condivisione con voi genitori. Si potrebbe pensare di far scegliere alla bambina un peluche preferito con il quale potersi addormentare, oppure trascorrere con lei sessioni di gioco nella sua stanza. Inoltre scandire il momento della nanna con delle routine strutturate, coccole e racconto della fiaba ad esempio, può aiutare la bambina a riconoscere tale circostanza come piacevole acquisendo capacità fin’ora non sperimentate per paura di separarsi. Nel momento in cui la bambina acquisirà una certa dose di sicurezza allora sarà in grado di sganciarsi ed aprirsi all’esterno perché più sicura e consapevole delle proprie risorse.

Ovviamente la risposta della bambina sarà un processo di adattamento lento e graduale per lei abbastanza faticoso, è bene non farsi spaventare dalla sua paura ma gestirla in termini di emozione positiva per lei e per voi: “ lo so che hai paura, mamma e papà ci sono e ti aiutano perché ce la puoi fare ”.

Spero di esservi stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini


26 marzo 2018

Salve dottori, 
                    mi rivolgo a voi perché sono molto preoccupato per mio figlio. Lui ha 5 anni e non vuole più andare all'asilo. E' da un paio di mesi che lo fa ed io non so cosa pensare. E' un bambino socievole, di solito curioso ed è sempre andato senza problemi. ne ho parlato con mia moglie  ed anche lei lo ha notato. Poi ho visto al telegiornale un servizio di alcune maestre che picchiavano i bambini a scuola. Ho pensato anche a quello... Voi che ne pensate? Grazie  


Gent.le S.re la preoccupazione che ci espone parte da un tema frequente e a volte transitorio a cui molti genitori sono chiamati a far fronte. Il rifiuto di andare a scuola si riconduce in genere a una difficoltà di distacco dalla mamma, all’ansia e paura di abbandono. Considerata l’età di Suo figlio credo sia superata la fase d’inserimento scolastico anche se ora oppone resistenza. Il desiderio di non andare a scuola può essere la punta dell’iceberg sotto cui si possono nascondere altri problemi.

I motivi possono essere tanti e vari. Ogni bambino è un individuo a sé e la reazione potrebbe essere legata a fattori presenti nell’ambito familiare. Genitori troppo ansiosi, permissivi o in disaccordo tra di loro, il ruolo che ha il bambino nel nucleo familiare, l’arrivo di un fratellino. A volte ci potrebbe essere un maltrattamento di tipo psicologico e il bambino sente di non poter manifestare ciò che prova. Capita di essere sgridati, non accettare le regole, che succeda qualcosa con i compagni o aver vissuto un’esperienza negativa durante un gioco.

Dopo tanti spiacevoli fatti accaduti è comprensibile la sua preoccupazione, ansia e forse anche diffidenza verso la scuola. Potrebbe essere allora, utile indagare e parlare con le maestre o confrontarsi con altri genitori e confrontare l’atteggiamento del bambino in classe e a casa. Per prima cosa mettersi in ascolto. Non occorre un atteggiamento autoritario ma accogliente. Ritagliare un momento in cui farsi raccontare la giornata o fare un gioco insieme. Chiedere cosa succede quando si va a scuola e se non sta bene può rivolgersi all’insegnante. Va aiutato a esporre ciò che prova, definire la sua emozione in modo da registrarla e gestirla e spronato a trovare una soluzione.

Così il bambino acquisisce consapevolezza di se e del suo mondo, racconta all’altro e a sè stesso il suo disagio e le situazioni che lo incrementano. Deve sentirsi amato e rassicurato, capire che è importante andare a scuola, star con gli altri, e ciò che lascia a casa lo ritroverà, incluso l’affetto dei genitori. Queste rassicurazioni sono in linea con un atteggiamento fermo sull’intenzione di mandarlo a scuola ma senza ricompense che potrebbero non avere un effetto educativo. La ritualità dei gesti (le sue abitudini la mattina), è importante perché gli dà stabilità fiducia e la sicurezza che si va in un luogo dove troverà accudimento e tranquillità. Il gruppo classe rispecchia le dinamiche e tensioni che ritrova nella società.

La scuola è il terreno in cui si formano gruppi che lo aiutano nella crescita. I bambini crescono ogni giorno e acquisiscono diverse competenze imparando ad affrontare il mondo. Sono più sensibili ai cambiamenti ma se vissuti serenamente sono più adattabili degli adulti. Un dialogo confidenziale col genitore permette di acquisire consapevolezza delle proprie esperienze ed emozioni, riconoscerle e gestirle con le risorse di cui dispone alla sua età. Con la speranza di averla aiutata a far ulteriori riflessioni la ringrazio per averci scritto. Un cordiale saluto.

Dr.ssa Alessandra Calvario


6 marzo 2018

Buongiorno, spero possiate aiutarmi.
Sono il padre di una bambina di 5 anni. Lei è uguale a sua madre: viziata, molto sensibile e con un limite alla frustrazione praticamente nullo. Faccio un esempio: se nel piatto sta mangiando un pomodoro e magari trova un  capello scoppia in pianti e urli.

Con noi genitori è sempre direttiva e impertinente: vuole tutto e subito, si stufa dopo poco di fare ogni cosa. La cosa che più mi preoccupa però e su cui faccio molta fatica, è che adesso sta prendendo il brutto vizio di picchiarci. Mentre a sua madre va bene e ride (perché non sa come altro comportarsi) io penso che i genitori debbano essere rispettati e non picchiati dai figli, soprattutto per capriccio.

Mia moglie dice che lei deve essere sempre contenta e che se vuole qualcosa deve avere tutto e se ci picchia è perché ce lo meritiamo. Io sono del tutto in disaccordo, non ho nessuna intenzione di accettare un comportamento del genere per amore mio personale. Sono un medico e così ho chiesto un consiglio ad un collega psichiatra. Lui mi ha anche edotto dell'importanza dei limiti (educazione e contenimento) nella formazione infantile anche perché altrimenti si "generano" ha usato proprio questo verbo, strutture o funzionamenti narcisistici.  Di questo ne sono anche io persuaso, ma vedo che molta letteratura psicologica non tratta questo argomento.

Guardo però telegiornali e sento la quotidianità di molte persone in giro e sinceramente mi sembra di poter condividere quanto mi ha detto il collega. Vorrei però capire cosa posso fare. So che avete un approccio psicologico nuovo forse più centrato ai nuovi bisogni contemporanei. Potete aiutarmi? So che ci vorrebbe un colloquio anamnestico probabilmente però se potete darmi una prima indicazione ve ne sarei grato. Grazie molte per l'aiuto. T.L.



Buongiorno,

la ringrazio per essersi rivolto al nostro servizio.

Leggendo la sua richiesta mi sembra di notare una certa preoccupazione nei riguardi dell’educazione e della crescita della vostra bambina, soprattutto in merito alla differente modalità di approccio tra lei e sua moglie.

Credo che il primo punto da trattare sia proprio questo, i bambini, in quanto molto furbi ed intelligenti, scelgono sempre la via più facile e meno impegnativa. Se tra due genitori ce n’è uno che cede è chiaro che la bambina si approfitterà di questo, mettendo in atto una serie di comportamenti che la portano poi a manipolare la situazione gestendola.

Ritengo pertanto opportuno a questo proposito che lei e sua moglie riflettiate sull’importanza di convinzioni educative comuni ed univoche, che riescano a canalizzare l’attenzione della bambina, senza permetterle di decidere e gestire. I limiti e le regole sono importanti poiché aiutano i bambini a porre ordine dentro di sé, interiorizzando concetti e regole che poi resteranno loro per sempre e che li condurranno anche nella vita sociale extra-familiare. Sicuramente porre dei limiti e dire dei “no” non è cosa facile per un genitore, ma la consapevolezza che quel comportamento renderà il bambino consapevole ed in grado di gestire poi anche le frustrazioni provenienti dal mondo esterno, vi aiuterà a seguire questa strada considerandola la più faticosa ma la più efficace in termini di adattamento e regolazione personale. Adattarsi in maniera efficace e positiva significa appunto riuscire a scendere a compromessi, mettersi nei panni dell’altro e cercare, ove richiesto, di arrangiarsi e trovare una soluzione che sia proficua per sé e per gli altri.

Quando parlo di regole e di limiti mi riferisco a dei punti chiari, pochi ma condivisi tra di voi, sui quali non si può transigere; uno fra questi potrebbe essere iniziare ad arginare l’azione del menarvi, aprendo su questo un piccolo spazio di riflessione, spiegando alla bambina che tale azione non va fatta perché potrebbe essere pericolosa; probabilmente lei ad ora la associa ad un’attività divertente ed efficace, modificarne il significato la metterà in condizioni di interiorizzare una nuova regola e di rispettarla poi piano piano.

I bambini sono pieni di risorse e si adattano facilmente ai cambiamenti, vedrà che, seppur con qualche resistenza iniziale, sua figlia riuscirà a trovare il giusto arrangiamento, utilizzando la sua resilienza, ossia la capacità di modellare il proprio comportamento in base anche alle richieste dell’ambiente circostante.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini




26/03/2018

Sono la mamma di una bambina di 7 anni che non riesco a gestire. Fa sempre i capricci per tutto: lavarsi, dormire, mette tutta la casa sotto sopra. Il suo comportamento era diventato difficile da gestire quando ripresi il lavoro (dopo 3 anni di maternità), ma allora risolvetti il problema grazie a mia madre che si rese disponibile a tenere mia figlia quando non c'ero. Purtroppo mia mamma è stata ricoverata in ospedale alcuni mesi fa ed ora che è tornata a casa non se la sente di tenerla ancora.

Ho provato a lasciarla con una babysitter ma non vuole stare con nessuno se non con me o col padre quando non è a scuola. Anche con mio marito non è un buon periodo perché tra noi non c'è molta intesa di coppia così se gli chiedo di intervenire spesso lui non lo fa (credo per dispetto).

Quando torno a casa sono molto stanca perché anche il lavoro mi assorbe molte energie ed essendo su turni mi trovo spesso impegnata anche la domenica e festivi. Mi sembra tutto difficile. Vorrei sapere se ci sia un modo per riuscire  a tranquillizzare mia figlia perché, almeno a casa, avrei bisogno di maggiore serenità. Grazie 


Gentile S.ra da quanto mi espone trovo tanti elementi che la portano a dover riorganizzare la routine quotidiana e a risentire dei cambiamenti avvenuti nella sua vita familiare e coniugale con conseguente e comprensibile stato di preoccupazione e difficoltà percepita. Non si tratta solo di gestire l’evento ma anche l’emozione che trasmette. Prevale un livello di stress che potremmo definire burn-out genitoriale.

E’ la risposta a una situazione percepita stressante da lasciare impotenti e disorientati. Il pensiero fisso diventa Sua figlia ingestibile e difficile. In genere i bambini a 7 anni affrontano nuovi compiti evolutivi come adattarsi alle regole del contesto scolastico, a volte competitivo, imparare a relazionarsi con i coetanei, ( si formano i primi gruppi), a raggiungere l’autonomia personale e più facilmente dicono no a cose che prima facevano. In questo momento di crescita sviluppano paure, come essere lasciati soli dai genitori e reagiscono modificando il loro comportamento.

Sua figlia come Lei potrebbe risentire dei cambiamenti nel suo contesto di vita anche delle figure di riferimento. Vi sono momenti difficili nella vita di un adulto che incidono sul proprio figlio producendo disagio nascosto dietro un comportamento irrequieto che va accolto e ascoltato. Nascono con il calore dei genitori in un mondo tranquillo per poi trovarsi proiettati nel caos della società correndo a ritmi folli, difficili da mantenere anche per gli adulti. In tali situazioni circolano emozioni alternanti tra rabbia, tristezza e delusione rimaste represse e bloccate dentro senza riuscire a gestirle. La spinta all’autonomia e il desiderio di trovare un proprio posto o la sensazione di poter controllare la situazione rendono il comportamento inappropriato e ingestibile.

Sarebbe meglio ricorrere a premi più che a punizioni. La comunicazione è importante quanto l’ascolto e va calibrata su parole positive che generano emozioni positive. E’ importante ciò che il proprio figlio dice invitandolo a esporsi trasmettendogli rassicurazione e fiducia di poter contare sulla presenza e l’attenzione non giudicante dell’adulto. Stabilire un programma di gratificazioni potrebbe esser utile così che sia più motivato a fare qualcosa per ottenere un risultato positivo, canalizzando le emozioni in attività. Si costruisce insieme il suo mondo in modo che la sua autostima cresca e diventi capace di gestire l’aspetto emotivo che lo eccita e lo spaventa.

Il premio rappresenta l’incentivo a provare nuove modalità di comportamento così da non aggrapparsi a posizioni rigide ma adattarsi e arrangiarsi flessibilmente alle mutevoli situazioni. Le regole devono esser poche semplici e chiare. Lo spazio condiviso insieme, (un breve momento della giornata), è il campo in cui infondere la fiducia nelle proprie capacità di comportarsi adeguatamente con la consapevolezza delle frustrazioni e la registrazione delle emozioni da tirare fuori. La gestione di comportamenti oppositivi richiede tempo e pazienza. Come l’adulto anche il bambino deve far leva sui suoi punti di forza modulando emozioni e azioni in base al contesto in cui è immerso con il sostegno e l’aiuto in questo iniziale arrangiamento alla realtà.

Sperando ciò sia utile spunto di riflessioni La ringrazio per averci scritto e la saluto cordialmente.

dr.ssa Alessandra Calvario


05/03/2018

Gentili dottori e dottoresse,
                prima di tutto vorrei ringraziarvi anche per questo bel servizio che offrite che seguo da alcune settimane perché ho scoperto da poco, ma trovo molto utile, mentre conoscevo già il servizio  A TU PER TU che ha utilizzato mia figlia maggiore e l'ha aiutata moltissimo. 

Così mi rivolgo ancora a voi, ma questa volta per una domanda sul mia figlia minore.  Questa frequenta l'ultimo anno di scuola superiore, ma improvvisamente, da qualche settimana, ha iniziato ad accusare dolori alla pancia improvvisi e dice che non sa se andare a scuola fino all'ultimo perché dice di sentirsi male. Lei in realtà ha molta paura della maturità e credo che questo si stia facendo sentire. Lei dice che non vuole lasciare le sue compagne, con cui ha un rapporto bellissimo, che non sa se continuare a studiare perché tanto non serve a niente al giorno d'oggi in più, si è anche lasciata con il fidanzato, sembra perché le dava sempre torto. 

E' una ragazza che è sempre stata un po' rigida, ha sempre fatto fatica nei cambiamenti (es. passare da una scuola all'altra, cambiare compagni...) però quando era bambina la capivo di più. 

Ho letto il libro giallo, "Mi aggiorno o mi adatto?" del dr. Unterrichter ed ho trovato molti spunti. Secondo me avrebbe bisogno di  aggiornarsi e registrare un po' le sue emozioni ma se glielo dico io sembra che voglia fare la mamma rompiscatole. Le ho detto allora di andare al servizio   A TU PER TU anche lei, ma siccome è ancora minorenne ed io e mio marito siamo separati, lui mi fa difficoltà per firmare il consenso (lo fa per ogni cosa che pensa mi faccia dispiacere). 
Così ho pensato di chiedere a voi. 

Potete aiutarmi?

Grazie ancora saluti

Mamma L. 

Gentile utente,

la ringraziamo per essersi di nuovo rivolto a noi.

Leggendo la sua richiesta ho notato come lei abbia già individuato gli elementi scatenanti del disagio che sua figlia sta affrontando, ossia la paura della maturità e la difficoltà ad adattarsi a nuovi contesti con conseguente rigidità relazionale.L’età della ragazza è già di per sé una fase delicata poiché di passaggio che comporta un aumento di responsabilità ed un cambiamento totale nel rapportarsi con se stessi e con la realtà esterna.

Credo sia utile per la ragazza aprire uno spazio di confronto e condivisione affrontando in primis la paura che la blocca nell’andare a scuola.

Accogliere il disagio, offrire un confronto di a sua figlia condividendolipuò aiutarla ad attraversare questa fase, registrando la propria emozionalità e dando un significati differenti trovando così degli arrangiamenti alla propria vita e quindi modi di pensare e soluzioni nuove. In questo senso potrebbe essere utile spiegare che la maturità è un traguardo importante e che è normale averne paura, ma che comunque lei ha tutte le qualità per affrontarla. Fare ciò può rivelarsi utile sia in termini di regolazione emotiva interna sia in termini di autoefficacia personale.

La paura è di per sé un’emozione forte che può bloccare se non gestita adeguatamente, per questo potrebbe essere utile riflettere sul disagio incontrato, aiutando la ragazza a valorizzare anche i suoi punti di forza. Sottolineare ed enfatizzare le risorse personali di sua figlia può aiutarla a spostare il focus attentivo dalla paura alla propria autoefficacia personale, riconoscendo doti di sé non viste fin’ ora. In questo modo viene attivata la resilenza individuale, ossia la capacità di far fronte agli eventi in maniera adeguata ed efficace, con conseguente adattamento all’ambiente circostante.

Quanto alla rigidità relazionale palesata in vari contesti, credo che, una volta interiorizzata un’immagine di sé come più autoefficace e competente, possa lasciare il posto ad una maggior flessibilità e capacità di regolazione emotiva.

Sarebbe opportuno incentivare la ragazza a frequentare contesti extra scolastici e familiari, scegliersi uno sport o un hobby al quale dedicare del tempo in un’ottica di riconoscimento di sé.

Spero di esserle stata di aiuto.

Dott.ssa Stella Tessicini



19/02/2018

Gentili dottori,
                         sono la mamma di una bambina di 6 anni. E' una bambina poco intraprendente, timida, molto tranquilla. Mio marito ed io siamo invece due liberi professionisti dinamici sempre attivi e delle volte abbiamo un po' paura che  Anna, possa essere poco dotata intellettualmente.

Sappiamo che esistono dei test ma non sappiamo come e dove potergliene far fare uno, serio. In giro, sappiamo che c'è un po' di tutto. Sapreste indicarci di che tipo di test si tratta e come funzionano ? Ci dobbiamo rivolgere ad un professionista privato per sottoporla al test?

Grazie  


Gentile S.ra La ringrazio di averci scritto e darci la possibilità di offrirle, non solo, spunti di riflessione ma anche una visione alternativa di una caratteristica che mi sembra prevalere nel carattere di Sua figlia; : la timidezza.

E’ un tratto di personalità diffuso tra i bambini, spesso si tratta di una fase passeggera della crescita che scompare con l’adolescenza. Il temperamento del bambino è innato. Alcuni nascono espansivi e socievoli, altri timidi e riservati. La timidezza è spesso percepita come un problema o difetto da risolvere. In realtà è una caratteristica della personalità che va accettata come tale. Nella moderna società irrompe lo stereotipo sociale che vede il bambino estroverso felice, forte, vincente con un atteggiamento vivace e curioso; mentre il timido, introverso più tranquillo, meno loquace, come debole e oggetto di azioni offensive. In base a questo è comprensibile che i genitori possano temere la timidezza anziché apprezzarla. Più che rispondere alla sua domanda Le confermo ciò che già lei sa riguardo l’esistenza di test, aggiungendo che ce ne sono di vari tipi volti a delineare un profilo cognitivo del bambino testandolo, tramite domande o prove di performance, sulle varie aree di apprendimento. Ma prima sarebbe forse più utile non trattare o confondere la timidezza con una disabilità. Essa ha anche dei lati positivi. Le persone timide sono più introspettive, intuitive, intelligenti e con una grande sensibilità. Importante essere supportivi e comprensivi verso questi bambini meno appariscenti, valorizzandone le doti nascoste.

Ogni bambino ha i suoi tempi di maturazione psicologica. Il timido ha poca fiducia nelle sue capacità e paura di esporsi al giudizio altrui. Può aver bisogno di più tempo per inserirsi in nuovi contesti perciò va esposto gradualmente e preparato a nuove situazioni. Se sente che questo lato del suo carattere viene accettato senza giudizio si sentirà più sereno e riuscirà con i suoi tempi ad affrontare più facilmente la timidezza. Potrebbe essere utile stimolare il proprio figlio a organizzare incontri con altri bambini, altrettanto calmi, in modo da aprirsi maggiormente.

Oppure indirizzarlo verso attività sportive, artistiche o teatrali, scelte insieme, presentandole come divertenti sollecitando la sua curiosità. Esser timidi fa sentir maggiore ansia nelle situazioni sociali ma non necessariamente rende la vita difficoltosa. Porta anche a difficoltà ad esporsi ed esternare i propri sentimenti, temendo che siano insignificanti e sbagliati. L’appoggio, il sostegno e la comprensione, stimolandolo a parlare di sé e di ciò che sente lo renderebbero più consapevole del suo mondo emotivo. Dentro e fuori di sé ha delle competenze per far fronte al complesso mondo esterno. La spiccata sensibilità e intelligenza, derivanti da un temperamento timido, diventano una risorsa, nel momento in cui è richiesta una scelta tra più opportunità e un arrangiamento a una realtà mutevole. Potrebbero sfruttare la loro capacità di rimanere tranquilli ed ascoltare gli altri agendo con intuizione e lucidità nelle situazioni mantenendo il contatto con la realtà integrando interno e esterno.

La saluto cordialmente

D.ssa Alessandra Calvario


Salve, siamo una coppia di genitori che non dorme da quasi due settimane a causa del nostro bambino di dieci mesi che la notte ci tiene svegli.

Le abbiamo provate tutte persino il classico giretto in macchina e farlo stancare di giorno. L'unico modo per farlo dormire è nel lettone in mezzo a noi. Tuttavia ci hanno consigliato di resistere perché altrimenti si abitua e poi non possiamo più avere la nostra intimità di coppia che vorremmo preservare. Pensiamo sia quindi un bisogno di coccole e presenza però ci chiediamo anche come possa essere giusto esagerare in questo per un futuro.

Grazie


Gentile lettore,

Questo periodo dello sviluppo dei figli è normalmente faticoso per i genitori, ci possono essere perplessità sia per quanto riguarda le giuste e utili modalità di gestire il sonno dei propri figli.

Talvolta ci si trova costretti a giungere a compromessi pur di riposare, in modo tale da “sopravvivere” alla fatica, a discapito dei propositi che si hanno in merito alla costanza per sviluppare le consone abitudini nei figli.

Ogni bambino è una realtà a sé e così ogni dinamica familiare ed ogni genitore in cui si intrecciano bisogni emozioni ed affetti molto forti degli uni e degli altri . Il consiglio di abituare i bimbi a dormire da soli ha un buonsenso comune, ma dovrebbe essere declinato nel modo più opportuno, considerando i momenti i periodi diversiconsiderando che poi può diventare una modalità difficile da cambiare e che nel tempo potrebbe diventare complicata da gestire.

Diverso potrebbe essere se avesse 4 o 5 anni, ma a dieci mesi non mi sentirei di “prescrivere” con troppa rigidità questa disciplina per abituare a dormire nel lettino il bimbo. Si potrebbe incominciare con il farlo addormentare nel lettone per poi spostarlo nel lettino una volta addormentato. Chiaramente sarà un’operazione da ripetersi durante la notte il che per i primi tempi non migliorerà di molto il vostro riposo, ma rappresenta un piccolo compromesso tra i desideri del bimbo e vostri.

La cosa importante in ogni caso è spesso quella di non farsi turbare da quelle che si pensano essere le corrette abitudini per le varie fasi di crescita: spesso e volentieri sono scritte sulla carta e messe in pratica molto molto meno! Certo è che il vostro riposo ha una certa priorità anche e soprattutto funzionale alla cura del bimbo, Quando si tratta di bimbi in salute e in condizioni ambientali sane e serene, con il tempo e naturalezza ogni passaggio viene raggiunto.

Per quanto riguarda l’intimità di coppia è una conseguenza che va di pari passo con il sonno del bimbo almeno per i primi tempi, dunque inevitabilmente potreste trovarvi ad approfittare dei momenti in cui il bimbo si è addormentato, è stato trasferito nel lettino e sta ancora resistendo prima di svegliarsi!

Col passare del tempo questi momenti saranno sempre più frequenti e sempre più lunghi.

Ecco perché per i genitori è importante riuscire ad operare un processo di Aggiornamento al nuovo assetto familiare trovando quali aspetti della vita familiare sono disposti a cedere e quali invece difendere.

Ecco come:

1 chiedetevise siete disposti a sacrificare l’intimità. Se no, che soluzioni si possono trovare? Se sì, per quanto?;

2 considerare i vostri modi di pensare alle cure di un figlio. Può capitare che i genitori ne abbiano di diverse. Quale seguire? Oppure trovare un compromesso, ma entrambi devono seguire quella poi concordata. E’ possibile anche delegare (c’è chi è più bravo a farlo addormentare e chi a cambiarlo, nessun problema, è una risorsa familiare da sfruttare senza competizione né obblighi);

3 lasciate affiorare le vostre emozioni e fantasie, accettate quelle del partner che, anche se diverse legittime, vi aiuteranno a generare idee (insight) e soluzioni nuove

Restando a disposizione vi ringrazio per la fiducia nel rivolgervi al Servizio,

Dr.ssa Fabia Pietersen


14/02/2018

Sono la mamma di una bambina di 16 anni. Quest'anno ha cambiato scuola perché per motivi di lavoro ci siamo dovuti trasferire in un'altra città ( da Bologna siamo andati a Roma). Vedo mia figlia che fa grossa fatica ad integrarsi nella nuova classe e a farsi nuovi amici, mi dice che vorrebbe tornare a vivere dove abitavamo prima, ma non è possibile. Prima non aveva moltissime amiche però non ha mai avuto grossi problemi. Avete qualche consiglio? Grazie 


Gentile utente,

la ringraziamo per averci contattati.

La fatica che lei riscontra in sua figlia credo possa essere definita normale dato il cambiamento avvenuto da un ambiente conosciuto ad uno nuovo ed in quanto tale da scoprire, altrettanto in linea con la fatica provata trovo la richiesta di voler tornare dove abitavate prima.

Riconoscere e far notare le difficoltà riscontrate dalla ragazza nell’adattarsi al nuovo ambiente. Aprire un dialogo su questo potrà aiutarla a generare dei punti di vista nuovi conducendola verso un atteggiamento di apertura verso l’esterno, perché supportata. A questo potrebbe sostenerla nel riconoscimento dei suoi punti di forza e di debolezza, senso di adeguatezza al contesto, pensieri che le genera e magari proporre il proprio punto di vista come visione esterna.

Potrebbe essere opportuno incentivare la ragazza a partecipare a iniziative proposte dal gruppo classe per aumentare le possibilità di interazione e condivisione, così come spronarla alla scelta di uno sport o un hobby per agevolare nuove amicizie. E’ importante che voi genitori accogliate il disagio della ragazza riconoscendo la sua fatica. Offrendo però anche lo spazio per delle soluzioni. Il disagio del resto è una forma di richiesta d’aiuto. Nel caso di sua figlia sembra aver bisogno anche di una registrazione emozionale che le permetta di percepire la nuova situazione in modo il più possibile utile.

Dare significato a comportamenti magari per lei nuovi, comprendere le proprie emotività le permetterà di attivare la propria resilienza emotiva che potrebbe così attivare anche quella di contesto. Porvi in una posizione di accoglienza e contenimento vi consentirà di aprire uno spazio di confronto nel quale la ragazza avvertirà di essere compresa e riconosciuta con i suoi bisogni ed esigenze. Successivamente potrà trovare, magari anche insieme a voi genitori, nuove strategie e soluzioni per arrangiarsi nel nuovo ambiente e “vita”.

Dr.ssa Stella Tessicini



05/02/2018

Buongiorno sono il papa' di una bimba di 10 anni ... con la mamma ci troviamo ad affrontare la prima crisi probabilmente un inizio di adolescenza ... la bambina e' bravissima a scuola frequenta la 5 elementare.. sensibilissima e sembra gia' una piccola adulta(anche fisicamente) ha pero' delle difficolta' nella pratica dello sport ... per mancanza di coordinazione e per il fatto di essere in sovrappeso ....questo le comporta ansia e complessi riguardanti il suo peso....la sua capacita' rispetto alle sue compagne e sensazione con conseguente delusione di non gratificare noi genitori .....pratica pallavolo da due anni (dopo aver fatto un anno di atletica e una prova di judo) e dice di voler continuare per stare insieme alle sue compagne (che ogni tanto sottolineano con degli scherzi la sua poca abilita')e vederla nervosa e insoddisfatta alla fine degli allenamenti ci preoccupa molto ..... vorremmo aiutarla ma temiamo di attuare qualche comportamento che potrebbe peggiorare la situazione ...... la ascoltiamo molto ma la situazione le pesa molto.... pensavamo di aiutarla con allenamenti da fare insieme a noi genitori in modo da farle perdere un po' di peso abbinati magari ad una più corretta alimentazione consigliata da una nutrizionista ......cosa consigliereste?

grazie mille e complimenti per l'ottimo servizio


Gentile lettore,

Grazie per la Sua fiducia nel rivolgersi al ostro servizio.

Mi piacerebbe cominciare considerando la buona partenza da parte vostra di genitori, nel dare il giusto interesse e rilievo al momento di possibile disagio di vostra figlia.

Purtroppo momenti di questo tipo in età preadolescenziale ed adolescenziale sono piuttosto frequenti e fastidiosi. Proprio per questo tuttavia, p buona cosa non sottovalutarli né viverli con exccessivo llrme rischiando di amplificare un periodo di “passaggio” poco piacevole.

Certamente la vostra intenzione di accompagnarla in un percorso di attività fisica e riadattamento dell’alimentazione con il supporto di una professionista è consigliabile ed adatta. Essendoci dei fattori per così dire oggettivi, di sovrappeso e di scarsa coordinazione, agire su di essi potrebbe infatti essere la principale strategia che permetterebbe a tutti gli altri aspetti più emozionali e psicologici di assestarsi più agevolmente.

Vostra figlia stessa si accorgerà che acquistando maggior confidenza e agilità guadagnerebbe in benessere tanto fisico quanto psicologico

Parallelamente a questo tipo di “intervento” potrebbe essere un argomento affrontabile quello del suo desiderio di proseguire con la pallavolo principalmente per la compagnia delle sue amiche (fattore di interesse, sì, ma mi sembra di capire anche di disagio date le loro battute poco incoraggianti).

Prima cosa dovrebbe essere la passione nel tipo di attività che svolge, a seguire il reale piacere di condividerla con le amiche. Un nuovo contesto entro il quale sperimentarsi ex novo, portando avanti l’attività fisica, il nuovo regime alimentare e una nuova esperienza potrebbe essere una nuova entusiasmante avventura nella quale divertirsi e riscoprirsi.

Questo permetterebbe sia di portare avanti il nuovo stile di vita con più energia, sia di accusare di meno l’eventuale “stress” che potrebbe conseguirne.

Come dite, siete già molto propensi all’ascolto, e questo è un elemento decisivo e fondamentale, quindi per quanto riguarda la consapevolezza della bimba in merito al vostro supporto non ci sono particolari dubbi.

Il margine di azione allora è appunto quello dell’interazione tra pari e la progressiva consapevolezza del proprio corpo con relativi punti di forza e di debolezza.

Si potrebbe dunque cercare di ricondurre la sua attenzione sul reale divertimento nello svolgimento dell’attività, non dimenticandosi che lo scopo principale è quello, non l’eccellenza e la perfezione assoluta (peraltro quasi impossibile per chiunque) e sottolineare che una possibile restrizione o modifica nella dieta sia utile per il benessere e non un obbligo cui adempire per correggere una eventuale inadeguatezza. Questo è un pensiero che talvolta fa capolino nella mente delle bimbe e ragazze in questa fase dello sviluppo.

Resto a disposizione ringrazio nuovamente,

Dr.ssa Fabia Pietersen


24/01/2017

Salve ,
            siamo i genitori di due gemelli di 10 anni. Con loro è sempre stato piuttosto impegnativo perché sono davvero molto uniti, ma delle  volte avremmo necessità di "separarli". In particolare quando li dobbiamo lasciare ai nonni. I nostri genitori infatti, hanno tutti case molto piccole e per motivi diversi non se la sentono di accudire due bambini insieme così la soluzione sarebbe che dei nonni ne tangano uno e degli altri un altro.

Abbiamo provato, ma piangono e si disperano quando accade. Perché fanno così? Gli abbiamo spiegato il motivo, che li andiamo a riprendere, che è temporaneo, ma niente, entrambi fanno i capricci con il risultato che nessuno adesso ce li vuole tenere e abbiamo dovuto appoggiarci ad una baby sitter che venga a casa  nostra ma per noi è molto oneroso. Non sappiamo come gestire la cosa. Vi chiediamo aiuto. 

Grazie, cordialità 

Gentilissimi grazie per averci scritto. Dalle vostre parole emerge una richiesta di aiuto relativa a quella che, al di là del capriccio, sembra essere la gestione educativa e quotidiana di due figli identici. La nascita di gemelli è un grande evento ma da subito si presentano difficoltà di gestione economica, familiare e relazionale. La loro relazione è unica e inizia già nella vita fetale. Essi sono in continua interazione e ciò condiziona il reciproco sviluppo fisico e ps

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Nullam porttitor augue a turpis porttitor maximus. Nulla luctus elementum felis, sit amet condimentum lectus rutrum eget.








<!-- Global site tag (gtag.js) - Google Analytics -->
<script async src="https://www.googletagmanager.com/gtag/js?id=UA-131938835-1"></script>;
<script>
  window.dataLayer = window.dataLayer || [];
  function gtag(){dataLayer.push(arguments);}
  gtag('js', new Date());

  gtag('config', 'UA-131938835-1');
</script>